Mostra del Cinema, i film in Concorso e Fuoriconcorso: il mondo di oggi tra crisi e scandali
Le guerre sono ferite aperte, quelle in corso e quelle che popolano gli incubi. Non c’è conforto: il lavoro è tossico, i legami familiari sempre più labili. Tra le poche proposte di evasione ci sono i film di Moretti e di Grossmann

Due fenicotteri rosa stanno per spiccare il volo dal Lido nel manifesto, disegnato da Manuele Fior, della 83esima Mostra del Cinema di Venezia. Dall’alto, si sa, la prospettiva è migliore. Si possono distinguere meglio i fili rossi di un programma ricchissimo di titoli e scoprire che il cinema di oggi non riesce a fare a meno di osservare il mondo per quello che è e non per quello che sarà, tanto il futuro è incerto e pieno di incognite. La realtà sovrasta quasi ogni velleità di evasione; i sogni piombano a terra, lo sguardo si posa sulle crisi, globali o intime che siano.
Una Mostra politica
Tra i titoli del Concorso e del Fuori Concorso emerge, prepotente, il tema politico nelle sue diverse declinazioni. Ci sono, anzitutto, le dittature, di ieri e di oggi. Quella argentina nel nuovo film di Marco Bechis (Ritorno a Buenos Aires) con la quale deve confrontarsi un sopravvissuto italiano chiamato a testimoniare nel processo contro gli ex militari che lo avevano sequestrato e torturato 30 anni prima in quel Garage Olimpo che il regista aveva già raccontato nel 1999.
E poi c’è il regime iraniano di oggi con un medico che in A Bit of Light di Ali Asgari, dopo una incursione della polizia di stato nel proprio studio, decide di togliersi la vita: una commedia amara che diventa metafora dell’intero popolo iraniano. C’è un rumore politico di sottofondo anche nel nuovo lungometraggio di Martin McDonagh (Wild Horse Nine) che ha per protagonisti due agenti della CIA inviati sull’Isola di Pasqua da Santiago, poco prima del golpe contro Allende del ‘73. I conflitti, anche quelli del passato, gettano la loro lunga ombra sul presente, fino a diventare uno stato dell’anima.

Il regista filippino Lav Diaz (Let Us Through, Dear Ancestors) ricorda l’eccidio di migliaia di indios durante il periodo della colonizzazione spagnola del proprio Paese, mentre Halkawt Mustafa intreccia in No Paradise If You Are Killed By a Woman cinema d’azione e dramma umano, raccontando la figura di una cecchina peshmerga impegnata a ritrovare in Iraq la sorella rapita dall’Isis.
La guerra resta una ferita aperta anche per la protagonista di Woman Unknown di May El-Toukhy, costretta a fare i conti con un segreto che affonda le radici nel secondo conflitto mondiale, e per il veterano afroamericano traumatizzato dal Vietnam nel film di Shinya Tsukamoto, Mr. Nelson, Did You Kill People?. Guerra è anche incubo atomico. E se in Jupiter di Alexandre Smia l’ultimatum nucleare russo è frutto di invenzione, è autentica la figura dello scienziato Lev Landau che contribuì, proprio malgrado, alla creazione della prima bomba H sovietica nel racconto del dissidente Ilya Khrzhanovsky (Dau).
Sempre un conflitto (ma stavolta religioso) chiuderà la Mostra del Cinema numero 83: in Dio ride Giovanni Veronesi porta alla luce la figura di un frate del ‘600 perseguitato dalla Chiesa per aver predicato il Vangelo con parole semplici e gioiose.
Lavoro e scandali
Ma non c’è solo la guerra con le sue ferite. I titoli della Mostra restituiscono l’immagine di una società ostaggio di un mercato del lavoro tossico e di una ricerca spasmodica dello scandalo, in cui i giovani non ce la fanno.
Stéphane Brizé Un Bon Petit Soldat) mette in scena un caso di gestione malata del personale all’interno di una multinazionale mentre Danny Boyle (Ink) e Lance Oppenheim (Primetime) affrontano il tema dei media, rispettivamente, con il racconto della trasformazione del quotidiano The Sun nel più venduto tabloid scandalistico inglese e con la vicenda (autentica) di Chris Hansen, conduttore televisivo senza scrupoli di un inquietante reality sul mondo sommerso dei predatori sessuali di minorenni. Che sono i protagonisti di 15/18 di Cédric Kahn, ambientato in un reparto di psichiatria per adolescenti con difficoltà comportamentali.
Legami in crisi

In questa realtà segnata dalla violenza, la famiglia e le relazioni non sono più un rifugio. Semmai una replica, in piccolo, dei conflitti globali. Madri velenose (Il fuoco che ti porti dentro di De Angelis), sorelle simbiotiche in fuga dalla realtà (Bucking Fastard di Herzog), coppie in crisi (Bunker di Zeller, The Echo Chamber di Pallaoro e Possible Love di Lee Chang-Dong), famiglie disfunzionali (L’estranea di Strippoli), padri costretti a fare i conti con i figli (Un Peu Avant Minuit di Pariser), sono la prova tangibile di un disagio intimo e di legami sempre più labili.
Amore ed evasione

Sembra quasi un paradosso, allora, che il regista italiano più politico, Nanni Moretti, firmi un’inedita (per il suo cinema) storia d’amore in Succederà questa notte. Rara concessione di questa Mostra a uno sguardo meno concentrato sui drammi del presente. Insieme ad altri tre film che strizzano l’occhio al genere.
Come Father Joe di Barthélémy Grossmann con il suo prete giustiziere; o Arrested Memory di Sabu, omaggio ai gangster movies hongkonghesi anni ’80 e ‘90 o, ancora, Un Bon Avocat di Tristan Séguéla, su un eccentrico penalista in corsa contro il tempo per salvare se stesso e la propria carriera. Ma sono solo sporadiche distrazioni. E allora, il titolo dell’ultimo film di Gianni Amelio - Nessun dolore - suona come antifrastico per un cinema in Mostra che fotografa, invece, tutte le piccole e grandi sofferenze di questo mondo.
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