Violenza economica, la forma invisibile che colpisce le donne

Dal denaro negato ai ricatti quotidiani, una forma sommersa ma diffusissima di abuso. I dati raccontano oltre un milione di vittime e una nuova relazione parlamentare chiede interventi urgenti

Mitia Chiarin
La violenza economica sulle donne è ancora troppo poco visibile: lo rivela un report parlamentare
La violenza economica sulle donne è ancora troppo poco visibile: lo rivela un report parlamentare

La violenza economica consiste nel controllo delle risorse finanziarie di una donna. Uno strumento di potere e sottomissione, tra le forme meno note di violenza, e di cui si parla troppo poco. Si manifesta nei casi più eclatanti con donne che diventano intestatarie di aziende o beni, destinati il più delle volte al fallimento.

Ma molto più spesso si manifesta attraverso il controllo delle spese, la negazione di autonomia e le minacce. La violenza economica è un fenomeno diffuso, trasversale a tutte le classi sociali. Ma è troppo sommerso. Se ne parla pochissimo. Colpisce in particolare donne con minore autonomia economica, disoccupate, casalinghe, lavoratrici precarie e donne con problemi di salute.

Ora la evidenza del problema emerge dalla corposa relazione sulla violenza economica di genere, depositata in Parlamento dalla commissione parlamentare contro il femminicidio, proprio in questi giorni.

Semenzato: «Violenza economica, fenomeno ignorato: ora servono leggi»
La redazione
Martina Semenzato (Coraggio Italia) guida la Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio e su ogni forma di violenza di genere

I numeri del problema

Dati Istat e dei centri antiviolenza (CAV e numero 1522) confermano la rilevanza del tema quando si parla di violenza di genere. Istat nel 2025 ha condotto sul tema una indagine: 146.000 donne hanno subito violenza economica dal partner al momento dell’intervista ma ben 1.294.000 l’hanno subita in passato da un ex partner. Tra le donne che vivono relazioni di coppia, l’1,1% (circa 92.000) dichiara di aver subito violenza economica dal partner attuale; la quota sale all’1,3% tra sposate/conviventi.

Il 10,2% delle donne con ex partner riferisce violenza economica da parte dell’ex. Complessivamente, il 6,6% delle donne ha sperimentato almeno una volta nella vita una forma di violenza economica.

Le forme della violenza economica

Le interviste dell’Istat permettono di approfondire le forme di violenza economica attuate in molte famiglie. Ecco le percentuali.

  • Divieto/ostacolo a conoscere il reddito familiare: 2,5%
  • Limitazione nell’accesso a carte di credito/bancomat: 1,9%
  • Impossibilità di usare liberamente il proprio denaro: 2,7%
  • Impedimento a lavorare/mantenere un’occupazione: 3,3%
  • Danneggiamento intenzionale di beni personali: 2,3%

Le più colpite (e i dati Istat, va chiarito, si riferiscono alle sole donne italiane) sono

  • donne dai 35-64 anni (12%), nel Mezzogiorno (13% contro 9% Centro-Nord).
  • Disoccupate (18,4%), casalinghe (14,7%), operaie (14%).
  • Il 22% ha problemi di salute. Di lunga durata il 14,5%; con limitazioni gravi: 19,7%.

Solo il 10% dei casi di violenza economica avviene come unica forma: spesso si accompagna a violenza psicologica, fisica o sessuale. Il 10, 9 per cento di donne con conto corrente proprio subiscono violenza economica.

Il 13,6% delle donne in coppia non si considera economicamente indipendente; tra queste, il 42,4% subisce violenza economica. Ancora: oltre la metà delle donne senza reddito personale e vittime di violenza economica vive grazie al mantenimento di familiari conviventi (53,6%). Nel 2023 l’Istat aveva evidenziato, sempre con una serie di interviste, gli stereotipi di genere.

Ecco i risultati:

  • Il 17,2% della popolazione riteneva che sia l’uomo a dover provvedere alle necessità economiche della famiglia.
  • L’8,7% degli uomini (contro il 3,9% delle donne) pensava che l’uomo debba prendere le decisioni più importanti in famiglia.
  • Il 10% degli intervistati considerava accettabile che un uomo controlli il cellulare/social della compagna.

 

I dati, raccolti dei Centri Antiviolenza (CAV) e Numero 1522

Nel 2022, il 60% delle utenti dei CAV non aveva autonomia economica. Dato oggi vicino al 70 per cento secondo la commissione parlamentare. Anche nel Veneto.

Il 40,2% (10.515 donne) ha dichiarato di aver subito violenza economica (esclusione dalla gestione del denaro, impossibilità di usare il proprio reddito, mancata conoscenza delle risorse familiari).

Il 74% delle donne che si rivolgono ai CAV presenta almeno una delle seguenti condizioni: mancanza di autonomia economica, richiesta di supporto per autonomia personale/lavorativa, esperienza diretta di violenza economica, fruizione di servizi di sostegno all’autonomia. Dati che valgono anche per il Veneto.

Dal numero di pronta emergenza 1522 emerge che Il 19,7% delle donne che chiamano il 1522 segnala episodi di violenza economica. Le percentuali più alte tra casalinghe (41%), lavoratrici in nero (32,9%), disoccupate (30,6%). Tra le occupate: 15,9%. Tra le donne disoccupate, il 53,7% subisce violenza economica dal partner convivente; tra le casalinghe, il 79,5%; tra le lavoratrici in nero, il 52,8%.

Il 50,5% delle casalinghe e il 43,6% delle lavoratrici irregolari che chiamano il 1522 ha figli minorenni. Delle donne aiutate dai centri antiviolenza in questi anni quelle occupate in forma stabile sono il 23 per cento; le precarie o con occupazioni saltuarie il 31 per cento. Le casalinghe sono il 17%.

È tempo di intervenire

Nonostante la Convenzione di Istanbul, dal 2011, definisca la violenza economica come forma di violenza di genere e imponga obblighi agli Stati Ue e la indipendenza economica sia considerata forma di prevenzione della violenza dalle direttive CEDAW (1979) e dalla Dichiarazione di Pechino ( del 1995); temi ribaditi dalla direttiva Ue del 2024, c’è ancora molto da fare.

Interventi sul Codice Penale

Per questo la commissione parlamentare nella sua relazione di poco meno di 200 pagine, zeppa di dati, contributi, audizioni e analisi propone al Parlamento azioni concrete.

Ovvero, inserire nel codice penale – in particolare nella formulazione del reato di cui all’art. 572 (Maltrattamenti in famiglia) – il concetto di “violenza economica” quale modalità di integrazione del reato, codificando “un indirizzo della giurisprudenza di legittimità ancora poco diffuso tra i giudici di merito”.

Si propone di introdurre la fattispecie autonoma di “controllo coercitivo” volta a punire la condotta di monitoraggio ossessivo del partner anche in relazione alle spese familiari di minimo importo.

Si chiede di introdurre il patrocinio a spese dello Stato, “a prescindere dal reddito, anche alla persona offesa dai reati di cui agli articoli 570 e 570-bis del codice penale (violazione degli obblighi di assistenza familiare), ampliando l’elenco”.

Inoltre si chiede di estendere campagne informative e vigilanza sul tema della sottoscrizione di impegni finanziari. La commissione invita ad “incoraggiare le donne a esaminare con attenzione ogni documento prima della firma e, ove necessario, a ricorrere al supporto di professionisti qualificati in ambito giuridico ed economico”.

Tema che chiama in causa anche banche e intermediari finanziari/bancari/assicurativi. Inoltre, si chiede di favorire l’accesso a “consulenze legali e finanziarie specifiche per consentire alle vittime di rinegoziare i debiti contratti nel corso del rapporto coniugale o di convivenza.

Si chiede di attivare sistemi di monitoraggio delle situazioni di potenziale abuso economico all’interno delle relazioni interpersonali. Di potenziare la formazione specifica del personale bancario/finanziario/assicurativo, affinché sia adeguatamente preparato a riconoscere i segnali di violenza economica e a fornire un’assistenza consapevole e mirata alle persone coinvolte”.

Gli aiuti alle donne

Reddito di libertà e Assegno di Inclusione offrono supporto economico e percorsi di inclusione sociale, con risorse incrementate e misure strutturali. Si aggiungono strumenti come il congedo retribuito, contributo di solidarietà e agevolazioni fiscali.

Riproduzione riservata © il Nord Est