Voglia di sport: così il Nord Est si distingue per impianti e stili di vita
I dati del Rapporto Sport 2025: Veneto e Friuli Venezia Giulia ai vertici per numero di impianti ogni mille abitanti. Crescono le associazioni dilettantistiche mentre la sedentarietà è tra le più basse

Il settore cresce, in tutta Italia. E il Nord Est traina, collocandosi sopra la media nazionale e ponendosi dunque come modello virtuoso: lo sport si sta ritagliando un posto sempre più al sole nella penisola, configurandosi ormai come un’autentica infrastruttura sociale ed economica. La cultura del movimento è in rapida progressione (38 milioni i connazionali attivi) e il relativo mercato risponde, con un processo di incremento e adeguamento impiantistico che va di pari passo con la diminuzione della sedentarietà degli italiani, arrivata al minimo storico del 33,2%, e con l’aumento della pratica continuativa, che si attesta al 28,6%, coinvolgendo 16,4 milioni di persone. La fotografia esce dal Rapporto Sport 2025, realizzato da Sport e Salute Spa in collaborazione con l’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale. Trentadue i miliardi di valore aggiunto generati dal comparto (pari all’1,5% del Pil), 421 mila gli occupati.
Nord Est faro dello sport
Friuli Venezia Giulia e Veneto si distinguono, nel Paese, per qualità del patrimonio impiantistico – pur con dinamiche diverse negli investimenti – e per stili di vita. Un focus d’insieme: in Italia vi sono 78.372 strutture sportive e 144.303 spazi per attività, in ampia misura (si supera il 40%) accomunati dal problema della vetustà: risalendo, mediamente, ad un periodo compreso fra gli anni Settante gli Ottanta, i complessi sono altamente bisognosi di opere di riqualificazione.
A Nordest, come detto, la situazione è migliore. In Friuli Venezia Giulia la quota attiva degli impianti (2.124) e degli spazi disponibili (4.163) è del 95%, sopra la media nazionale, pari al 92%; in Veneto sono censiti 7.861 impianti, con 15.039 spazi, e la soglia di attività è il 96%. Per quanto riguarda le realtà inutilizzate, in entrambe le regioni il motivo principale consiste proprio nell’insufficiente stato di conservazione.
La dotazione
Il Friuli Venezia Giulia annovera 1,69 impianti attivi ogni mille abitanti (la quota nazionale è di 1,27) e 3,37 spazi per lo stesso parametro di potenziali utenti (2,38 in Italia), indice di una buona disponibilità; il Veneto presenta 2,13 strutture attive (sempre per mille abitanti) e 3,01 spazi d’attività; è inoltre in linea con la media nazionale relativa alla proprietà pubblica dei beni (69%, contro il 70% italiano), mentre il Friuli Venezia Giulia supera la soglia, collocandosi a quota 73%.
A livello energetico, poi, l’impiego di fonti rinnovabili negli impianti in funzione risulta dell’11% in Italia: il Fvg vanta una percentuale lievemente superiore (12%), mentre il Veneto è leggermente sotto il parametro.
Piani di investimento
La media nazionale degli investimenti sull’impiantistica sportiva è di 27,1 euro per abitante; a Nord si sale a 31,6.
In Veneto – complici gli interventi legati alle Olimpiadi invernali Milano-Cortina – si rileva un forte recupero post-pandemia (al 2023 sono stati superati i livelli del 2019, con consolidamento del trend nel 2024), in Friuli Venezia Giulia si registra un ricorso ridotto ai finanziamenti Icsc, anche in ragione dell’impiego di risorse proprie, derivanti dall’autonomia regionale.
La rete associativa
Sono 107.804 gli enti sportivi dilettantistici iscritti nel Registro nazionale delle attività sportive dilettantistiche; in Friuli Venezia Giulia se ne contano 2.645 (nel rapporto di 2,21 per mille abitanti, ulteriore dato superiore al quadro nazionale), ma con una media tesserati più bassa (152,7).
Il Veneto, per parte sua, registra 9.680 Esd (circa 2 ogni mille persone, contro il dato italiano di 1,83) e una media tesserati per ente di 199,1, superiore a quella del Paese (175,5).
Nel campo dello sport inclusivo, invece, la quota di Esd con affiliazioni paralimpiche o per disabilità (del 6% in Italia) risulta inferiore: 5,4% in Veneto, 5,8% in Friuli Venezia Giulia. Circa, poi, il lavoro generato dallo sport, il Veneto supera la regione contermine, che in compenso assorbe nel settore più donne. Nel 2024 erano attivi contratti di collaborazione sportiva dilettantistica per 57.003 lavoratori sportivi in Veneto (per il 34% donne, età media 37,9) e 10.648 in Friuli Venezia Giulia (36% donne, età media 39,2).
Movimento e stili di vita
Su scala nazionale, la pratica continuativa di sport è arrivata, come detto sopra, al 28,6%. Il Veneto fa meglio, toccando il 32,6%, uno dei livelli più alti nel Belpaese, mentre il Friuli Venezia Giulia si colloca a quota 28%, dunque di poco sotto il dato nazionale.
Si distingue invece sul fronte sedentarietà (pari al 33,2% in Italia): in Fvg si è al 21,5%, poco più che in Veneto (21%).
Il ministro Abodi: «Analisi importante per orientare le decisioni»
«Il Rapporto Sport – commenta il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi – attesta l’impegno del governo nel settore e consente di orientare le strategie a livello nazionale e territoriale. Grazie all’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale e alla società Sport e Salute offriamo alla comunità e agli attori del sistema una rappresentazione puntuale di una serie di elementi essenziali, che permettono di indirizzare le politiche pubbliche dedicate al movimento, per giungere a un piano regolatore nazionale dell’impiantistica sportiva in grado di contribuire alla sostenibilità ad ampio spettro dei modelli gestionali delle strutture».
L’importanza dello strumento d’indagine viene evidenziata pure da Beniamino Quintieri, presidente dell’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale (il quale sottolinea il valore di un «quadro informativo aggiornato e sistematico, che permetta di valutare l’impatto degli investimenti e di programmare interventi sempre più mirati»), e da Marco Mezzaroma, presidente di Sport e Salute: «Questi numeri – dichiara – sono la fotografia di un Paese che sta riscoprendo nello sport un motore di salute, inclusione e socialità. Lo attestano i 38 milioni di italiani che hanno scelto uno stile di vita attivo: a ciò si deve dare risposta, adeguando l’offerta».
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