Cresce a Nordest la violenza dei ragazzini: baby gang sempre più aggressive
Il report “(Dis)armati” di Save the Children evidenzia una crescita preoccupante della violenza giovanile in Veneto e Friuli Venezia Giulia tra 2014 e 2025

Le cronache lo raccontano ogni giorno: il bollettino amaro di una violenza giovanile sempre più diffusa. Presente in tutto il Veneto, in crescita nell’intero Nordest.
A offrire un quadro d’insieme tutt’altro che rassicurante, ma anche un prezioso monitoraggio per ripensare le politiche giovanili, è il report “(Dis)armati. Un’indagine sulla diffusione della violenza giovanile, tra percezione e realtà”, realizzata dal Polo Ricerca di Save the Children con il sostegno di Fondazione Iris Ceramica Group Ets. I numeri sono riferiti al primo semestre 2025 e c’è inoltre un confronto lungo un decennio, dal 2014 al 2024.
I numeri
La sintesi del rapporto è netta sulla situazione in Veneto: «L’incidenza di 14-17enni denunciati o arrestati ogni mille abitanti nella stessa fascia d’età per lesioni personali (1,41 ogni mille), rapina (0,95 ogni mille) e minaccia (0,57 ogni mille) è tra le più alte in Italia».

E non va meglio in Friuli Venezia Giulia: qui si registra la crescita più significativa, in rapporto agli altri territori e al totale dei coetanei, delle segnalazioni per minacce e lesioni personali. Torniamo in Veneto: tra il 2014 e il 2024 sale l’incidenza di minori segnalati per alcuni reati: rapina (+2,04 ogni mille abitanti tra i 14 e i 17 anni), lesioni personali (+1,37), minaccia (+0,57) ed estorsione (+0,43). Estorsioni e rapine, in particolare, collocano il Veneto tra le regioni in testa alla classifica. L’unica percentuale in calo è quella dei segnalati per associazione di tipo mafioso (-0,02 ogni mille abitanti tra i 14 e i 17 anni).
Ma è un dato che consola assai poco. Il report ha acceso un faro su alcune città italiane, tra queste Venezia. Anche qui le percentuali sono tutte in aumento.
Crescono i ragazzi segnalati per rapina (74 nel 2024, 35 nel primo semestre 2025 ed erano appena 5 nel 2014), lesioni personali (70 nel 2024, 28 nel primo semestre 2025, erano 51 nel 2014), minaccia (39 nel 2024, 24 nel primo semestre 2025, erano 25 nel 2014), porto d’armi (24 nel 2024, 10 nel primo semestre 2025, erano 13 nel 2014), estorsione (14 nel 2024, 8 nel primo semestre 2025, era 1 nel 2014).
Una sequenza di numeri destinata a essere rapidamente dimenticata non fosse per l’elemento che li accomuna e che è quello da trattenere: quasi ovunque c’è il segno più e racconta di una violenza che si diffonde nel territorio e nelle sue diverse forme.
Il disagio
Che cosa sta succedendo nel nord est che in Italia si è a lungo distinto per il segno positivo, ma davanti a fattori economici come il reddito, le esportazioni, il pil? Nella terra diventata simbolo del benessere diffuso, sembra che diffuso, ora, sia soprattutto il disagio giovanile. Molti, e in particolare molti laureati, se ne sono andati: 11 mila hanno lasciato il territorio dal 2011, come raccontato da Fondazione Nord Est. E ora ecco queste altre cifre che parlano di violenza.
Come peraltro rilevato dalla presidente della Corte d’Appello di Venezia Rita Rigoni in sede di inaugurazione di Anno giudiziario, lo scorso gennaio: «È stato notato il rilevante aumento delle richieste di rinvio a giudizio in relazione a gravi reati contro la persona, il patrimonio (rapine, estorsioni, lesioni) e/o concernenti gli stupefacenti commessi da giovani appartenenti alle cosiddette baby gang che agiscono, spesso ai danni di coetanei», ha detto il magistrato, «Si tratta di un fenomeno allarmante e diffuso pressoché sull’intero territorio del distretto».
E anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio, citando il caso Treviso da tempo alle prese con baby gang più o meno brutali, aveva parlato di «crescita esponenziale della delinquenza minorile, da studiare». Il presidente Anci Veneto e sindaco di Treviso si è fatto portatore di una proposta di legge da presentare a Roma che in materia di sicurezza preveda l’inasprimento delle pene e l’abbassamento dell’età della responsabilità dei ragazzi.
La risposta
La risposta immediata rappresentata da misure repressive, secondo Save The Children non funziona alla lunga: «La violenza giovanile nasce spesso in un vuoto educativo e sociale: è lì che bisogna intervenire. Prevenire significa investire in contesti che offrano ai ragazzi opportunità, ascolto, relazioni rispettose e alternative positive», scrivono i responsabili della ricerca.
Concretamente la prevenzione si traduce in un grande investimento educativo: più presenza adulta stabile, più psicologi nelle scuole, più educatori di strada, più spazi di aggregazione reale, più continuità tra scuola, servizi e terzo settore. «E invece in questi anni il Paese sembra essere andato nella direzione opposta», viene rimarcato ancora nel documento. —
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