Frontiere, musica e danza per un viaggio nell’Ottocento
Si conclude il 4 ottobre il progetto “Crossroads” ideato dalla Fondazione Carigo e collegato al festival “Frontiere”. Le antiche botteghe del centro hanno stregato il pubblico

Note come richiami, briciole lungo il percorso, ad indicare la via. Sono innumerevoli i fili che uniscono, spesso intrecciandosi, queste giornate goriziane di “Frontiere” e “Crossroads”, nel cuore del centro. Fili rossi, per antonomasia. Fili bordeaux, bianco e nero, a ricordare invece i colori simbolo della rassegna.
Tra questi, certamente, la musica. Fili tesi a formare un pentagramma, quelli che passavano anche da piazza Vittoria a via Rastello, dal borgo del Castello fino alla sede della Fondazione Carigo in via Carducci, cervello e cuore pulsante della proposta. Perché se certamente i colori e le immagini delle danze e dei figuranti, degli antichi strumenti di lavoro e delle opere d’arte che hanno impreziosito le antiche botteghe del centro sono state capaci di stregare il pubblico (e continueranno a farlo anche il 4 ottobre, ultima intensa giornata della rassegna), la musica è stata protagonista forse ancor di più.
I luoghi, le emozioni
Il viaggio poteva cominciare magari dalla chiesa di Sant’Ignazio, dove a metà pomeriggio ha suonato l’Associazione organistica del Litorale – Primorsko orgelsko društvo, in un concerto d’organo suggestivo.
Le ampie navate della grande chiesa affacciata su piazza Vittoria si sono riempite di musica sacra, di cori, alternandosi a momenti di silenzio e di riflessione. Dalle vetrate, lassù in alto, raggi di sole illuminavano l’interno, inondando di un fascio di luce che non poteva non avere un che di spirituale ora questo affresco, ora quello stucco. Ci si alzava dalle panche in legno, allora, dirigendosi all’uscita, e per un istante (uno solo), aprendo le pesanti porte d’ingresso le note dell’organo si fondevano e danzavano assieme a quelle provenienti dall’esterno, dalla piazza, del tutto diverse.
Meno solenni, non meno coinvolgenti. Suonava la Maxmaber Orkestar di Trieste, e di fronte a lei tutti ballavano: i figuranti di Trieste Ottocento con i loro splendidi costumi d’epoca, e il pubblico, mamme e papà con i bambini, passanti con cagnolini al seguito.
Uno spettacolo non dissimile da quello che aveva aperto, venerdì pomeriggio, l’avventura di Crossroads.
Ma la musica, come detto, è stata una costante anche in via Rastello. Alla Ferramenta Krainer, nell’androne così come di fronte all’ingresso, si sono alternati in brevi esibizioni dal vivo i musicisti del gruppo Gorzae e il coro della Glasbena Matica.
E al calar della sera, quando veniva spontaneo immaginare l’angusta stradina tra Borgo Castello e il Travnik illuminata dalle lampade a petrolio, ecco le danze di fine Ottocento degli artisti di Danzar Gioioso.
Altra musica, altri balli, altre emozioni. Ma mentre lungo la via come in piazza decine di smartphone e di macchine fotografiche, del posto o arrivati da lontano, immortalavano immagini e scenari che parevano arrivare da un’altra età, vita, e tanta, c’era anche dentro le vecchie botteghe trasformate oggi in spazi culturali. Come quello dell’associazione Nuovo Lavoro, tra le più coinvolte nel programma di Crossroads.
L’idea
«Abbiamo cercato di dare il nostro contributo, contattando i proprietari degli immobili sfitti per appendere gli stendardi alle finestre dei palazzi, e animando la via anche con i nostri figuranti, impegnati nei mestieri di una volta», racconta il presidente Francesco Mastroianni.
«Dentro la sede, poi, abbiamo allestito una sorta di esposizione e mercatino di oggetti vecchi e antichi, dagli arredi alle stoviglie, dai bicchieri agli strumenti di lavoro. E il riscontro del pubblico è stato sorprendente, qui sono passati anche molti turisti arrivati da fuori regione o dall’estero, e assieme al resto delle proposte di Crossroads si è creata un’atmosfera magica. Penso si possa crescere ancora, animando magari pure via delle Monache e via Cocevia, e poi fin su in Borgo Castello. Chissà, non solo una o due volte l’anno, ma magari un paio di volte al mese».
Un sogno, ma anche un progetto. Si vedrà. Intanto però le fisarmoniche così come i violini non smettevano di suonare, e le persone di andare e di venire, incrociando le loro strade. Chi proveniva dalla Digital art gallery per raggiungere la piazza (e tante erano le lingue straniere che si potevano ascoltare) e chi da via Rastello scendeva per dirigersi verso la Fondazione Carigo. Dove sono proseguiti i dialoghi nel Caffè letterario di fine Ottocento che tanto avevano affascinato già nella prima giornata, come faranno anche nell’ultima.
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