Di Centa, vent’anni fa i due ori: «Ora lavoro duro per un podio da skiman»

Da atleta a tecnico e di nuovo in pista con il biathlon. L’intervista a uno dei campioni che ha fatto la storia delle Olimpiadi invernali di Torino 2006

Antonio Simeoli
Giorgio Di Centa in trionfo all’arrivo della 50 km delle Olimpiadi invernali di Torino 2006
Giorgio Di Centa in trionfo all’arrivo della 50 km delle Olimpiadi invernali di Torino 2006

«Non voglio tirare fuori quello che ho fatto, non voglio essere pesante. Faccio il mio e cerco di farlo bene». Parola di uno skiman della nazionale italiana di biathlon – Giorgio Di Centa – che domenica 8 febbraio alle 14.05 con l’agguerrita staffetta mista del poker Hofer-Giacomel. Vittozzi e Wierer comincerà ad Anterselva la sua avventura alle Olimpiadi. Dietro gli atleti una squadra di tecnici, fisioterapisti e, appunto, skiman che spesso fa un lavoro oscuro ma fondamentale per ottenere i risultati.

Giorgio, ci raccontila vita delloskiman?

«Ci alziamo presto, anche alle 5 del mattino quando ci sono le gare, altrimenti un po’ più tardi. Andiamo ai campi di gara per preparare gli sci, lavoriamo ore e ore sul camion-officina, testiamo i materiali, facciamo sì che gli atleti possano andare più forte possibile. Mi piace, ho fatto la gavetta nel Gruppo sportivo Carabinieri seguendo le gare di Coppa Italia, poi sono tornato alla Nazionale, alla Coppa del mondo. E alle Olimpiadi».

Eccola la vita degliskiman. Giorgio, 53 anni carnico di Paluzza, la racconta benissimo. Con l’umiltà del… campione. Perchè Giorgio di cognome fa Di Centa. In cinque edizioni di fila ai Giochi, da Nagano

1998 a Sochi 2014, ha vinto due medaglie d’oro proprio 20 anni fa a Torino 2006 e un argento nello sci di fondo. Ah, sua sorella Manuela, che lo premiò allo stadio Olimpico proprio a Torino, dai Giochi in carriera ha portato a casa due ori,altrettanti argenti e tre bronzi. Ora Giorgio deve far volare glisci alla Nazionale di biathlon.

Il segreto del vostro lavoro?

«Si chiama squadra, siamo in sei, tre preparano gli sci facendo la “riga” di giornata e altrettanti li testano provando nuovi materiali. Ognuno di noi ha atleti da seguire. Ame è sempre piaciuto il lavoro manuale.Testiamo decine e decine di sci, i materiali sono fondamentali».

I materiali sono cambiati rispettoai suoi tempi?

«C’è stata una rivoluzione copernicana da quando hanno tolto il fluoro dai prodotti. Senza fluoro la vita di officina va molto meglio, abbiamo ancora le mascherine ma ci sono molti meno rischi».

Immaginiamo come la guarderanno con devozione i suoi colleghi...

«Per nulla. Qui si lavora sodo, chi è qui è arrivato perché ha passione e lavora duro. Le mie vittorie sono il passato. Siamo una squadra. Poi, certo, se un atleta mi chiede un consiglio glielo do volentieri».

Il momento più bello della giornata?

«Quando ci troviamo tutti insieme di sera, con gli atleti siamo una bella squadra vincente. Cerchiamo di non parlare solo di sport, ma anche di quello che succede in giro per il mondo».

E le gare dove le seguite? In pista?

«Macché! A lavorare sul camion. Per fortuna da qualche stagione abbiamo una vera e propria officina mobile con centinaia di sci da preparare anche oltre 300. Mentre prepariamo i materiali guardiamo la gara in tv. E soffriamo».

Lei ha smesso nel 2017, poi?

«Nel Gruppo sportivo Carabinieri, fondamentale nella mia carriera, ho cominciato a lavorare come skiman. Quattro anni di esperienza nelle gare minori».

Un bi-campione olimpico che fa la gavetta.

«Il minimo. Fondo e biathlon nelle gare in giro per l’Italia.Poi, però, ho sentito il richiamo delle grandi competizioni e sono ritornato a lavorare per la nazionale».

Sua moglie Rita come ha reagito?

«Male, abbiamo quattro figli, ero già stato in per il mondo per più di vent’anni».

A Vancouver 2010 ha fatto anche il portabandiera.

«Che orgoglio».

Giorgio, ci si aspetta tanto dalla nazionale di biathlon...

«Calma. Il segreto sarà la capacità di fare gruppo tra personale, atleti e allenatori di tiro, oltre alla precisione al poliono e buoni materiali. Ma c’è una cosa fondamentale, specie nel biathlon».

Quale?

«La capacità di fare tutto in armonia, di non creare tensioni».

Si allena ancora?

«Il minimo. Ma un’ora e mezza al giorno scio per provare i materiali...».

Mica un tester qualsiasi.

«Faccio del mio meglio».

Sua figlia Martina è riuscita a qualificarsi alla seconda Olimpiade nel fondo e da domani sarà in gara nella 10x10 skiathlon.

«Ha lavorato duro, sono felice abbia coronato il suo sogno di gareggiare nei Giochi in casa, spero facciabene. Magari nella staffetta arriva anche un bel risultato».

Già, le Olimpiadi in casa. Lei proprio vent’anni fa a Torino vinse due ori...

«E adesso spero nella prima medaglia da tecnico».

Poi?

«Mi mancano quattro anni alla pensione...».

Giusto un altro quadriennio olimpico.

«Già, ma non lo scrivere, sennò chi lo spiega a mia moglie?».

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