Dolomiti più instabili per il clima: vie alpinistiche a rischio chiusura tra frane e crolli

In Valle del Boite e sulle Dolomiti diversi itinerari di arrampicata vengono chiusi o modificati per l’aumento del rischio frane legato ai cambiamenti climatici. Il Cai e gli esperti: «Montagna sempre più fragile, serve massima prudenza»

Francesco Dal Mas
Dolomiti più instabili per il clima
Dolomiti più instabili per il clima

Il clima ha cambiato la montagna: diverse vie alpinistiche – ossia gli itinerari su roccia – dovranno essere chiuse per l’aumentato rischio di frane. Alcune lo sono già, altre dovranno quanto meno essere modificate. A dirlo sono i rocciatori.

Dai cambiamenti climatici ai crolli dolomitici, come affrontare l’estate in montagna con la necessaria consapevolezza del limite? È la domanda cui risponderanno 8 ore di approfondimenti scientifici, affidati ad esperti, che il Club Alpino Italiano di San Vito di Cadore metterà a disposizione domani in una giornata di convegno presso la Sala Belli. “Dolomiti: belle e fragili!” è il tema che dice tutto una giornata di approfondimento scientifico e divulgativo dedicata ai dissesti idrogeologici nella media Valle del Boite.

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La redazione
Frana a Borca di Cadore

«In occasione dei crolli e delle colate, nell’estate 2025, che hanno interessato San Vito e Cancia, se ne sono sentite di tutti i colori. Questa iniziativa» spiega Bruno De Vido, presidente del Cai «nasce dalla necessità di fare luce su quanto accade sempre più frequentemente negli ultimi anni ed in particolar modo di quanto è avvenuto un anno fa, quando la media Valle del Boite è stata interessata da fenomeni di dissesto di particolare intensità che hanno richiamato l’attenzione della comunità locale, degli addetti ai lavori e anche i media nazionali soprattutto per l’interruzione della viabilità. Attraverso un approccio rigorosamente multidisciplinare ci proponiamo di offrire al pubblico una lettura approfondita e accessibile di una realtà territoriale tanto affascinante quanto vulnerabile».

Vittorio Tonet sarà uno dei relatori. È l’anima del Gruppo Rocciatori dei Caprioli di San Vito. Ha scalato in tutto il mondo, ma le Dolomiti le conosce come le sue tasche: «È evidente» anticipa «che i crolli stanno condizionando anche l’attività alpinistica. Come lo stanno facendo i cambiamenti climatici. La parete sud di Croda Marcora, a San Vito è da evitare, perché è probabile che ti salti un sasso in testa. Come sconsiglierei di ripetere alcune vie sulla Nord 8 e non solo del Pelmo». Il Cai, sul Marcora, ha chiuso anche il principale sentiero, che resta blindato anche per la prossima estate. «Ma l’alternativa esiste» puntualizza Tonet, «è la via normale che sale da dietro».

La parete sud – a giugno e luglio del 2025 trasformata ripetutamente in una cascata di sassi e rocce, per migliaia di metri cubi – presenta diversi tracciati alpinistici, taluni abbastanza duri e perciò non molto frequentati dai rocciatori, se non dai più esperti. E la montagna che sta di fianco, l’Antelao? Non è solo una coincidenza, fra l’altro, che i crolli e le colate del giugno 2025 si siano verificate contestualmente.

Le condizioni climatiche hanno influito. «La frana dell’Antelao ha modificato la via normale, che portava alla vetta, aumentando le difficoltà; è diventata più insidiosa, in quanto un po’ più liscia rispetto a prima, però» avverte Tonet «È ovvio che in alto ci potrebbe essere ancora qualcosa che si stacca, bisogna prestare la massima attenzione».

Allargando lo sguardo e sulla base della sua esperienza, il rappresentante dei Caprioli puntualizza che, sulle Dolomiti, le pareti oggi sono più pericolose: «Quindi la prima precauzione dell’alpinista è di informarsi sulla pericolosità della via da ripete o della parete da esplorare. È anche vero, comunque, che in determinate situazioni basta spostarsi di qualche metro per evitare sorprese. I sassi si staccano anche dalle Tre Cime di Lavaredo, super frequentate. Quindi bisogna essere attrezzati, quanto meno di casco. Sul Pelmo, forse il più bersagliato da crolli e distacchi, è da evitare la parete nord, magari anche il canale della fessura, ma sul davanti, per intenderci sopra il rifugio Venezia, le vie si possono percorrere al sicuro».

Al convegno di San Vito parteciperà il professor Casagli, che con l’Università di Firenze gestisce il radar che monitora la parete del Marcora. Casagli ha anticipato al Corriere delle Alpi che il monitoraggio, attraverso questa sofisticata tecnologia, andrebbe esteso anche ad altre pareti dolomitiche a rischio distacchi, specie là dove c’è frequentazione. «È una proposta che mi sento di sottoscrivere. Ovviamente nei limiti del possibile, perché in verità sarebbero da sottoporre a controllo decine e decine perpendicolari, di vette, di cenge, e via elencando» sottolinea Tonet. Casagli ha aggiunto che «occorrono risorse ingenti, deduco che sia impossibile monitorare tutto».

È più sicuro arrampicare sulle Dolomiti o sulle Alpi Occidentali? «Dall’altra parte la roccia è più compatta. La nostra è più fragile».

 

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