Frontiere, Gorizia ritrova il suo passato tra note e ricordi
L’avvio di “Crossroads” ideato dalla Fondazione Carigo ha animato piazza Vittoria, via Rastello e altre strade. L’iniziativa continuerà anche nel fine settimana del 3 e 4 ottobre

Piazza Vittoria. “Già Travnik”, si legge nella gialla tabella storica su uno dei palazzi più antichi tra quelli che incorniciano il vecchio cuore di Gorizia. “Prato”, questo significa in sloveno travnik, e un prato era un tempo l’ampio spazio ai piedi del colle del Castello.
Quasi un’agorà in salsa verde, nel senso del colore dominante, dove i contadini portavano i frutti dei loro orti, gli artigiani quelli del loro lavoro, i commercianti quando avevano trovato qualcosa qua o là, lontano dalle sponde dell’Isonzo.
Arrivavano, per comprare, da ogni dove della regione di cui Gorizia era baricentro e riferimento, dalla Valle dell’Isonzo a quella del Vipacco, dal Collio e la Brda, dal Carso e la pianura. Il mercato come embrione della città. Spazio e tempo lontani, nei quali è stato trasportato chi passava dalle parti di piazza Vittoria, via Rastello e del centro storico goriziano.
L’atmosfera
Un rapimento, ma sincero, perché era un naturale lasciarsi andare, quello del viandante e del curioso, dello spettatore o del cittadino.
Lasciarsi andare alla musica, alle danze, ai colori e le fogge di abiti desueti eppure senza età, al fascino di una Gorizia che fu e che non può più essere. Ma resiste, nella tradizione, nella storia, nell’identità. Magia di Crossroads, il cartellone di proposte, iniziative, eventi e itinerari storici e culturali che la Fondazione Carigo ha voluto affiancare e abbinare a Frontiere con la complicità e il coinvolgimento di decine di associazioni, enti e privati del territorio.
Il via a metà pomeriggio, sotto un sole timido che andava via via a nascondersi all’orizzonte d’inizio autunno.
In piazza, idealmente sul prato del Travnik oggi di pietra, è rinato l’antico mercato: su questo bancone la frutta o la verdura, su quello le ceste intrecciate da mani pazienti, le scope, le cassette, il pane ancora caldo di forno.
E poi le candele di cera d’api, bottiglie di vino come d’olio, tappeti, pentole di rame e vasellame. Si può trovare di tutto, mentre uno strillone annuncia con il giornale in mano le notizie. Piano piano poi, prima timida poi incalzante, s’alza al cielo fino sopra le cipolle di Sant’Ignazio la musica.
Gli artisti
Suona la Maxmaber orkestra, e le sue note raccontano i Balcani, suona il gruppo Görzae, e accompagna le danze. Quelle moderne, astratte di Chiara Lautieri (per RicercArti Aps), quelle della Gorizia asburgica, a cura di Trieste Ottocento. Uomini e donne in costumi d’epoca animano la piazza come facevano con i saloni dei palazzi nobili, 150 anni fa.
Ci si vede ancora là, per un attimo o qualche minuto infinito. Come viaggiare nel tempo. Come anche i partecipanti alla prima delle passeggiate di Crossroads: da piazza Vittoria attraverso i luoghi più significativi della città, per approdare infine alla Fondazione Carigo di via Carducci e scoprire i suoi tesori. Sempre accompagnati dai figuranti in costume, in un unico flusso ininterrotto. Si replica nel fine settimana, alle 16.30, partendo sempre dal Travnik.
Gli interventi
«Grazie per la fiducia, quella che avete riposto in noi e quella che il territorio deve avere nella sua potenzialità», le parole della presidente della Fondazione Carigo Roberta Demartin all’inaugurazione di Crossroads. «Oggi tante realtà si sono messe in gioco per sostenere Frontiere e dire che questa non è una terra chiusa, ma aperta alle connessioni». E se il sindaco Ziberna ha detto «questa è la città che ci piace», il direttore editoriale del gruppo Nem Paolo Possamai ha fissato nel «tentare di dare valore a Gorizia, farla conoscere, vederla brillare per quel meraviglioso esempio che è», l’obiettivo dell’iniziativa e più in generale della piattaforma di Nord Est Multimedia. Il tutto per «guardare, partendo dalla conoscenza del passato, a quel che Gorizia e Nova Gorica stanno tornando ad essere, capoluogo di un ampio territorio italiano, friulano e sloveno», come ha sottolineato il vice presidente del Gect Go Livio Semolič. Ma dicevamo del percorso di Crossroads.
Le tappe? Dettate anche solo dalla fantasia, dalla curiosità di ciascuno, in ognuna delle vecchie botteghe recuperate, votate oggi a spazi di arte, cultura, artigianato. Era un negozio anche la Ferramenta Krainer, rimasta dentro com’era cento e più anni fa. Ma al posto della merce, oggi, ospita tesori. Esposizioni, come quella delle immagini di Studiofaganel, proiezioni artistiche e digitali, l’artigianato dell’associazione GO50. E musica.
Affacciati dall’alto sulla via brulicante di persone, hanno suonato Carlo e Laura Grandi, regalando con i loro violini altre emozioni, una per ogni nota, di un pomeriggio di Frontiere che è sembrato non finire mai.
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