Milano-Cortina, le Olimpiadi per ricchi: biglietti costosi e gli spalti restano vuoti
Che costassero molto lo si sapeva da un anno. Per la Combinata sulle Tofane riempito solo il 74% dei pochi posti a disposizione, alla Cerimonia di Milano erano rimasti invenduti i tagliandi vip da 700 euro. E anche muoversi è un problema. Christillin: «Prezzi micidiali, la pista da bob non sarà un’eredità»

Che costassero, e costassero molto, lo si sapeva ormai da un anno. Che l’effetto fosse quello di lasciare spalti vuoti, penalizzare il tifo azzurro e scontentare pure gli atleti in gara non era però così prevedibile: sono pur sempre le Olimpiadi.
Sofia Goggia: i biglietti cari sono un disincentivo

E invece ad esprimere tutto il malumore per un sistema che evidentemente ha scontentato un po’ tutti è stata proprio Sofia Goggia, l’ultima tedofora di Cortina, stella della nostra nazionale e già bronzo nella discesa libera di tre giorni fa: «In Coppa del Mondo c’è molto più pathos, chiaramente con tutte queste restrizioni olimpiche non è semplice venire qui logisticamente. Anche i biglietti costano molto di più, quindi c’è quasi un disincentivo a venire, tra virgolette», è stato l’affondo di ieri della campionessa, certo, probabilmente condizionato dalla caduta nella combinata che ha fatto svanire una possibile nuova medaglia.
Un po’ di numeri, tuttavia, confermano il timore della campionessa.
I numeri
Per la libera di domenica gli spettatori hanno lasciato vuoto un 10% di capienza. Ieri, 10 febbraio, i tifosi saliti sulle Tofane erano 2.729 su 3.691 posti (la gara era chiaramente di minore interesse), fermando l’affluenza al 74%.
La Coppa del Mondo di sci femminile a Tarvisio, a metà gennaio, ha visto circa 4.000-5.000 spettatori presenti nei giorni di gara: da qui il confronto impietoso fatto dalla Goggia.
Per il Super G femminile di domani, in cui la stessa Goggia spera nel podio così come l’altra azzurra Federica Brignone, l’accesso all’impianto delle Tofane costerà 220 euro per i biglietti di categoria A, 100 per il secondo livello. Mica bruscolini, pur essendo Giochi olimpici.
Rimanendo a Cortina, assistere a un turno preliminare di curling richiede una spesa fino a 100 euro, che diventano 150 se si vuole assistere a una gara che assegna le medaglie. Il risultato? Beh, non tanto diverso da quanto visto alle Tofane: se infatti l’effetto Mosaner-Constatini ha portato a ingrossare le gradinate del Cortina Curling Olympic Stadium in questi ultimi turni di torneo misto (e sì, pure l’eco di Snoop Dogg), al debutto azzurro di venerdì scorso il palazzetto era per metà vuoto.
A salvare il colpo d’occhio ci hanno pensato le scolaresche, vera manna per le telecamere spesso in difficoltà nel nascondere i vuoti tra il pubblico.
La cerimonia di apertura

Lo sanno bene pure i responsabili della Cerimonia d’Apertura di Milano, che per evitare la figuraccia in mondovisione – tipo 2,5 miliardi di spettatori davanti agli schermi – hanno dovuto rimodulare la distribuzione dei posti, evidentemente per coprire le fasce in cui gli invenduti erano troppi. E così è accaduto che chi si era dovuto accontentare dei biglietti di categoria D (ultimo anello, spesa 260 euro) si è ritrovato sistemato in una fascia decisamente migliore, ossia nel secondo anello che per l’occasione costava 700 euro.
Più di qualche spettatore ha dovuto riguardare più volte il proprio biglietto digitale temendo di aver sbagliato posizione e di occupare il posto di un altro. Per la cronaca, le altre due fasce costavano 1.400 e 2.026 euro.
Gli sconti per riempire San Siro
Più che un colpo di fortuna, va detto, l’upgrade è apparso quasi come un risarcimento per la beffa subita nelle ultime settimane: chi infatti è stato ligio e dedito, e ha acquistato i biglietti un anno fa all’apertura delle prevendite – ovviamente a prezzo pienissimo –, è stato subissato alla vigilia della Cerimonia di offerte, tra sconti del 50% per gli under e “compri due paghi uno” nelle più disparate formule, fino ai ticket da 26 euro offerti ai volontari e ai loro accompagnatori. Dieci volte in meno rispetto a quanto speso un anno fa. E c’è chi si è giustamente lamentato ufficialmente, scrivendo agli indirizzi di Milano-Cortina 2026: «Ci dispiace sapere del tuo disappunto; tuttavia desideriamo informarti che Milano Cortina 2026, come ogni organizzatore di eventi, può attivare promozioni e iniziative commerciali in base a specifiche esigenze organizzative e di mercato», la risposta dell’ente.
No problem. Ci si può sempre rifare andando a vedere le finali di short track a Milano. Il costo? Solo 450 euro (150, se ci si accontenta).
Gare per poche tasche e lo spauracchio navette

Cortina, l’Olimpiade esclusiva che esclude. Complici i prezzi faraonici, ma non è una novità, e complice il caos della logistica.
Navette dagli orari a interpretazione, che a volte dimenticano di arrestarsi alla fermata. La Ztl estesa all’intera città di Cortina, che costringe i tifosi a lasciare l’auto nei parcheggi esterni. A pagamento, e che prezzi: 40 euro a Longarone e San Vito.
Obbligatoria la prenotazione attraverso l’app delle Olimpiadi, del tutto antintuitiva e che funziona solo quando vuole.
E poi i prezzi in generale, si diceva: 8 euro per una lattina di birra a casa Svizzera, 7 per un calice di prosecco (in plastica) nelle venue olimpiche. E, sempre nelle venue, 12 euro per un panino con un pezzo di salsiccia e 8 per una fetta di sacher. Nell’area stampa, 4,20 euro per un brezel e tra i 4,30 e i 4,50 per un quadrato di crostata all’albicocca. Nei locali e negli alberghi della città, si sa, va ancora peggio. E allora non è difficile azzardare il motivo degli arrivi sotto le aspettative.
«Ormai le Olimpiadi ci sono e quindi tanto vale lavorare perché tutto vada per il meglio» concede Igor Ghedina, titolare dell’omonimo centro ottico, a pochi passi da piazza Dibona, «ma i turisti stranieri sono meno del solito. E i cortinesi stessi non escono di casa, per lo spauracchio del caos. Per me, che non vivo di turismo, gli affari non stanno andando bene».
I curiosi che, superato l’ostacolo della cattiva pubblicità, si azzardano ad avvicinarsi a Cortina in auto, rimangono sorpresi dalla viabilità assolutamente galoppante, verso una città esclusiva che allontana.
Per il resto, le strade sono il regno delle navette. Autobus Gran turismo, che viaggiano praticamente vuoti, solcando il Bellunese e l’Alto Adige in lungo e in largo. Non di rado, però, lasciando a piedi i malcapitati accreditati: volontari, giornalisti, operatori.
È il caso di una ragazza che lunedì scorso ha atteso più di due ore, oltre la mezzanotte, l’autobus che avrebbe dovuto portarla a Sesto. Di fronte agli occhi sbigottiti del volontario, collocato a Fiames, che ha visto la “sua” navetta passare, ma non fermarsi. —
Christillin: «Prezzi micidiali, la pista da bob non sarà un’eredità»

Evelina Christillin, a Torino 2006, lei era vicepresidente del Comitato organizzatore dei Giochi. Un primissimo bilancio di queste Olimpiadi?
«Posso parlare di ciò che vedo in televisione, da Torino. Le gare le guardo tutte e finora sono state accompagnate da un meteo fantastico, i risultati sono buoni: da spettatrice tv, non ho nulla da eccepire».
Sofia Goggia ha lamentato la scarsa presenza di pubblico a bordo pista, a causa di prezzi dei biglietti giudicati troppo alti...
«Ho regalato a mio nipote un biglietto per la gara di slalom maschile a Bormio. Per due biglietti, una camera d’albergo per due notti e due persone, ho speso 6.500 euro. Non credo che siano tanto le gare, ma gli alloggi ad avere costi micidiali. La questione è che, quando ci sono eventi di questo genere, tutti cercano di monetizzare: abbiamo visto cos’è successo con i biglietti per gli autobus di pendolari e studenti, passati da 2,50 a 10 euro. Ma così si rischia l’effetto contrario».
Venue olimpiche vuote?
«È chiaro che assistere a una gara a Cortina non è come fare lo stesso a Milano. In città è sufficiente prendere la metropolitana per andare ovunque. In montagna è tutto molto più complicato. C’è anche da dire che queste sono Olimpiadi “diffuse”: aspetto che complica molto la logistica, rispetto a Torino 2006».
Le polemiche sono tante, c’erano anche all’epoca dei “suoi” Giochi?
«Eccome. È sistematicamente così. Ma poi i Giochi muovono sempre qualcosa di impalpabile in ognuno di noi. Lo vediamo a Milano, dove i residenti prima scettici, adesso si mettono in fila per andare a vedere il braciere all’Arco della pace».
Si fa un gran parlare di legacy olimpica. Lo si faceva vent’anni fa, lo si fa oggi. Pensando a Torino 2006, dopo quanto tempo vi siete accorti effettivamente dell’eredità lasciata dai Giochi?
«La città ha completamente cambiato volto e ce ne siamo accorti subito. Noi e i turisti, che hanno iniziato a venire in massa. Sono stati fatti dei lavori importanti di restyling, sono state costruite strutture che prima non esistevano. Penso all’Inalpi Arena, che ora ospita la Atp Finals. Siamo stati la città dell’Eurovision, ospitiamo continuamente concerti anche molto grossi».
E poi le infrastrutture...
«Abbiamo rinnovato l’aeroporto, fatto lavori importantissimi sulle due autostrade che collegano Torino alle montagne. E poi l’Alta velocità, la metropolitana».
Però non si può non citare lo scheletro della pista da bob, skeleton e slittino a Cesana.
«Un fallimento totale, un disastro. Noi volevamo andare in Francia, ma governo e Cio ce lo impedirono. Quella pista è stata una catastrofe ambientale. Al giorno d’oggi, non è pensabile ripetere errori così».
Si riferisce alla pista costruita a Cortina?
«L’esperienza di Torino mi ha scottato tremendamente. Quindi, sì, se penso alla pista di Cortina, ho dei dubbi fortissimi riguardo al suo futuro. Certo, spero tanto di sbagliarmi». —
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