La neve sulle Dolomiti è sempre meno, gli impiantisti: «Ecco le soluzioni»

Software di ultima generazione e tecnologie all’avanguardia per garantire l’innevamento anche senza precipitazioni. Grigoletto (Anef): «Usiamo con attenzione la risorsa idrica»

Alessandro Michielli
Il bacino di innevamento in Po’ Drusciè a Cortina
Il bacino di innevamento in Po’ Drusciè a Cortina

Software di ultima generazione e tecnologie all’avanguardia per garantire la neve anche in assenza di precipitazioni, ma limitando i prelievi d’acqua.

Sistemi di innevamento più veloci nelle poche finestre di freddo disponibili, ma in grado di innevare anche sopra lo zero termico.

Il tutto rispettando il deflusso minimo vitale (Dmv) dei torrenti. Gli impiantisti bellunesi non si spaventano di fronte al cambiamento climatico, ma lo affrontano investendo in innovazione.

Anef: «Investiamo»

«Da un punto di vista tecnologico siamo molto avanzati», afferma Marco Grigoletto, presidente di Anef Veneto, l’associazione regionale che rappresenta le imprese funiviarie. «Ormai siamo quasi tutti dotati di software e di macchine che riducono il consumo di acqua e di corrente. Cerchiamo di risparmiare il più possibile. Se non serve avviare tutta la linea di innevamento, quindi 20/30 cannoni, la tecnologia ci aiuta: si azionano quelli necessari secondo i calcoli fatti con l’aiuto dei programmi, che permettono di produrre il miglior innevamento con il maggior risparmio possibile».

«A livello di gatti della nevi noi poi utilizziamo lo SnowSat», aggiunge. «È un sistema in grado di mappare le piste, dfinisce lo spessore della neve. Questo è molto utile per noi e si trasforma in un risparmio concreto: fino 10 anni fa, quando non avevamo ben chiara la situazione neve sulle nostre piste, questo non era chiaro».

«Innevamento al top»

«I grandi miglioramenti del sistema di innevamento sono stati fatti 5-6 anni fa», aggiunge Grigoletto. «Adesso le case costruttrici tendono a sviluppare soluzioni più tendenti al risparmio energetico e di acqua. Uno degli sviluppi su cui stanno puntando (e ci stanno riuscendo) è cercare di innevare con temperature sopra lo zero. In quel caso, serve raffreddare l’acqua che si trasforma in neve e riesce a reggere l’impatto con le alte temperature. Dai 2/3 gradi sopra lo zero si può fare neve. Un altro sviluppo fatto dagli impiantisti, in collaborazione con le case costruttrici, è aver aumentato la velocità con cui si inneva. Siccome le finestre di freddo sono sempre minori, allora bisogna sfruttarle. E quindi abbiamo fatto grossi investimenti per cercare di utilizzare impianti di innevamento che abbiano capacità di innevare nelle 48/72 ore la gran parte dei collegamenti. Stiamo investendo molto in tubi, sale pompe e innevatoti tecnologicamente avanzati per ridurre i tempi con cui possiamo innevare un determinato tratto di pista».

«Concessioni d’acqua»

«Gli impiantisti hanno concessioni dell’acqua in essere per innevare», afferma Marco Grigoletto, presidente di Anef. «Alcune aree hanno la fortuna di avere i laghi artificiali. Verso la metà di novembre si avvia la procedura per cercare di innevare nel miglior modo possibile le aree, avvantaggiando i collegamenti tra aree sciistiche che è fondamentale per lo sciatore».

«Dal punto di vista dell’acqua noi non abbiamo particolari problemi», prosegue. «In realtà, non consumiamo tantissima acqua: tutto il Veneto usa tre milioni di metri cubi per innevare tutte le aree che abbiamo. Stiamo parlando di un consumo parziale, noi alla fine manteniamo l’acqua in alto fino a primavera, poi la rendiano in parte ai bacini alle aree dove le abbiamo prelevate».

«Cambiare la legge»

«Le concessioni d’acqua che ci vengono rilasciate dalla Provincia sono le classiche concessioni», aggiunge. «Un anno fa è stata fatta una legge che fissa un prelievo a 5 litri al secondo dal torrente, è pochissimo.

La legge non ha tenuto conto delle nostre esigenze, ma con il prossimo anno speriamo di conquistare un aggiornamento di questa legge. Noi, come Anef, stiamo tentando di fare capire le nostre esigenze, perché consumiamo veramente poco: i nostri 3 milioni di metri cubi sono zero rispetto ai 150 milioni metri cubi dell’industria o i 300 milioni metri cubi di alcuni comparti dell’agricoltura. Se preleviamo da pozzi, invece, si può prelevare di più seguendo determinate norme che devono garantire il deflusso minimo».

 

Riproduzione riservata © il Nord Est