Electrolux, dalle cucine a legna fino al boom: un secolo tra Zoppas e Zanussi

La storia di due grandi marchi nati in provincia, da botteghe artigiane a colossi industriali con migliaia di dipendenti. Oggi Electrolux annuncia 1.700 esuberi negli stabilimenti italiani di Porcia e Susegana

Francesco Jori
Da Zoppas a Zanussi fino a Electrolux: cent'anni di elettrodomestici nel Nordest ora a rischio
Da Zoppas a Zanussi fino a Electrolux: cent'anni di elettrodomestici nel Nordest ora a rischio

Una storia lunga un secolo. È il 1923 quando Ferdinando Zoppas, venditore ambulante di San Vendemiano in provincia di Treviso, apre a Conegliano un piccolo negozio di ferramenta: l’insegna recita «Zoppas Ferdinando & Figli». L’anno dopo muore, e l’esercizio viene rilevato dai tre figli Francesco, Riccardo Augusto e Luigi, che con l’ aiuto dello zio materno Luigi Buzzati lo trasformano in un'officina per la riparazione e commercializzazione di stufe e cucine a carbone e a legna. Già nel 1925 viene prodotta una cucina economica in parte in ghisa, ricoperta di piastrelle.

Da lì prende avvio una mini produzione in serie, con tanto di marchio sfornato dallo zio Luigi: una lettera «Z» in carattere gotico, impressa su ogni cucina uscita dallo stabilimento. Nel 1930 viene messa sul mercato una cucina a legna in lamiera, con le parti esposte al fuoco in ghisa, battezzata «Augusta»: un successo immediato, che fa decollare l’azienda, al punto che già nel 1935 conta su un centinaio di operai e ha in catalogo otto diversi modelli.

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Operai in protesta fuori dallo stabilimento Electrolux a Susegana

Già l’anno seguente la produzione si allarga a grandi cucine per comunità. Ma poco dopo lo scoppio della Seconda guerra mondiale l’azienda è costretta a produrre cucine da campo e cassette per munizioni a servizio dell’esercito tedesco. A fine conflitto i tre fratelli Zoppas tornano alle origini, facendo costruire fin dal 1946 una fonderia e una smalteria interne. E nel 1948 si presentano alla Fiera di Milano con la cucina «modello 48» a legna e carbone, che viene subito imitata dalla concorrenza.

Gli anni Cinquanta vedono decollare un nuovo corso legato all’introduzione sul mercato delle bombole Gpl: Zoppas produce i primi modelli di cucine a gas; poi nel 1954 si allinea all’entrata sul mercato dei primi frigoriferi, e l’anno successivo a quello delle lavatrici.

È un autentico boom che porta a un ingrandimento dell’azienda: a metà anni Cinquanta i dipendenti sono già arrivati a 1.500, e si presenta la necessità di ingrandire lo stabilimento di Conegliano, con una superficie coperta di 50.000 metri quadri, e una produzione giornaliera di 2.000 pezzi. Ma non basta ancora: a inizio anni Sessanta l’area della fabbrica raddoppia; e nel 1967 i dipendenti sfiorano i 4.000.

La produzione si estende a vasche da bagno e piani doccia; e viene messa sul mercato la prima lavastoviglie di produzione italiana, la Stovella. È il vertice di una parabola che scende in modo rapido e traumatico: nel 1969 Zoppas acquista un’azienda milanese, la Triplex; passo troppo lungo, che la porta ad una crisi tale da venire ceduta nel 1970 alla Zanussi di Pordenone, all’epoca maggior produttore nazionale di elettrodomestici.

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A sua volta, quest’ultima è una realtà partita dal basso: è il 1916 quando a Pordenone apre i battenti l’Officina Fumisteria Antonio Zanussi, ditta artigiana specializzata nella fabbricazione e riparazione di cucine a legna; si tratta di un modesto locale di una trentina di metri quadri, in corso Garibaldi, in cui lavorano tre operai. Ma dieci anni dopo lo spazio è già quadruplicato, e inizia la produzione di un modello di cucina a legna con piastra in ghisa, la Azp, che incontra immediato successo sul mercato. L’azienda si allarga, i dipendenti crescono, e nel 1933 viene lanciato il marchio Rex: nome scelto da Zanussi in omaggio al transatlantico italiano comandato da Francesco Tarabotto, che proprio in quell'anno ha conquistato il nastro azzurro per la traversata da Genova a New York. La novità paga, al punto che l’anno successivo arriva il trasferimento su un’area di 2.000 metri quadri in via Montereale, e la produzione si allarga al mercato delle grandi cucine per alberghi e comunità.

Il grande salto di qualità e quantità arriva grazie a Lino Zanussi, classe 1920, figlio di Antonio, che dopo la morte di quest’ultimo assume la guida dell’azienda assieme al fratello Guido, trasformandola in un colosso degli elettrodomestici.

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Lo fa a seguito di un viaggio effettuato nel 1950 negli Stati Uniti, per studiare le più moderne tecnologie di produzione: lì capisce che il mercato italiano ha grandi possibilità di crescita nel settore, e nel 1951 avvia una diversificazione produttiva che spazia dai fornelli a gas alle grandi cucine, ai frigoriferi, alle lavatrici, ai televisori.

È una scelta che paga: già a metà anni Sessanta la Zanussi conquista la leadership italiana, associandola a una forte presenza all'estero, e dando lavoro a oltre 13.000 persone. Ma il 18 giugno 1968, Lino e cinque suoi collaboratori perdono la vita in un incidente aereo in Spagna, nei pressi di San Sebastiano, durante un atterraggio di emergenza causa condizioni atmosferiche avverse.

L’azienda passa sotto la guida di Lamberto Mazza, e conosce ancora una fase espansiva per tutti gli anni Settanta; ma poi entra in una pesante crisi finanziaria, che nel 1984 porta all’ingresso della multinazionale svedese Electrolux con una quota del 49%, salita dieci anni dopo al 100%, salvando il gruppo dal fallimento.

A Nordest, Electrolux gestisce gli stabilimenti di Porcia (lavatrici e lavasciuga) e Susegana (frigoriferi e congelatori). Ora, il traumatico annuncio del taglio di 1.700 posti di lavoro, sui 4.500 esistenti nelle fabbriche italiane.

 

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