Festival Frontiere, la benedizione del sindaco Ziberna: «A Gorizia le voci per andare oltre»
L’intervista al primo cittadino: «Seguirò quasitutti gli eventi in calendario, sono contento si parli anche di Ai. Permetterà di approfondire i contenuti, è un valore aggiunto»

La benedizione del sindaco di Gorizia Rodolfo Ziberna giunge puntuale su “Frontiere”. Non è un caso: l’iniziativa, in programma da venerdì a domenica 4 ottobre, è realizzata grazie all’impegno del Gruppo Nem - Nord Est multimedia (che edita questo giornale), Editori Laterza, Fondazione Carigo, Regione, Gect Go, Cassa Rurale Fvg e, appunto, Comune di Gorizia.
Sindaco Ziberna, quali sono i punti di forza di “Frontiere”?
«La forza di “Frontiere” è ovviamente nei contenuti: riguardo agli argomenti trattati verranno offerti diversi elementi e diversi punti di vista, lasciando alla persona la piena libertà di valutare. “Frontiere” non è quindi un progetto dogmatico: non ha la pretesa di dire cosa è bello e cosa è brutto, cosa è giusto e cosa non lo è. In altre parole, non vuole dare risposte univoche, ma fornire gli strumenti per formarsi un’opinione propria. C’è quindi una piena coerenza con il titolo dell’iniziativa».
In che senso?
«Le frontiere non sono barriere, sono aperture. Ecco che il festival vuol costituire uno spazio per interrogarsi. Credo allora che questo sia l’anno zero di una kermesse che dev’essere un vero e proprio laboratorio. Così, anche in futuro ci sarà l’opportunità di individuare temi di attualità da approfondire con l’obiettivo di arricchire il pubblico non soltanto dal punto di vista tecnico, culturale, ma anche emozionale».
“Frontiere” a Gorizia ha un senso particolare?
«Certamente, in un altro luogo non sarebbe la stessa cosa. Il contesto gioca un ruolo straordinario. E questo territorio permetterà di andare oltre i contenuti degli incontri attribuendo agli eventi un valore aggiunto».
Il capoluogo isontino è ormai il centro di tantissime manifestazioni culturali...
«A Gorizia ci sono 14-15 appuntamenti all’anno di portata superiore agli altri: più di uno al mese, ma di sovrapposizioni, di accavallamenti non ce ne sono. E “Frontiere” di sicuro è una novità assoluta tra quelli superiori».
Si sente già di azzardare qualche idea per le prossime edizione del festival?
«Perché non pensare a un movimento di danza, a un film durante “Frontiere”? Allargarci ad altri settori. Potrebbe essere un viatico per apprezzare ancor di più le lezioni magistrali al teatro Verdi. Sì, sarebbe un arricchimento ulteriore».
“Frontiere” si può considerare come un lascito di Gorizia-Nova Gorica Capitale europea della cultura 2025?
«La “Capitale” ha permesso di accendere una potente luce sul territorio che è stato al centro di cadute e risalite, tragedie e rinascite. Nessuno, tuttavia, poteva immaginare che l’area transfrontaliera diventasse un humus: era più facile immaginare che questo fosse un territorio arido. Go!2025 ha invece dimostrato che qui può nascere, germogliare qualcosa di importante. E ora abbiamo l’obbligo morale di dire al mondo ciò che noi abbiamo vissuto e come lo abbiamo superato. Possiamo essere visti come un modello, dar vita, appunto, a un laboratorio. Anche grazie a “Frontiere”».
Cosa si aspetta dal festival?
«La soddisfazione nel pubblico dopo gli appuntamenti, la stessa soddisfazione che hanno gli insegnanti al termine del proprio lavoro. E poi l’iniziativa permetterà di far crescere ancora la popolarità, l’immagine di Gorizia grazie anche alla collaborazione con il gruppo Nem. Alla stessa maniera, l’humus del territorio sarà ancora più ricco a livello culturale e non solo».
Si attende appassionati, curiosi anche da altre città?
«Naturalmente sì. Quando un prodotto è buono, attira molti interessati disposti a fare parecchi chilometri. Non mi aspetto gente da Lubiana, ma la attendo da tutto il Friuli Venezia Giulia e dal Veneto».
Ma lei quali eventi di “Frontiere” seguirà?
«Seguirò tutti gli eventi tranne uno, per una concomitanza. Mi fa piacere che sia stata accolta la mia proposta di una lezione dedicata all’intelligenza artificiale. È un tema con cui, oggi, occorre confrontarsi con esperti di grande equilibrio e “Frontiere” ci fornirà questa occasione. Alla stessa maniera, sono molto interessato all’incontro che parlerà di Cina e Stati Uniti: con l’avvento di Trump il mondo è cambiato radicalmente, ovvio, quindi la situazione geopolitica mondiale va analizzata ancora più del solito. Poi, il programma di “Frontiere” è formato pure da altre lezioni magistrali che mi incuriosiscono e a cui, come detto, non mancherò di partecipare».
Anche grazie al contributo di “Frontiere”, Gorizia, con Nova Gorica, continua a essere Capitale europea della cultura?
«Gorizia, con Nova Gorica, è stata, è e sarà sempre Capitale europea della cultura, un po’ come un campione olimpionico rimane tale in eterno. In fondo, quando il titolo ci è stato conferito, l’attribuzione non si legava soltanto al progetto che abbiamo presentato, ma anche alla nostra storia. E ora, in ciò che questo territorio è in grado di offrire, si inserisce appunto una proposta nuova: “Frontiere”».
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