Il Prosecco stacca lo Champagne: ecco i motivi di un sorpasso storico
Record delle bollicine nostrane, flop francese. È lo scontro tra due realtà opposte, tra un sistema capace di evolversi e uno arroccato su un modello superato

Il panorama mondiale delle bollicine sta vivendo un rovesciamento storico degli equilibri, una faglia che separa il vecchio lusso d’élite dal nuovo lifestyle globale. Mentre i territori del Nord Est celebrano il successo di una “locomotiva Prosecco” da quasi 800 milioni di bottiglie, i dati del 2025 certificano una crisi strutturale per lo Champagne. Non si tratta solo di numeri, ma dello scontro tra due visioni opposte: da un lato la reattività di un sistema capace di evolversi, dall’altro l’arroccamento di un modello che fatica a parlare al presente.
La caduta dei giganti
Secondo i dati del Comité Champagne, il 2025 si è chiuso con 266 milioni di bottiglie, confermando una parabola discendente che in tre anni ha bruciato 60 milioni di pezzi. La crisi francese nasce da una scelta precisa: l’arroccamento. Per proteggere margini e prestigio, le Maison hanno spinto sulla “premiumizzazione”, alzando i prezzi in modo forzato.
Tuttavia, legando il proprio destino al lusso estremo, lo Champagne è finito nella medesima tempesta che sta colpendo i grandi marchi dell’alta moda e dell’orologeria. Risente della crisi del comparto nel suo complesso e di un profondo cambio di paradigma: i nuovi consumatori preferiscono l’esperienza al possesso. Trasformatosi in un “asset da collezione” , lo Champagne ha così perso il contatto con la socialità quotidiana, auto-escludendosi dai calici del ceto medio mondiale.
La locomotiva Prosecco
All’estremo opposto, il sistema Prosecco (che comprende la Doc e le Docg Conegliano Valdobbiadene e Asolo) ha raggiunto il traguardo record di 798 milioni di bottiglie. Il segreto di questo primato risiede nella reattività. Nelle campagne venete e friulane si è intuito con prontezza dove il mondo stava andando: verso un consumo più informale, dinamico e leggero. Sotto la guida del presidente Giancarlo Guidolin e del direttore Luca Giavi, il Consorzio Prosecco Doc ha saputo rispondere ai cambiamenti degli stili di vita, intercettando la domanda di convivialità della Gen Z. In quest’ottica, ha avviato la sperimentazione persino di versioni a bassa gradazione alcolica per rispondere ai nuovi trend del benessere.
Due modelli a confronto
Sebbene lo Champagne mantenga un fatturato notevolmente superiore a quello del sistema Prosecco, la sua redditività è oggi minata da magazzini che faticano a ruotare. Il Prosecco ha invece risposto al mercato non con l’innalzamento delle barriere, ma grazie alla capacità di leggere rapidamente i cambiamenti della domanda globale, offrendo un lusso accessibile capace di coniugare qualità, prezzo e immediatezza di consumo. Infatti, il Prosecco non “intimidisce” il consumatore con rituali rigidi: è versatile, è festoso ed è motore della mixology globale, ossia della cultura dei cocktail. Mentre i critici con la “puzza al naso” parlavano di “vino di massa” , i produttori del Nord Est creavano la lingua universale dell’aperitivo contemporaneo.
L’intuizione del Nord-Est e il sorpasso culturale
Il 2025 segna un punto di non ritorno: il mondo non ha smesso di amare le bollicine, ha semplicemente scelto quelle capaci di coniugare identità e piacere immediato. I l successo del Prosecco premia una classe imprenditoriale attenta ad ascoltare il mercato globale senza mai recidere il legame con le proprie radici. Mentre lo Champagne reagisce all’instabilità arroccandosi nella difesa del margine — a costo di perdere quote rilevanti di mercato — il Veneto e il Friuli rilanciano con la forza della presenza. La locomotiva corre perché ha saputo abbattere i muri, diventando il simbolo di una modernità che preferisce il brindisi condiviso all’esclusività elitaria internazionale.
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Gianni Moriani, che firma questo articolo, è un storico della cucina e del paesaggio agrario. Ha insegnato all’Università Cattolica di Roma e a Ca’ Foscari Venezia dove ha ideato il Master in Cultura del cibo e del vino. Ha pubblicato fra gli altri “L’uomo è ciò che beve”, “Spritzmania” (Cierre), “Veneto, terre e paesaggi del vino” (Marsilio).
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