Tajani e Urso al Vinitaly: «Traino per l’export nella tempesta globale»
Parata di ministri per l’inaugurazione della 78esima edizione in Fiera a Verona. Il titolare degli Esteri: «Preoccupati dal prezzo dei carburanti, non dal gas»

La guerra e la crisi in Medio Oriente irrompono sul banchetto del Vinitaly. Ne monopolizzano le conversazioni, assorbono le paure di un settore che già lo scorso anno si era dato appuntamento sotto l’ombra della minaccia dei dazi a stelle e strisce. «È la sveglia che ci impone di fare ordine in casa nostra e allo stesso tempo di allargare l'orizzonte commerciale» prova a scuotere il settore Lamberto Frescobaldi, presidente dell’Unione italiana vini. Ma intanto il caos delle notizie che arrivano dal Medio Oriente non fanno che offuscare ulteriormente un orizzonte di cui nemmeno si intravede la linea.
«Molto preoccupati per la guerra»
«Sono molto preoccupato per l’andamento dei colloqui tra Iran e Stati Uniti» è costretto ad ammettere il ministro degli Esteri Antonio Tajani, alla vigilia del suo viaggio in Libano. Lo dice pure il suo collega allo Sviluppo Adolfo Urso: «Lo sono anch’io, e molto». E pure, dalle nostre parti, il governatore Stefani: «Non potrebbe essere altrimenti».
Tutti, a loro modo, chiamati a dare risposte al settore che gli sta intorno: il vino. Il prodotto di cui l’Italia è primo esportatore al mondo, con un valore d’affari che nel 2025 ha toccato i 7,8 miliardi di euro. Cifre di un mercato, nonostante tutto, in salute; e persino capaci di spingere il presidente dell’Ice Matteo Zoppas a rilanciare: «Vogliamo portare l'export del vino italiano dagli 8 ai 10 miliardi di euro nel più breve tempo possibile».
«Gli accordi economici che sono stati sottoscritti dall’Unione Europea ci stanno aiutando» concede appunto il presidente di VeronaFiere Federico Bricolo, ridisegnando le mappe commerciali dell’Italia del vino: «L’India, un mercato sempre più attrattivo, dove la tassazione è più bassa e dove abbiamo già fatto due edizioni del Vinitaly. Mentre presto ci apriremo all’Australia e al Brasile, e continuiamo a guardare con interesse all’Africa, un continente di grande interesse».
Un mercato che cerca la qualità
Non temiamo i dazi (contenuti) di Trump: è il pensiero, in estrema sintesi, del ministro degli Esteri. «Il vino italiano è di altissima qualità, e il consumatore americano è disposto a spendere di più per averlo», il passaggio culturale che ormai è sempre più evidente: la richiesta di maggiore qualità, che sospinge il settore.
La situazione critica dei carburanti
Ma parlare di aromi prescindendo dalla guerra sarebbe un esercizio ingiusto, oltre che scorretto. Perché è soprattutto dall’andamento del conflitto in Medio Oriente, dei colloqui con l’America di Trump e Israele, che dipende il futuro dell’economia del Paese. L’economia “alta”, ma anche quella che ci tocca nel quotidiano. Il prezzo della benzina, del gas, dei materiali.
«Gas ne abbiamo fino al prossimo inverno» rassicura Tajani; ma carburante, quello no. «Il prezzo del carburante per gli aerei ci preoccupa, anche in ottica export» è costretto ad ammettere ancora il ministro, «e siamo preoccupati anche per i fertilizzanti». Pure loro, bloccati a Hormuz. Per questo, ha annunciato all’Ansa Christophe Hansen – commissario Ue all’Agricoltura, oggi atteso al Vinitaly – entro l’estate sarà presentato il nuovo piano d’azione europeo sui fertilizzanti, «perché abbiamo bisogno di nuovi fornitori per ridurre il rischio di crisi».
«Stop al patto di stabilità»
Ma intanto l’Italia bussa alle porte dell’Europa. Lo fa il ministro Adolfo Urso (Sviluppo economico) prima annunciando il traguardo di un mese per il decreto di Transizione 5.0; ma poi chiedendo – come peraltro avrebbe fatto poco dopo il suo compagno di governo, Matteo Salvini – «la revoca del patto di stabilità».
E lo fa la segretaria dem Elly Schlein – pure lei al Vinitaly ieri, anche con una battuta al veleno: «Ho girato quasi tutti i padiglioni, non c’è una sola persona che mi abbia posto il campo largo come tema principale – domandando piuttosto «un tetto europeo al prezzo del gas» e bacchettando l’esecutivo: «Perché i ministri che oggi invocano la sospensione del patto di stabilità sono gli stessi che lo hanno votato?».
Tajani: «governo, rapporti solidi»
Intanto, Tajani prova a rassicurare: «Grazie alla stabilità del governo e alla solidità dei rapporti interni – premette – c’è un equipaggio in grado di portare la “nave Italia” fuori dalla tempesta mondiale in corso». Ed è una sottolineatura che si staglia sul proscenio di un esecutivo che, negli ultimi tempi, ha mostrato tutto tranne che solidità – prova ne sia, il debutto di domenica del ministro del Turismo Gianmarco Mazzi: «Andiamo incontro a una stagione dove probabilmente prevarrà il turismo domestico», ha detto, destreggiandosi nella congiuntura attuale. E che segue di pochi giorni il lunghissimo colloquio avuto dallo stesso coordinatore azzurro con i fratelli Berlusconi, Marina e Pier Silvio.
Ma le note di colore politico ci sono pure dalle nostre parti: ad esempio, non è sfuggito il brindisi a base di Durello, preferito dal governatore Stefani, per inaugurare il padiglione della regione Veneto. Tutto “risolto” al momento del taglio della forma di grana Caseus, insieme al predecessore Luca Zaia.
Vino e cibo: il connubio su cui punta anche il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, “padrone di casa”domenica. Le nuove frontiere del settore, per cercare di guardare avanti.
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