
Tutto l’amore di Venezia per Tinto Brass
Tributo al geniale regista nella preapertura della Mostra: «Col cuore in gola è un pezzo di storia del cinema italiano». Il thriller pop andrà su Netflix che ha sostenuto il restauro
Sentito, spontaneo, forse tardivo, ma certamente doveroso, il tributo che la Biennale ha voluto concedere a Tinto Brass con il restauro e la proiezione nella serata di preapertura del suo thriller pop Col cuore in gola, film del 1967, ha avuto almeno tre effetti tangibili: ha umanizzato la Mostra, restituendo il giusto valore all’opera di un genio anticonformista che troppo frettolosamente ha finito per essere considerato solo per l’ultima parte della sua produzione; ha portato sotto i riflettori una stagione coraggiosa del cinema italiano, quando – come ha detto la moglie Caterina Varzi - «si facevano film che oggi non si fanno più».
E, non ultimo, ha sancito definitivamente, il legame di Tinto Brass con la città che lo ha adottato, che è stata protagonista delle sue opere - con i suoi palazzi, gli interni, le calli e soprattutto con quella sua dimensione sensuale e decadente - e che è stata anche la sua palestra preferita, trovando peraltro nella Mostra un luogo prezioso per presentarsi e per dialogare con il cinema d’autore.
L’idea di dedicare la preapertura a Brass, ha svelato il direttore artistico Alberto Barbera, è stata del presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco, già prima della fine di Venezia 82.
«Da lì è iniziato un percorso di conoscenza di un autore considerato marginale rispetto al cinema italiano e che ha subìto un processo di oscuramento quando gli è stata attaccata l’etichetta di regista erotico», ha aggiunto Barbera. «In realtà è un artista straordinario, che ha avuto una carriera difficile, fra censure e firme ritirate, e un percorso ancora tutto da valorizzare».
Buttafuoco non ha nascosto la sua smisurata ammirazione per la capacità di Tinto Brass di anticipare il futuro grazie alla sua «vena creativa che è quella della grande letteratura e della poetica, ma capace di affrontare anche un discorso politico».
Nel discorso di apertura in sala Darsena, prima della proiezione del film, il presidente della Biennale ha aggiunto: «Ci sono nei lavori di Tinto Brass tracce di Leopardi e di Schopenhauer per la sua sovversione e per la sua anarchia ha dimostrato che cosa significa essere artista nell’impiego totale di un mezzo. A scuola abbiamo conosciuto Dante, Leopardi e Boccaccio: se oggi fossero tra noi mi piace immaginare che sarebbero qui a godersi il film».
Doveroso omaggio
Che si tratti di un omaggio doveroso, «con un titolo che riunisce tutti gli elementi fondamentali della sua creatività», lo ha riconosciuto anche Gabriella Buontempo, presidente della Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia. «Sull’opportunità del restauro non abbiamo mai avuto dubbi, semmai c’era bisogno di un complice e lo abbiamo trovato in Netflix».
Che prima ha sostenuto lo sforzo e poi - dal 15 settembre - metterà il film sulla piattaforma di streaming, perché sia visto da tutti. «Per noi è importante contribuire alla valorizzazione del patrimonio cinematografico italiano», ha detto Tinny Andreatta, vicepresidente per i contenuti italiani di Netflix.
«È un film che appartiene al periodo meno noto di Brass, che era però di grande sperimentazione e creatività, con influenze della pop art e del fumetto, non a caso il regista volle Crepax come consulente. Giusto, quindi, riportare il film al pubblico, restituendogli tutta la sua potenza visiva». E quanto fosse magico quel momento, lo ha raccontato Ewa Aulin, che di quel film fu protagonista insieme a Jean-Louis Trintignant: «Ero giovane, tutti mi sconsigliavano di farlo, ma ero curiosa e Tinto fu fantastico, divertente. È stato come fare l’università della creatività».
Brass avrebbe voluto e dovuto essere presente al Lido, ma una febbre improvvisa arrivata nel fine settimana gli ha impedito di affrontare il viaggio. C’era invece sua moglie, Caterina Varzi che è anche curatrice del suo archivio.
«L’abbiamo affidato al Centro sperimentale perché è un patrimonio formidabile e perché vorremmo renderlo accessibile, così che dia spunti di riflessione su un altro modo di fare cinema». Varzi ha poi letto le parole che Tinto Brass avrebbe pronunciato in sala Darsena, prima della proiezione del suo vecchio film rinato in 4k. «Non posso esserci, ma sono con voi, col cuore in gola». E dopo aver ringraziato tutti i protagonisti di questa operazione, il regista ha voluto esprimere la sua gratitudine anche per il premio Bianchi che gli è stato attribuito dai Giornalisti cinematografici: «Ho sempre dato poca importanza ai premi, ma stavolta è diverso perché non ci sarà un’altra occasione».
E infine la gioia: «Che il film torni sugli schermi è una gioia immensa, poi che succeda a Venezia dove tutto ebbe inizio è come un ritorno a casa. Venezia mi è madre, moglie e amante, da qui deriva la cifra stilistica del mio cinema che è quello in cui la forma ha il primato sul significato. E che non ha frattura tra un primo e un secondo periodo». Oppure, se per qualcuno c’era, adesso quella è stata cancellata.
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