Malinin, il re del ghiaccio che sposta i limiti del pattinaggio
Al Ice Skating Arena di Milano, l’atleta americano ha rivoluzionato il pattinaggio artistico con un quadruplo Axel perfetto e un backflip spettacolare, conquistando il pubblico e segnando una nuova era olimpica

Il ghiaccio Ice Skating Arena di Milano sembrava respirare con lui. Ogni spinta di lama sollevava un boato, ogni atterraggio netto strappava applausi che salivano come onde. Ilia Malinin non ha semplicemente pattinato. Ha incendiato il pubblico. Ha trasformato una prova olimpica in uno spettacolo totale, dove tecnica estrema e presenza scenica si sono fuse in una delle esibizioni più memorabili di questi Giochi olimpici.
Domani è probabilmente destinato a replicarsi per l’evento conclusivo a medaglia, con la prestazione libera di pattinaggio di figura in singolo.
Il momento simbolo è arrivato a metà programma. Una rincorsa rapida, il busto che si apre in avanti, poi il decollo. Il quadruplo Axel. Quattro rotazioni e mezzo in aria, un salto che per decenni era rimasto ai margini dell’immaginabile. Malinin lo ha chiuso con una precisione chirurgica, senza sbavature, proseguendo la coreografia come se fosse un passaggio qualunque. In tribuna si sono alzati in piedi. Non per educazione. Per istinto.

Pochi secondi dopo, la mossa che ha trasformato l’arena in una bolgia: il backflip. Una capriola completa all’indietro sul ghiaccio, eseguita con la naturalezza di un acrobata. Non solo virtuosismo. È il segno di una nuova generazione che spinge il pattinaggio oltre i confini tradizionali, portandolo in una dimensione atletica mai vista prima. Anche il campione di tennis Novak Djokovic, dagli spalti, è rimasto a bocca aperta davanti allo spettacolo.

E poi le combinazioni di quadrupli. Lutz, toe loop, salti in sequenza che richiedono velocità, controllo dell’asse corporeo, lucidità assoluta dopo minuti di sforzo. È lì che Malinin ha scavato il solco con gli avversari. Non con l’eleganza soltanto, ma con una potenza tecnica che oggi non ha eguali.
Il pubblico italiano lo ha capito subito. Ogni passaggio veniva accompagnato da un crescendo di voci. Alla chiusura del programma, le braccia al cielo, l’urlo liberatorio, la standing ovation lunga, continua, quasi ostinata. Milano Cortina ha trovato il suo idolo globale.

Dietro quella sicurezza c’è una costruzione paziente e durissima. Al suo fianco, da anni, lavora Rafael Arutyunyan, allenatore noto per l’approccio senza sconti, per la cura maniacale dei dettagli biomeccanici, per una preparazione mentale che non concede alibi. È lui ad aver trasformato l’audacia di Malinin in una macchina competitiva capace di reggere pressioni olimpiche e ambizioni fuori scala.
Ma il pattinaggio, per Ilia, è anche una questione di sangue. Figlio di due ex campioni, Tatiana Malinina e Roman Skorniakov, è cresciuto sulle piste di ghiaccio, respirando la disciplina prima ancora di comprenderla. Dai genitori ha ereditato tecnica, ferocia agonistica, lucidità nei momenti decisivi. Dal suo carattere ha aggiunto l’assenza di paura.
La sua carriera è esplosa giovanissimo, tra record tecnici e programmi che hanno riscritto le possibilità del pattinaggio moderno. Prima ancora delle Olimpiadi era già diventato il primo atleta della storia a completare con successo il quadruplo Axel in gara. Poi la progressione continua: più quadrupli nello stesso programma, maggiore pulizia, maggiore resistenza fisica.
In questa edizione dei Giochi ha confermato tutto. Dopo qualche incertezza nelle prove di squadra, nella gara individuale ha alzato il livello come fanno i campioni veri: quando conta. Senza risparmiarsi. Senza semplificare. Puntando dritto al massimo.
Molti prima di lui avevano dominato un’epoca, come Nathan Chen, che aveva portato i salti quadrupli al centro della disciplina. O Terry Kubicka, che per primo nel 1976 aveva portato il backflip alle Olimpiadi, mossa da allora rimasta bandita fino ad oggi.
L’esibizione di Malinin a Milano Cortina resterà come uno spartiacque. Non soltanto per i punteggi (ha portato a casa un 108.16, a oltre 5 punti dal secondo). Ma per l’energia sprigionata, per il modo in cui ha trascinato l’arena, per quella sensazione netta che il pattinaggio artistico stia entrando in una nuova era atletica. —
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