Il 20 per cento dei laureati diventa manager, ma gli stipendi iniziali sono molto bassi

L’analisi sull’inserimento occupazionale all’Università di Padova: reddito a 33.624 euro tra 25 e 34 anni: più esiguo rispetto agli atenei di Verona, Trieste, Trento e Ca’ Foscari

Claudio Malfitano
Un evento al Bo
Un evento al Bo

Studiare a Padova? Conviene solo quando si diventa vecchi. È un po’ un paradosso quello che emerge dalla fotografia scattata dall’University report 2026 dell’Osservatorio JobPricing, che analizza le performance retributive e l’inserimento occupazionale dei laureati italiani. Per il Bo il quadro è in chiaroscuro: l’ateneo guidato dalla rettrice Daniela Mapelli paga il pegno di essere un ateneo generalista con stipendi di ingresso inferiori al 2% rispetto alla media nazionale: nei primi 10 anni di carriera la Ral (retribuzione annua lorda, ndr) media di 33.624 euro, mentre istituti come la Bocconi o i vari politecnici garantiscono guadagni molto più alti.

Ma l’aumento della Ral degli studenti del Bo nel giro di vent’anni è del 51,5%, ben più di altri atenei. Proprio per il suo essere un mega ateneo, con oltre 75 mila studenti, il Bo non è proprio una università sforna manager: solo uno su 5 dei laureati a Padova va oltre il ruolo di impiegato.

La prima fascia di carriera

Analizzando la prima fascia di carriera, quella compresa tra i 25 e i 34 anni, i laureati dell’università di Padova percepiscono una Ral media pari a 33.624 euro. Un dato che colloca Padova leggermente al di sotto della media nazionale (34.445 euro, con uno scostamento in negativo del 2%) e che posiziona il Bo al 29esimo posto sui 40 atenei monitorati nella classifica. Il confronto si fa ancora più incisivo se ristretto al contesto del Triveneto e del Nord Italia, dove la competizione nel mercato del lavoro è più alta.

Si possono trovare differenze anche piuttosto marcate: la Bocconi guida il ranking con 42.007 euro (più 22% sulla media nazionale), seguito dal Politecnico di Milano e dall’atenero di Parma. Guardando al Veneto, Padova cede qualcosa anche rispetto a Ca’ Foscari che vanta una Ral iniziale di 36.008 euro, Verona con 34.784 euro, Trieste con 34.547 euro e Trento con 34.334 euro. Il Bo va meglio rispetto a Bergamo (33.246 euro) e Ferrara (32.745 euro).

Sul lungo periodo

La marcia vincente del Bo emerge però sulla lunga distanza. Nella fascia d’età 35-44 anni la Ral media dei laureati padovani sale a 42.597 euro, per poi raggiungere i 50.939 euro nella fascia 45-54 anni. Tra la prima e la terza fascia di carriera si registra un tasso di crescita del 51,5%. Una progressione economica che è più alta rispetto al tasso di incremento sia del Politecnico di Milano (46,8%) che della Bocconi (37,3%).

C’è però da dire che nella statistica i laureati padovani non fanno una gran carriera (proprio perché sono tanti, come si diceva prima). L’80% si ferma a una posizione da impiegato, un dato che comunque è in linea con i quelli dei grandi atenei statali.

C’è poi un 14% che raggiunge la qualifica di quadro, mentre il 6% arriva anche a ruoli dirigenziali. Una quota, quest’ultima, che è la stessa di Bologna o Torino, ma che è inferiore al 9% registrato da Genova (primo ateneo in Italia per manager sfornati) o ai numeri dei poli milanesi.

Ritorno dell’investimento

L’University report 2026 introduce anche il «Payback index», un indicatore che stima il tempo medio necessario per ammortizzare gli investimenti sostenuti durante gli studi. In pratica: tasse universitarie, materiale didattico, costi della vita e il mancato guadagno derivante dal ritardato ingresso nel mercato del lavoro per proseguire gli studi.

Va detto però che ci sono elementi non essendo considerati direttamente nel calcolo dell’indice, che possono ridurre il payback: la detraibilità delle tasse e degli affitti, le borse di studio, la no tax area (che il Bo ha portato a 30 mila euro di Isee), e gli eventuali redditi da lavoro durante gli anni universitari.

In ogni caso, per coloro che si sono laureati al Bo il rientro economico dall’investimento si attesta su una media di 17,7 anni, cifra che sale a 20,4 anni per i fuori sede, che evidentemente pagano la crisi abitativa e gli alti costi per trovare una casa in città.

Nel confronto con gli altri atenei ci sono località che garantiscono un ritorno molto più rapido, come il Politecnico di Torino (13 anni) o l’ateneo di Udine (15,7 anni), l’università di Galileo fa molto meglio rispetto ad altri grandi atenei come la Statale di Milano (20,6 anni per gli in sede) e La Sapienza di Roma (20,2 anni).

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