Mostra del Cinema, la sezione Orizzonti: sguardi su famiglie e resistenza al femminile
Orizzonti propone tre filoni riconoscibili che dialogano tra loro: una riflessione unica sul tempo presente

Quest’anno la sezione Orizzonti della Mostra del Cinema di Venezia è attraversata da tre riconoscibili filoni narrativi che sembrano dialogare tra loro come un’unica riflessione corale sul presente. Molti dei titoli in programma fotografano, prima di tutto, famiglie ferite, genitori e figli in crisi. In Una storia, Anna Foglietta - al suo esordio alla regia - indaga i turbamenti coniugali di una moglie (Alba Rohrwacher) che scopre il vuoto della propria esistenza dopo che la figlia è partita per gli studi, mentre nel film I figli della scimmia di Tommaso Landucci, il protagonista (Riccardo Scamarcio) – padre di un bambino con paralisi celebrale – trova nel nipote il figlio che avrebbe sempre voluto avere.
Le famiglie e i vuoti
Ancora nuclei familiari (declinati nella forma dell’assenza) al centro dei film La Maison du Vent del regista camerunense Yanghu (con l’anziana protagonista abbandonata dai figli emigrati in Occidente) e What Belongs to Others del polacco Grzegorz Dębowski in cui una donna si appropria della vita di uno sconosciuto per colmare il vuoto della propria. Un Détour par Diane della coppia francese Sirot/Balboni e Big Little Things di Zhou hanno al centro una figlia: la prima in cerca di vendetta per la madre violentata e la seconda incapace di confessare la propria omosessualità alla famiglia.
I racconti di formazione
I racconti di formazione caratterizzano il secondo filo rosso di questa edizione. Oase di Jannis Lenz mette in scena tre adolescenti emarginati in una foresta dopo una spirale di violenza scolastica; The Color of the Sun di Xavier Tera segue l’amicizia tra una ragazza giapponese e il figlio di un militare americano a Okinawa; mentre A Day in the Life of Jo: Chapter Phaedra di Jacqueline Lentzou ritrae una quindicenne malinconica alle prese con la musica, la madre e i primi turbamenti sentimentali.

Anche Eklipse dell’austriaco Manuel Wetscher segue due amici che scoprono insieme l’omofobia e la paura legate all’Aids nell’estate del’99. Sono opere che raccontano la crescita non come conquista ma come attrito con un mondo adulto spesso violento. L’apice di questa brutalità che colpisce giovani vite e frantuma i sogni è rappresentato dal nuovo film di Edoardo Gabbriellini (La città dei vivi) in cui il regista racconta la formazione, interrotta, di un ragazzo alla ricerca del proprio posto nel mondo: qui la riflessione generazionale si impasta con uno dei fatti di cronaca nera più sconvolgenti degli ultimi anni, ovvero l’omicidio di Luca Varani, tragedia senza spiegazioni in una città attraversata da crepe e solitudini.
I temi declinati al femminile
Tra i titoli di Orizzonti non mancano, ovviamente, quelli che affrontano tematiche più politiche, spesso declinate al femminile. Il corpo della donna diventa campo di battaglia, forma di resistenza e di emancipazione contro strutture patriarcali, religiose e sociali. Proprio il film di apertura della sezione (La ragazza con la Leica di Alina Marazzi) è dedicato a Gerda Taro, la prima fotoreporter donna morta in guerra, diventata icona di resistenza e di sacrificio in nome di un ideale di libertà.

The Difficult Bride di Rubaiyat Hossain racconta, invece, i rituali del matrimonio nell’alta borghesia di Dhaka come presa di coscienza di una prigione dominata dallo sguardo maschile, mentre Falling House denuncia un padre-padrone iraniano che ostacola i sogni della figlia. Infine, anche Until the Day Ends di Jelena Maksimović, nel racconto politico delle proteste studentesche serbe, affida a una protagonista femminile lo sguardo sulla città in fiamme. Famiglia, formazione e corpo femminile come “spazio politico” sono, dunque, le tracce più evidenti lasciate dai film di Orizzonti che vibrano di un presente sempre più teso e doloroso.
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