Universo finito o infinito? Dalle comete ai confini del tempo, l'esplorazione spiegata da Paolo Ferri
Il fisico teorico al Teatro Verdi al centro del dibattito scientifico: «Convivere con la velocità della luce e la relatività resta un'esperienza sconvolgente»

Il fisico teorico Paolo Ferri ha guidato le operazioni di missioni Esa come Rosetta e Mars Express, prima di diventare responsabile di tutte le missioni spaziali robotiche europee. Nei suoi libri, da «Le sfide di Marte» a «Ai confini dell’universo», affianca al racconto delle missioni una riflessione sui limiti della cosmologia, il tema al centro del suo incontro a Gorizia.
Ma qui affronta anche un altro tipo di confine, quello tra Stati. Il suo giudizio sulla cooperazione internazionale nello spazio è netto: si sta sgretolando, come confermato dalla recente defezione delle aziende spaziali Usa dall’International Space Summit di Parigi, sotto pressione della Casa Bianca. Un paradosso, visto che la scienza che indaga i confini dell’universo non ha mai avuto strumenti così potenti. Sabato 3 ottobre, al Teatro Verdi, Ferri sarà protagonista dell’incontro «Universo finito/Universo infinito» per il festival Frontiere.
Le missioni dell’Agenzia spaziale europea nascono dalla cooperazione tra Stati con interessi divergenti. Lo spazio resta un terreno di dialogo o rischia di diventare un campo di competizione tra potenze?
«L’Esa è un esempio di cooperazione a livello mondiale: ha fatto crescere un’industria spaziale che 50 anni fa non esisteva, e siamo sempre stati aperti a collaborare con americani, russi, cinesi, indiani. Ma la cooperazione internazionale si sta sgretolando, e la tendenza che trovo più preoccupante è la militarizzazione dello spazio: se le armi arrivano lassù, l’infrastruttura da cui dipende la nostra vita quotidiana diventa un bersaglio».
Dai confini tra le nazioni a quelli, ben più ampi, dell’universo che studia da una vita: è finito o infinito? Cosa può dire oggi la fisica su base osservativa, e cosa resta congettura?
«Più abbiamo imparato, più ci siamo allontanati da una risposta certa. Le evidenze osservative hanno smantellato le certezze precedenti: oggi la risposta è che non lo sappiamo. Il modello cosmologico attuale sta in parte vacillando proprio per questo, ma stanno arrivando strumenti capaci di produrre una quantità di dati mai vista prima».
Quale scoperta, nella sua carriera, ha più cambiato i termini di questo dibattito, facendole pensare “ora cambia tutto”?
«Nel 1998 due gruppi indipendenti misurarono le distanze nell’universo con il metodo delle supernove, cercando conferma al fatto che l’espansione stesse rallentando. Trovarono l’opposto, un’accelerazione: fu uno sconvolgimento che portò all’introduzione dell’energia oscura, che come dice il nome nessuno sa davvero cosa sia».
Guardando indietro, qual è il confine tecnico che le sembra più incredibile aver superato?
«Con Rosetta abbiamo osato rischiare oltre il ragionevole. La Nasa si ritirò perché giudicava la missione troppo pericolosa: dovevamo raggiungere l’orbita di Giove con i pannelli solari, mai fatto prima, spegnendo la sonda per due anni e mezzo. E anche orbitare attorno a una cometa non l’aveva mai fatto nessuno: siamo partiti senza sapere come si facesse».
Al di là dei confini tecnologici, c’è stato anche un confine mentale che ha dovuto superare dentro di sé?
«La relatività del tempo. Lavoriamo con sonde a mezzo miliardo di chilometri da noi, separate dalla velocità finita della luce. L’altro giorno, in sala controllo, guardavo l’orologio che segnava mezzogiorno sapendo che quanto accadeva su una sonda vicino a Mercurio l’avremmo visto solo 11 minuti dopo. Lo sapevo dall’università, ma conviverci ogni giorno resta sconvolgente».
C’è un confine che l’esplorazione spaziale non ha ancora abbattuto e che vorrebbe veder superato?
«Trovare vita nel sistema solare, magari sotto il ghiaccio delle lune di Giove o Saturno. E poi superare il confine più lontano, quello interstellare: le sonde Voyager impiegherebbero 74. 000 anni per raggiungere la stella più vicina. Non accadrà nella mia vita, ma qualche generazione successiva ci arriverà».
A FRONTIERE. “Universo finito / Universo infinito”: Gorizia, sabato 3 ottobre, ore 17.30, Teatro comunale Verdi.
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