Il doping sulle Olimpiadi, mistero Letrozolo: cos’è il farmaco che ha fermato la biatleta Passler
La 24enne atleta del Gruppo sportivo carabinieri è stata sospesa per essere stata trovata positiva in un controllo a sorpresa effettuato dall’agenzia antidoping italiana: la sostanza vietata è quella che aveva portato alla squalifica della tennista Sara Errani

È vero, tecnicamente non è il primo caso di doping alle Olimpiadi, perché l’atleta è stata fermata prima di gareggiare a seguito di un controllo a sorpresa effettuato nelle settimane precedenti, e la speranza è che non ce ne siano di altri, ma lo stop dato dal Tribunale nazionale antidoping alla biatleta altoatesina Rebecca Passler è uno schiaffo cui i Giochi di Milano-Cortina, che partiranno venerdì con la cerimonia inaugurale a San Siro, avrebbero fatto volentieri a meno.
La 24enne atleta del Gruppo sportivo carabinieri è stata sospesa per essere stata trovata positiva in un controllo a sorpresa effettuato dall’agenzia antidoping italiana, la Nado Italia.
Vecchia conoscenza
La sostanza incriminata si chiama letrozolo, un inibitore dell’aromatasi di terza generazione utilizzato principalmente per trattare il tumore al seno nelle donne in post-menopausa.
Che ci facevano tracce di un farmaco del genere nelle urine di una 24enne sul punto di partecipare alle Olimpiadi dei suoi sogni? Un farmaco che serve a tenere alto il livello del testosterone indebolito dalle chemio e per cui non ci sono riscontri scientifici certi che possa alterare le prestazioni di un atleta? In attesa che provi a spiegarlo la biatleta, c’è un precedente legato all’antidoping che interessa un’atleta molto nota: la tennista olimpionica Sara Errani.
Vi ricordate la squalifica di due mesi data 9 anni fa all’oro di Parigi (con Paolini) nel doppio dopo un lungo contenzioso? Era il celebre caso dei tortellini. La tennista provò che era stata la madre malata, che utilizzava quel farmaco, a contaminare l’impasto dei tortellini. Contaminazione alimentare, dunque, e squalifica lieve.
La sospensione
Qui intanto il Tribunale antidoping: «ha provveduto a sospendere in via cautelare l’atleta Rebecca Passler (Fisi) per la violazione artt 2.1, 2.2; (sostanze riscontrate: Letrozole Metabolite Bis, Methanol)». Il Coni l’ha ovviamente esclusa dalla squadra olimpica.
I giochi in casa
E adesso? Vi sono due vicende che si intrecciano, quella umana e quella sportiva.
Rebecca Passler, passatempo la cura estetica del corpo, unghie e massaggi in primis, è la nipote del grande biatleta Johan Passler, due bronzi a Calgary 1988 in 4 edizioni dei Giochi disputate e tanto altro in bacheca. Ad Anterselva, da domenica con la staffetta mista, inizieranno le gare, e lui sarà uno dei centinaia di volontari al lavoro. Rebecca è proprio di Rasun di Anterselva, nata a pane e biathlon insomma. Per lei, dopo tanti allori nelle giovanili, era arrivata la convocazione per le Olimpiadi di casa, nel verso senso della parola, dopo una bella stagione di Coppa del Mondo con anche il 10° posto a Oberhof.
La staffetta
Già, i risultati. C’è un importante risvolto sportivo nello stop all’azzurra. Rebecca, per risultati, quest’anno è la terza biatleta della squadra italiana dietro alla sappadina Lisa Vittozzi e all’altra altoatesina Dorotea Wierer. Insomma, quella di mercoledì 18 febbraio nella sua pista e nel suo poligono, davanti alla sua gente, sarebbe stata la gara della vita: la staffetta femminile. Con due star come Vittozzi ed Wierer una medaglia era possibile. Adesso?
C’è un precedente incoraggiante per la squadra azzurra, in questi giorni in ritiro in val Martello per rifinire la preparazione. Il 14 gennaio in Coppa a Rupholding in Germania la staffetta finì seconda d’un soffio dietro la Norvegia, ma non c’era la Passler.
Insieme alla coppia di star Lisa-Doro si comportarono bene Hanna Auchentaller e Michela Carrara, tutte convocate per i Giochi. Insomma, Passler per la staffetta sulla carta era la riserva.
I tecnici valuteranno se sostituirla, magari con la 28enne valdostana dell’Esercito Samuela Comola, ottima ai recenti Europei. Ma, si sa, il biathlon è magnifico sport di gambe e soprattutto testa. E la nazionale, da cui l’Italia si aspetta molto ai Giochi, avrebbe fatto volentieri a meno di questo intoppo. Peggio di un paio di errori al poligono.
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