Femminicidio è la parola più consultata sulla Treccani nel 2026
Femminicidio è la parola più cercata da gennaio: è stata anche la parola dell’anno per l’Enciclopedia nel 2023

Le parole possono essere un sintomo, l’evidenza nell’evidenza che qualcosa stia cambiando, che una sensibilità diversa si stia consolidando. La Treccani ha diffuso le parole più consultate sul portale treccani.it dall’inizio del 2026: in cima, c’è femminicidio. Sostantivo maschile, composto da «femmina» e dal suffisso «cidio», derivante dal latino «cidium», dal tema di «caedĕre», ovvero «tagliare», uccidere, il femminicidio è una pratica tanto antica quanto recente è stata l’urgenza di darle un nome proprio. La sua diffusione risponde alla necessità di nominare l’«uccisione di una donna da parte di un uomo, spesso il marito o il compagno, all’interno di una cultura in cui le donne vengono spesso oppresse e sottoposte a violenza per il loro genere». Registrato tra i neologismi, è entrato poi nel vocabolario Treccani.
Parola Treccani nel 2023
La parola femminicidio è anche stata scelta come parola dell’anno nel 2023, anno in cui si è consumato il delitto di Giulia Cecchettin, nell’ambito della campagna di comunicazione #leparolevalgono, volta a promuovere un uso corretto e consapevole della lingua. È solo a partire dal 2001 che la parola femminicidio entra a far parte della lingua italiana ed è stata registrata nei neologismi Treccani nel 2008. Fino a quel momento, a prevalere è stato l’uso di uxoricidio (dal latino uxor, moglie), poi passato a indicare genericamente l’uccisione di un coniuge. In inglese, invece, esisteva già dal 1801 la parola femicide, poi seguita nel 1992 da feminicide termine impiegato in un saggio della criminologa Diana Russell.
Riproduzione riservata © il Nord Est









