Giochi, effetto boomerang: «Meno 30 per cento di sciatori e gli hotel semivuoti fuori Cortina»
Lezuo, del Consorzio Fodom di Arabba: «Mai così pochi turisti da 20 anni». Federalberghi: «È stata sbagliata la promozione, qualche testa dovrà cadere»

Le Olimpiadi, si sa, allontano i turisti tradizionali dalle città in cui si svolgono, semmai li moltiplicano negli anni successivi. Ma questa prima settimana a cinque cerchi non era immaginabile con gli alberghi e le piste meno frequentati di sempre.
«La settimana che precede l’ultima di carnevale non può registrare un -20 se non addirittura -30% di sciatori, come sta avvenendo in questi giorni – ammette Cristian Moretti, direttore di Alleghe Funivie -. Si sta verificando qualcosa di inspiegabile. Che le Olimpiadi non trainassero nel corso del loro svolgimento, questo lo sapevamo. Ma questo arretramento non è incoraggiante».
Gli albergatori sono preoccupati. Michela Lezuo è presidente del Consorzio Turistico Fodom di Arabba. «Per la verità - confessa – è da vent’anni che non riscontravamo la prima delle due settimane di carnevale così scarsa di presenze. Questo è destabilizzante».
Destabilizzante? «Sì, perché i turisti che sono andati altrove, magari per paura della “confusione” olimpica, non è detto che ritornino il prossimo anno».
Lezuo imputa i mancati arrivi, se non addirittura le disdette delle prenotazioni, ai rialzi dei prezzi annunciati l’anno scorso, taluni dalla dimensione abnorme, che «hanno appunto destabilizzato» l’ospite.
Arabba pulsa come il cuore del Dolomiti Superski, 1.200 chilometri di piste. Ieri mattina i social hanno rilanciato tante di queste piste completamente vuote. Marco Pappalado, direttore del superConsorzio, invita alla prudenza nell’analisi.
«Intanto va detto che, nonostante tutte le difficoltà, la stagione va bene, ad oggi ha un segno più, con percentuali d’incremento almeno a una cifra. E poi, per quanto riguarda le Olimpiadi, avevamo messo in conto una contrazione di presenze, tra l’altro perché tanti alberghi hanno dato accoglienza al personale dei Giochi».
Gli alberghi di Cortina, in questi giorni, hanno una copertura turistica superiore all’80% e si avviano al sold out per Carnevale. Ma ad Auronzo, come informa l’albergatore Roberto Pais Bianco, tra l’altro assessore municipale, non si va oltre il 60-70 per cento. «Tra l’altro si sperava di più negli stranieri, che invece sembrano aver preso paura di un’inesistente inaccessibilità olimpica. In verità – puntualizza – temo che il danno maggiore sia arrivato dalla speculazione sui prezzi».
Una nuova rilevazione di Altroconsumo certifica un calo medio nelle richieste di host e albergatori del 30%, nelle diverse località olimpiche, con punte del 75% a Cortina. Qui il costo medio per dormire durante un weekend olimpico si aggira ora poco sopra i 500 euro, contro i 2.078 euro rilevati a dicembre. Il prezzo risulta persino inferiore del 6% a quello di un normale fine settimana, quando prima era superiore del 261%.
Sempre a Cortina, gli Airbnb considerati costano in media circa 500 euro, contro i oltre 3.000 euro registrati a dicembre per gli stessi fine settimana dei Giochi, risultando ora leggermente più cari degli hotel. «E’ vero, ci sono camere ancora vuote, alla “periferia” del territorio olimpico. E’ anche vero, però, che tanti colleghi si dicono soddisfatti» puntualizza Walter De Cassan, presidente provinciale di Federalberghi.
E se nelle scorse ore Confcommercio Belluno ha ritenuto di dover avvertire – «ancora una volta» precisa il presidente Paolo Doglioni – che tutto è aperto, salvo le note restrizioni a Cortina, De Cassan denuncia che «è mancata una comunicazione corretta. E questo è grave. Adesso non vogliamo polemizzare, ma al momento di tirare i bilanci, la responsabilità deve venire alla luce. E se qualche testa ha sbagliato, deve cadere. Perché non si può sbagliare in presenza di un evento quali sono le Olimpiadi».
Esemplificando?
«E’ ovvio che tanti turisti italiani non si mettono in movimento per le Dolomiti – spiega De Cassan – se nel principale telegiornale sentono dire che le strade della provincia di Belluno sono state chiuse per motivi di sicurezza».
«Vogliamo dire fino in fondo la verità?» insiste Leandro Grones, albergatore, già sindaco di Livinallongo. «La Fondazione Mico, ancora due anni fa, ha prenotato quante più camere possibili, poi ne ha disdette un bel po’ e tanti colleghi si sono trovati in braghe di tela». Daniele Zandonella gestisce un albergo a Dosoledo, in Comelico.
«In questi giorni ho solo due ospiti, neppure olimpici. L’anno scorso ho rinunciato alle offerte dei tour operator perché ci si diceva che il mercato dell’ospitalità olimpica sarebbe stato redditizio. Solo un’illusione. Mi tocca aspettare carnevale. E riempio, a fine mese, con i campionati mondiali di triathlon, qui in Comelico. Alla faccia delle Olimpiadi».
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