«Essere amati e amare»: la lezione di vita di Sammy Basso raccontata nel libro dei genitori

Nel volume “Sammy. Una vita da abbracciare”, papà Amerigo e mamma Laura Basso ripercorrono la storia del figlio malato di progeria e scomparso nel 2024 a 28 anni con parole intime e commoventi. Tra lettere inedite e ricordi, emerge il messaggio universale di Sammy: la forza dell’amore 

Camilla Gargioni
Laura Lucchin con il marito Amerigo e il loro figlio Sammy Basso
Laura Lucchin con il marito Amerigo e il loro figlio Sammy Basso

Essere amati e amare. Parole semplici, ma spiazzanti, che lasciano nelle mani di tutti l’eredità di Sammy Basso. Il libro Sammy. Una vita da abbracciare, scritto dai genitori Amerigo e Laura insieme alla giornalista Chiara Pelizzoni, è un viaggio fatto di ricordi, scoperte, emozioni sul giovane biologo affetto da progeria (Edizioni San Paolo, pag. 272, 16 euro).

Il racconto dei genitori, due voci che si intrecciano, due punti di vista che coincidono pur con parole diverse. Poi quelle lettere, scritte da Sammy nel 2017, che hanno svelato ai suoi amici e ai suoi genitori un mondo nuovo. Sammy, vicentino di Tezze sul Brenta, è scomparso nel 2024, a 28 anni: la progeria ha condizionato la sua vita, ma lui non ha mai lasciato che prendesse il sopravvento. Lo ha reso un simbolo, che ancora oggi insegna a non fermarsi alle apparenze. A non lasciarsi condizionare dai fallimenti. A vivere la vita, così com’è.

Amerigo e Laura, perché questo libro? Come è nato?

«Parlando con la nostra amica Chiara Pelizzoni, ci siamo detti che sarebbe stato bello conoscere le persone destinatarie delle lettere lasciate da Sammy. Il libro è stato un’occasione per incontrarle: chi ha voluto, ha reso pubblica una parte della sua lettera».

Nella narrazione avete scelto di alternarvi. Ci sono stati ricordi difficili da mettere in parole?

«Sammy ti smuove, sempre», risponde Laura, «perché vai a toccare quelle corde, quei vissuti importantissimi e hanno fatto partire il tutto. C’è sempre una forte emozione. Ma non è stato difficile: siamo sempre stati abituati a parlare tantissimo, con Sammy. Di tutto. Anche di cose molto private, in maniera sempre serena. Diciamo che è stato naturale, stranamente».

È stata anche un’occasione per incontrare gli amici di Sammy.

«Sono venuti da noi, abbiamo scoperto piccole cose che non conoscevamo, e quello che Sammy aveva lasciato loro. E quello che loro hanno dato a Sammy. Diceva sempre che imparava dagli amici, colleghi, dottori… da loro ha avuto la normalità, loro da Sammy la diversità. Normalità e diversità insieme sono diventate una cosa unica: Sammy non si è mai visto come diverso».

Infatti nel libro ricordate quell’episodio a scuola, con la troupe televisiva che chiede: «Cosa vedete di strano in Sammy?». E i bambini rispondono: «Perché? Che cosa ha di strano?»

«Tutte le persone che hanno conosciuto Sammy sono rimaste. Chi entra nella nostra casa rimane, portiamo avanti amicizie da anni, così come la nostra associazione (A.I.Pro.Sa.B.). Lui faceva sparire la malattia. La sua forza era questa».

Quando avete capito che non sarebbe vissuto sotto una campana di vetro?

Laura: «Pochi giorni»; Amerigo: «Massì, una decina. Sammy era molto intelligente già da piccolo, aveva ribaltato subito la situazione a suo favore. Faceva il monello… non ci ascoltava più. Abbiamo capito che non era quello il modo di far vivere nostro figlio. Ci siamo detti: “Stiamo sbagliando tutto. Deve avere una vita normale, come quella di tutti”. È stata la svolta. Così è diventato Sammy».

E l’insonnia?

Amerigo: «Non ha mai dormito» (ride). «Quando era piccolo faceva tre sonnellini, era stremante». Laura: «E da grande, quando si svegliava, lavorava, anche con l’équipe di Boston: il fuso orario era perfetto. Lo trovavamo con le cuffie, alle quattro di notte».

Poi quel primo fallimento all’università con Fisica…

«È stata veramente dura: ha vissuto il limite della sua malattia. Ha voluto provare da pendolare, ha voluto fare vita come tutti gli altri… ma là c’erano tante difficoltà».

Il rapporto con Jovanotti?

«È nato da un amico di Sammy, Andrea Fontana, anche lui destinatario di una lettera che si trova nel libro. Spesso portava Sammy in giro e ha conosciuto Jovanotti: siamo andati a Milano a un suo concerto. Un semplice ciao è diventata una amicizia».

E il rapporto con la fede?

«Siamo una famiglia di cristiani, non siamo bigotti e nemmeno estremisti. Fin da piccolo, Sammy aveva una fede molto radicata, senza che nessuno gli parlasse in maniera approfondita di chi fosse Dio. Diceva: “Se sono nato così, un motivo c’è e ha un progetto su di me”. È cresciuto con un rapporto intimo con Dio, ma anche momento di allontanamento. Ha messo in discussione la sua fede, non perché non credesse più: aveva 11 anni, c’era la sperimentazione clinica a Boston e dentro di sé pensava, vuoi vedere che guarisco e vado contro volontà di Dio. Ha anche studiato tutte le religioni».

Quando parlate dell’addio di Sammy, scrivete: «La morte in mezzo agli amici, al termine di un giorno di festa». Come è stato?

Laura: «Sammy non voleva andarsene in ospedale, attaccato a una macchina. Non è stato semplice per noi, assolutamente. È stato durissimo: avrei voluto esserci come ci sono stata tutti i giorni della sua vita. Nella mia testa, pensavo che anche l’ultimo momento fosse con me. Poi ho capito che andava bene così. Probabilmente, non avrebbe mai voluto farmi provare quel distacco».

Nel libro poi trovano spazio le lettere di addio scritte nel 2017 per dire «Grazie». Qual è la più grande eredità di Sammy?

Laura: «Ogni giorno, scopriamo alcune cose che ha fatto. E che sta ancora facendo. La più bella eredità è quella che ha lasciato scritta: la cosa essenziale è essere amati e amare. Penso che se tutti facessimo questo, non ci sarebbero tanti problemi nel mondo». Amerigo: «Questa eredità è la cosa più forte. Sammy ha sempre amato gli altri in maniera totale. Smisurata. Nel vero senso della parola, sia amici sia parenti sia conoscenti… incontrava una persona e sprigionava amore. Anche con chi aveva appena incrociato, lasciava amore. Una ventata di cambiamento, che non si sarebbero mai aspettati da una persona così. È la forza di Sammy». 

 

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