L’esercito di volontari, 1.500 penne nere chiamate all’ultimo minuto per coprire i buchi

Non solo Alpini: saranno in azione anche giovani dei campi scuola per garantire i servizi collaterali delle Olimpiadi invernali di MIlano Cortina 2026

Sabrina Tomè
Alpini con le pale sotto la neve, impegnati come volontari nelle aree dolomitiche dei Giochi olimpici
Alpini con le pale sotto la neve, impegnati come volontari nelle aree dolomitiche dei Giochi olimpici

Questa è una tipica storia all’italiana. Una storia da un lato di approssimazione e faciloneria e dall’altra di generosità ed efficienza. Dove, alla fine, la seconda vince sulla prima. È la storia dei volontari delle Olimpiadi, figure fondamentali per la riuscita dell’evento. Eppure l’organizzazione Milano Cortina si è assai poco curata di loro se, come denunciato dalla Protezione Civile, si è trovata all’ultimo momento nella distribuzione degli incarichi e ha pure chiesto di portarsi da casa cuscino e sacco a pelo.

Inevitabile la fuga di molti, la decisione amara di ritirarsi dopo aver offerto con tanto entusiasmo la propria la disponibilità. E qui si è aperto un improvviso vuoto, un seracco dentro al quale rischiava di finire una parte organizzativa della manifestazione olimpica. I soccorsi sono infine arrivati: sono venuti dalla dedizione e dalla generosità che costituiscono la cifra degli alpini. Che quando si tratta di rimboccarsi le maniche non si tirano indietro, mai. Ma non solo da loro.

Anche da chi, come la proprietà dell’ex Villaggio Eni di Borca di Cadore, ha deciso - nonostante il breve preavviso - di mettere a disposizione la struttura per ospitare i volontari Ana. E di farlo gratuitamente.

Gli alpini: “presente”

«Ancora una volta», sottolinea il presidente Ana Sebastiano Favero, «gli alpini hanno saputo rispondere presente e lo hanno fatto nonostante i tempi ristretti proposti, grazie al loro tradizionale e proverbiale spirito di servizio a favore della comunità».

Ma facciamo un passo indietro, andiamo a quando la Fondazione Milano-Cortina ha bussato alle porte del ministero della Difesa confidando in un aiuto sul fronte volontari. Considerato che non poteva essere mandato direttamente l’esercito, vista anche l’instabilità della situazione internazionale, è stata costituita una task force che ha portato all’“ingaggio” dell’Ana. Il 16 dicembre è stato firmato il protocollo fra la Difesa, rappresentata dal generale Claudio Mora, alpino (comandante della JTF, Joint Task Force, preposta alla sicurezza dei Giochi), l’organizzazione dei Giochi con il commissario straordinario alle Paralimpiadi Giuseppe Fasiol e il presidente nazionale Ana Sebastiano Favero.

Il documento ha dunque garantito la partecipazione dei volontari alpini alla grande manifestazione sportiva. Nelle settimane successive è stato definito il numero di persone necessarie ed è partito l’arruolamento da parte di Ana. Centinaia e centinaia di messaggi – «abbiamo bisogno di voi» – sono stati inoltrati a tutti i cellulari. Oggi sono circa 1.500 i volontari alpini che contribuiscono all’organizzazione, alla sicurezza e al supporto logistico delle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali Milano-Cortina 2026.

Non solo Penne Nere, ma anche i giovani dei campi scuola. Il supporto a tutti richiesto dalla JTF della Difesa comporta la copertura di mansioni come il mantenimento dei campi di gara, l’assistenza agli accessi ai terreni delle competizioni, la guida dei veicoli per le esigenze di mobilità della famiglia olimpica, le comunicazioni; e poi movieri, operatori di mezzi per sgombero neve, operatori anche con l’uso di frese, cuochi e infermieri specializzati.

Altri volontari alpini sono stati impegnati direttamente dalla Fondazione Milano-Cortina, al cui appello avevano risposto già nei mesi scorsi. Tutti i soci Ana hanno seguito corsi di formazione sia teorica sia pratica – alcuni direttamente sulle piste da sci – e operano come volontari della Difesa suddivisi in turni nelle varie località lombarde e venete in cui si svolgono le competizioni. E gli alpini hanno provveduto direttamente anche alle divise che indosseranno, realizzate da aziende del territorio. Tutto sistemato, dunque in tempo per l’inizio dei Giochi? Non esattamente: era rimasta aperta la questione alloggi con 300 posti necessari in Veneto.

L’ex villaggio Eni

Alcuni spazi sono stati trovati nelle caserme, ma certo non sufficienti per tutti i volontari accorsi. Ecco allora tornare d’attualità l’ex villaggio Eni voluto negli anni Cinquanta da Enrico Mattei a Borca di Cadore, oggi proprietà del Gruppo sardo Cualbu. L’area era stata a suo tempo proposta per ospitare il villaggio olimpico: una soluzione che avrebbe permesso di sfruttare strutture esistenti anziché edificarne di nuove. Ma quell’offerta non è stata presa in considerazione dall’organizzazione dei Giochi.

La proprietà, interpellata sulla possibile riapertura del villaggio per i volontari, ha a sua volta risposto “presente”. «Pronti a metterla disposizione, purché ci sia chi l’allestisca», ha sostanzialmente fatto sapere. Detto, fatto. Gli alpini si sono messi in azione e in appena sette giorni hanno reso funzionale la parte del campeggio dell’ex villaggio Eni. Comprensibili le grandi difficoltà per aprirlo e per farlo in tempi rapidissimi: si trattava di portare cucine, apparecchi di riscaldamento, carburante, per di più con strade intasate dalla neve.

Una corsa, pazza e furiosa, contro il tempo. Mercoledì il villaggio è stato aperto – seppur ancora con sistemazioni da completare – diventando il campo base avanzato da cui partono ogni giorno 240 volontari destinati alle diverse mansioni e località olimpiche. «Quel villaggio sembrava un utopia negli anni ’50 e sembrava un’utopia pure ora. Invece ce l’abbiamo fatta», il commento di una volontaria stremata. Merito di quell’Italia dal cuore grande dove la generosità vince sull’approssimazione. 

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