La magia della Ferrari alla cerimonia di Torino 2006

Il pilota montebellunese Luca Badoer che disegnò i cinque cerchi sgommando sulla F2005: «Prima della performance solo tre prove, sentivo che nulla potesse andare storto»

Niccolò Budoia
La performance di Luca Badoer, alla guida della Ferrari F2005, alla cerimonia di apertura dei Giochi olimpici invernali di Torino 2006
La performance di Luca Badoer, alla guida della Ferrari F2005, alla cerimonia di apertura dei Giochi olimpici invernali di Torino 2006

Fu una cerimonia indimenticabile. Vent’anni fa il Presidente Carlo Azeglio Ciampi proclamò aperti da Torino i Giochi olimpici invernali di Torino 2006. La serata si aprì con Jury Chechi, quindi fu la volta degli atleti dei 79 Paesi rappresentati ai Giochi. Molti ricordano la lettura della Commedia da parte di Giorgio Albertazzi, la danza di Roberto Bolle, l’ingresso della bandiera olimpica portata fra le altre da Sophia Loren e Manuela Di Centa, l’accensione del braciere olimpico a opera di Stefania Belmondo, quindi le note del Nessun dorma e la voce inconfondibile di Luciano Pavarotti.

Ma nessuno, proprio nessuno, può scordarsi un altro passaggio di quella sera: la Ferrari F2005 che appare nello Stadio Olimpico, i meccanici del Cavallino che montano pneumatici e musetto brandizzato Torino 2006, e poi la Rossa che disegna i cinque cerchi olimpici in un Olimpico avvolto dalla musica del V10 di Maranello. Alla guida quella sera c’era il montebellunese Luca Badoer, pilota collaudatore della Ferrari degli iridi a ripetizione, che ha ancora addosso l’emozione di quella sera.

Badoer, poteva andare tutto storto quel giorno. Che ricordi ha?

«In realtà abbiamo fatto tre prove prima della serata della cerimonia, e onestamente non c’erano molte cose difficili. Era stato steso un fondo apposito, simile all’asfalto e che dava il giusto grip per fare i cinque cerchi olimpici».

Com’erano andate le prove?

«Già dalla prima non c’erano state difficoltà particolari. Chiaro che però fare le prove con lo stadio vuoto e invece entrare in uno stadio pieno, con 35 mila persone, è stato un impatto emotivo forte».

Che ricordi ha?

«Ricordo di aver visto le teste degli atleti alla mia altezza, perché il palco era rialzato rispetto al suolo. Solo dopo ho pensato a cosa sarebbe successo che qualcosa fosse andato storto... (sorride, ndr) È andato tutto bene ed è stata una serata storica, con una Ferrari sul palco e con attorno quell’atmosfera. Sarà difficile fare di meglio».

Si ricorda chi le disse che c’era da andare a Torino ad aprire le Olimpiadi?

«No, ma non ricordo nemmeno che qualcuno abbia detto nulla di che. Siamo stati tutti molto professionali, anche se l’emozione era grande».

E quando glielo dissero, cosa pensò?

«Accolsi la notizia con grande entusiasmo, senza dubbio: peraltro ero stato anche tedoforo, quando la torcia passò per Maranello».

Lo chiesero anche a Michael Schumacher e Felipe Massa, gli altri piloti Ferrari nel 2006?

«Non lo so sinceramente. Penso l’abbiano fatto fare a me perché ero un pilota italiano della Ferrari che apriva i Giochi italiani, ma è una mia idea».

Quel momento è diventato indimenticabile.

«Ci credo. C’era una Ferrari sul palco davanti a quasi 40 mila persone, era scritto che ce ne si sarebbe ricordato per sempre. Ne stiamo ancora parlando, infatti».

Si ricorda cosa fece quella sera, dopo i cinque cerchi?

«No, penso di aver assistito a una parte della cerimonia ma sono quasi sicuro di non averla potuta vedere tutta. Eravamo in tanti, anche».

Quanti?

«Penso una cinquantina fra meccanici e ingegneri. C’era mezzo test team, dall’ingegner Luigi Mazzola che era il test team manager al direttore sportivo Stefano Domenicali. E poi in tribuna c’era il presidente Luca Cordero di Montezemolo, molto soddisfatto di com’era andata».

Quale fu l’eco di quella sera?

«Per Ferrari fu un evento molto importante, più di vincere un Gran Premio. E poi è stato molto importante anche per me: eravamo in mondovisione e la gente quasi non se l’aspettava. Le prove erano state fatte in gran segreto, e non c’era la certezza matematica che alla fine l’esibizione si facesse».

E adesso cosa prova a riguardare quelle immagini?

«È emozionante, più che mentre lo facevo vent’anni fa: avevo tutto sotto controllo allora, dovevo eseguire qualcosa che avevamo già provato. Si trattava di fare delle sgommate, per quanto importante fosse, era semplice».

Ma ora ci sono vent’anni di distanza.

«E rivederlo fa impressione. Il suono del V10 Ferrari che rimbomba nello stadio, e senza la concentrazione che avevo in quei momenti l’emozione è forte. È capitato anche a me di vederlo sui social».

Ha qualche ricordo tangibile di quella sera?

«Ho tenuto il casco e la tuta di quella sera e la fiaccola olimpica che ho portato a Maranello. Casco e tuta erano stati fatti apposta, rossi e senza sponsor ma con la scritta Torino 2006. Sono bei cimeli, di sicuro unici al mondo».

È stato coinvolto nelle Olimpiadi di quest’anno?

«Non mi hanno chiesto di fare il tedoforo, no. Però con l’azienda di famiglia, la Badoer Infissi, abbiamo lavorato insieme al Cev per fornire i serramenti del Villaggio Olimpico di Milano. Anche quella è stata una bella soddisfazione, direi». 

E adesso, questa cerimonia come sarà? Potrà eguagliare quella di Torino?

«Non credo possa esserci qualcosa di simile. Se sul palco non tornerà la Ferrari, per quanto bella possa essere la cerimonia dubito ci potrà mai essere qualcosa di così impattante. Ma staremo a vedere».

Riproduzione riservata © il Nord Est