Zöggeler spinge il suo team: «Hanno le qualità per vincere, vietato sbagliare in partenza»

L’intervista al direttore tecnico della nazionale di slittino: «La spinta iniziale e le prime curve sono fondamentali per fare medaglia»

Alessandro Michielli
Armin Zöggeler, pluricampione olimpico e oggi direttore tecnico della nazionale italiana di slittino, allo Slidingcentre
Armin Zöggeler, pluricampione olimpico e oggi direttore tecnico della nazionale italiana di slittino, allo Slidingcentre

Armin Zöggeler, ex slittinista e oggi direttore tecnico della nazionale italiana di slittino, è tra i più grandi campioni della disciplina ritenuta la Formula 1 del ghiaccio. L’altoatesino, pluricampione olimpico, ha vinto il bronzo a Lillehammer 1994, l’argento a Nagano 1998, l’oro a Salt Lake City 2002, l’oro a Torino 2006, il bronzo a Vancouver 2010 e il bronzo a Sochi 2014.

Con queste sei medaglie consecutive in sei edizioni diverse dei Giochi, Zöggeler è stato il primo atleta nella storia olimpica a salire sul podio in sei Olimpiadi individualmente nella stessa disciplina. «Fare il direttore è molto diverso», dice il campione altoatesino. «Da atleta è stato più facile: lì pensavo solo a me stesso, mentre qui devi pensare a tutta la squadra in maniera compatibile. Ma mi piace, è un bel ruolo. Gli atleti stanno molto bene, nelle ultime gare di Coppa erano in forma. Ora iniziano le grandi gare dei Giochi ed ho la fortuna di avere uno staff ottimo».

Armin, come si vince una medaglia ai Giochi?

«Parte tutto dalla preparazione atletica estiva: è la base per fare bene durante la stagione. Anche i primi test sul ghiaccio sono importanti, soprattutto per trovare il feeling con il materiale. Poi devi studiare benissimo la pista olimpica, centimetro per centimetro».

E se uno sbaglia, come si salva la gara?

«Se ti rendi conto di essere fuori dalla linea ideale, devi avere subito ben chiaro cosa fare per entrare di nuovo sulla traiettoria giusta».

Quale è stata la sua medaglia olimpicapiù importante?

«Sono state tutte molto belle, la prima a Lillehammer 1994 non me l’aspettavo, avevo 20 anni. Poi ovviamente quella di Torino 2006, dove c’erano tante pressioni. I giornali scrivevano “La medaglia più sicura è Zöggeler”. Da quel momento non ho più seguito le news».

Come preparate gli atleti alle gare?

«Facciamo gli allenamenti e diamo le prime indicazioni con le radio. Dopo i test facciamo una video analisi insieme ai ragazzi, dove io posso spiegare come sono andati. È molto importante: quando il tecnico vuole spiegare una linea, l’atleta ha bisogno di vedere come è andato. Solo così si capiscono come andare il giorno dopo».

Su cosa vi concentrate?

«Valutiamo insieme la linea, la posizione del corpo, l’uscita e l’entrata curva, l’aerodinamica».

Cosa dobbiamo aspettarci dai nostri atleti?

«Nel singolo maschile abbiamo tutti i nostri ragazzi pronti, hanno fatto risultati importanti. In particolare, ci aspettiamo grandi cose da Dominik Fischnaller».

Quali sono le squadre più temibili?

«Austriaci, tedeschi e lettoni sono fortissimi: quindi non sarà facile, bisogna presentarsi in forma fisica e mentale. Ci aspettiamo molto anche nel doppio femminile, con il team di Andrea Vötter che ha avuto di recente una brutta rovesciata. Questo non aiuterà mentalmente le atlete, ma mi sembra che abbiano fatto un passo avanti e si siano lasciate alle spalle l’incidente. Hanno ottime possibilità di salire sul podio. Bene anche il doppio maschile, i tempi dei nostri atleti sono migliorati molto».

Sliding centre, che pista è?

«Non devi sbagliare all’inizio, devi essere molto pulito. Se sbagli nella parte iniziale non va bene, diventa molto difficile recuperare».

Quanto è importante la spinta?

«Molto, molto e molto».

La nuova pista di Cortina darà un futuro al movimento?

«Si è importantissima per l’allenamento e per testare i materiali e soprattutto per il futuro. Abbiamo già visto che in questa stagione, nelle poche volte che siamo riusciti ad allenarci a Cortina, siamo migliorati molto. Adesso, pensare di venire a Cortina più spesso per fare crescere il movimento è bello. E non parlo solo del nostro, ma anche di bob e skeleton. Andiamo nelle scuole a presentare il nostro sport: vogliamo creare un club per dare ai ragazzi la possibilità di fare i primi passi nel nostro mondo».

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