Amarcord Compagnoni: «L’Olimpiade è speciale. Con Tomba portammo lo sci in tutte le famiglie»

Parla la campionessa valtellinese: dai tre ori olimpici agli infortuni, dalla rinascita alle emozioni di seguire i Giochi in casa: «L’Olympia delle Tofane è una pista bellissima anche quando la fai da appassionato»

Lorenzo Soratroi
La valtellinese Deborah Compagnoni quando vinse l’oro in slalom gigante alle Olimpiadi di Nagano 1998
La valtellinese Deborah Compagnoni quando vinse l’oro in slalom gigante alle Olimpiadi di Nagano 1998

I tre ori olimpici, gli infortuni e la rinascita, le emozioni dei Giochi. Il tutto, aspettando di vedere se sarà proprio lei (con l’amico Alberto Tomba) uno degli ultimi due tedofori alla cerimonia inaugurale di venerdì sera, 6 febbraio. Deborah Compagnoni racconta la vigilia di Milano Cortina 2026.

Deborah, è la prima sciatrice italiana ad avere vinto una medaglia in tre edizioni delle Olimpiadi. Che cosa c’è di diverso in un’Olimpiade per un’atleta?

«È molto soggettivo, però in generale l’Olimpiade è l’obiettivo dello sportivo agonista. In ogni sport. Primo perché devi qualificarti tra i quattro prescelti della nazione per specialità. Poi perché, se sei fra i favoriti, vincere una gara alle Olimpiadi ha un valore diverso rispetto ad una normale. E ti cambia la vita. Perché l’Olimpiade diventa un fenomeno sociale, la guardano tutti e in tutto il mondo».

E quanta pressione ci sarà per gli atleti azzurri con l’Olimpiade in Italia?

«È una pressione che può essere anche positiva, perché c’è ad esempio la vicinanza del pubblico. Per qualcuno, invece, gareggiare lontano da casa toglie questo peso. Se penso allo sci alpino, comunque, devo dire che noi abbiamo atleti già esperti, come la Goggia, la Brignone o Paris. Poi il bello delle Olimpiadi è proprio che ci sono anche tutte le altre discipline. Io ad esempio ho avuto la fortuna di partecipare a quella di Lillehammer dove, da atleta, sono andata a vedere il fondo, il pattinaggio, l’hockey. Ed è stato molto bello».

Nella sua carriera non ha potuto partecipare ad un’Olimpiade in casa. Cosa pensa che avrebbe provato a gareggiare a Torino o a Cortina?

«Le gare alla fine sono uguali. Perché il tracciato e le piste quelle sono. È proprio quello che ci sta intorno alle Olimpiadi che rende la cosa particolare. Mi sarebbe piaciuto. Io non ho avuto questa opportunità, ce l’hanno adesso i nostri atleti. Ovviamente di tutte le discipline. E ne abbiamo tanti bravi. E poi non dimentichiamoci le Paralimpiadi».

Tre ori olimpici: Albertville nel 1992 in supergigante, Lillehammer in gigante nel 1994 e a Nagano nel 1998 ancora in gigante. Quale reputa la migliore?

«Mah, sono tutte belle. Tanti mi chiedono quale mi è rimasta più nel cuore. Più particolare la prima, proprio perché era la prima. Perché ero un’outsider, molto giovane. Era inaspettata anche per me stessa. Tra l’altro non partivo neanche tra le prime. È stata quella che poi ha dato l’avvio ad una carriera che mi ha portato a rivincere una medaglia olimpica per altre due volte. Quella in mezzo è stata bella per l’ambiente che c’era a Lillehammer. L’ultima è stata una conferma. Quindi tutte e tre molto belle».

Conosce benissimo Cortina, anche per aver vissuto molti anni nel Trevigiano. Ci racconti la bellezza e le insidie della Olympia delle Tofane.

«La bellezza la conoscono in tanti. Ancor più bello è poter scendere anche a livello turistico tra i due speroni di roccia in fianco allo schuss, al Duca d’Aosta. Passaggi iconici. La pista negli anni è stata allargata, modificata. Ma è sempre emozionante. È una classica delle gare di coppa del mondo femminile. In particolare per le discipline veloci. Io lì ho gareggiato in gigante. Poi non l’hanno più fatto. Alle Olimpiadi ci saranno tutte le discipline. Lo slalom forse è più facile, perché il pendio non è poi così complicato».

E’ stata capace di risorgere due volte da due gravi infortuni. La speranza è che lo possa fare anche Federica Brignone. Un piccolo consiglio quando gareggerà?

«È già stata bravissima a rientrare con così poco allenamento. Ma ha qualcosa in più, che è data sicuramente anche dalla parte caratteriale. Non è semplice rientrare con tutta quella pressione, tutte quelle aspettative. Vuol dire che lei sente di avere delle qualità e la gara olimpica secondo me deve approcciarla come ha fatto sulla Erta a Plan de Corones, senza strafare. Magari più convinta sulla prima, perché a San Vigilio era un po’ titubante. Anche giustamente. Ma è bravissima. Le auguro la medaglia. Ma va bene tutto, perché è una grande campionessa».

Il dualismo con Tomba. Che rapporto aveva con Alberto?

«Eravamo amici, anche se molto diversi. Ho fatto anche parecchi allenamenti con lui. Siamo tutt’ora molto amici. È stato un momento molto bello ed è anche grazie a lui che lo sci in quegli anni era seguitissimo. E penso che lui, un po’ anche io, abbia contribuito a portare lo sci nelle famiglie. Anche perché aveva un approccio un po’ diverso del classico sciatore di montagna».

Cosa dire ad una bambina che inizia ora a sciare?

«In fondo cose scontate. Che quando si inizia a sciare è più importante il divertimento, che la famiglia non abbia troppe aspettative. Poi le cose vengono gradualmente».

Le sue favorite per le 4 discipline olimpiche.

«No, non mi piacciono i pronostici. Ovvio spero nelle medaglie dei nostri. Poi sarebbe bello vedere a medaglia qualche outsider».

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