Il bimbo lasciato a piedi dal bus, il pasticcio del ticket a 10 euro: quando le Olimpiadi le pagano i residenti

Con il nuovo ticket olimpico da 10 euro, introdotto da Dolomitibus, sono state eliminate le tariffe chilometriche sulla linea 30. Il cambio di regole ha portato al caso del bambino lasciato a piedi sotto la neve. La madre ha presentato denuncia, la società ha avviato accertamenti. Tutta la storia, spiegata bene

Elia Cavarzan

Una tratta di pochi chilometri in bus diventa una polemica nazionale. È quanto accaduto sulla linea 30 in Cadore, in provincia di Belluno, a pochi giorni dall’inizio dei Giochi Invernali, dove i nuovi biglietti da 10 euro, introdotti per le Olimpiadi 2026, hanno trasformato un servizio quotidiano in un problema per residenti, studenti e famiglie.

La vicenda ha raggiunto il culmine martedì scorso, quando un bambino di 11 anni è stato costretto a tornare a casa a piedi, sotto la neve, perché il suo biglietto chilometrico non era più valido.

Dalla tariffa chilometrica al biglietto unico da 10 euro

Fino a pochi giorni fa, chi viaggiava sulla linea 30 pagava tariffe chilometriche: 2,30 euro da San Vito a Cortina, 2,90 da Borca a Cortina, 4,50 da Calalzo e 1,70 da Calalzo a Pieve. Con l’avvicinarsi delle Olimpiadi, Dolomitibus ha introdotto un biglietto giornaliero da 10 euro, valido per tutta la tratta, senza possibilità di abbonamenti.

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Un bus in centro a Cortina

La decisione ha naturalmente sollevato proteste tra residenti, studenti, lavoratori e famiglie. «Per i residenti e chi lavora nel commercio o nel turismo questo significa sostenere più del doppio del costo precedente», sottolinea Andrea Fiori, delegato di Confcommercio di San Vito. Il timore è che tariffe così elevate possano danneggiare le attività economiche locali, come anche erodere gli stipendi delle famiglie, e scoraggiare l’uso del trasporto pubblico.

Le criticità riguardano anche le modalità di acquisto: i biglietti giornalieri possono essere comprati a bordo solo in modalità elettronica, con possibili rallentamenti e congestionamento delle operazioni di salita, soprattutto nei periodi di maggiore affluenza. Ecco perché Sindaco, pensionati e associazioni dei consumatori hanno chiesto un ritorno alle vecchie tariffe per i residenti, o tuttalpiù una differenziazione tra tariffe residenti e tariffe comparto Giochi inveranali, evidenziando come il nuovo sistema colpisca chi deve muoversi quotidianamente anche per esigenze sanitarie o scolastiche.

Il grave episodio del bambino lasciato a piedi

Il problema delle nuove tariffe si è concretizzato tutto nel grave episodio a San Vito di Cadore. Un ragazzino di 11 anni, al termine della scuola media, ha preso l’autobus della linea 30 per tornare a casa a Vodo di Cadore. Il bambino aveva un biglietto chilometrico, valido prima dell’introduzione del nuovo ticket da 10 euro, ma l’autista gli ha detto che non era sufficiente e che doveva scendere se non aveva i 10 euro.

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Ragazzino di 11 anni scaricato in mezzo alla neve dal bus perché non aveva il biglietto

Il bambino, sprovvisto di denaro, è stato costretto a tornare a casa a piedi per sei chilometri, sotto la neve e con temperature sotto zero, senza cellulare né alcuna assistenza. Arrivato a casa, aveva le labbra blu e una temperatura corporea di 35,4°, necessitando di cure e calore domestico per riprendersi. Il giorno successivo non è andato a scuola, ancora provato dall’esperienza.

La madre, Sole Vatalaro, ha descritto l’accaduto come “sconcertante e inaccettabile”, ricordando che aveva chiesto all’inizio dell’anno scolastico se i vecchi biglietti chilometrici sarebbero rimasti validi, ricevendo rassicurazioni. Dopo quanto avvenuto, ha presentato una denuncia in Procura per abbandono di minore.

Le verifiche e le reazioni istituzionali

Dolomitibus ha avviato una commissione interna per chiarire la dinamica dei fatti, sospendendo prudenzialmente il conducente coinvolto. Saranno analizzate anche le registrazioni delle telecamere installate sugli autobus.

L’episodio ha suscitato la reazione di diversi esponenti istituzionali e associazioni. Il presidente della Provincia, Roberto Padrin, lo ha definito “gravissimo”, auspicando verifiche puntuali è ha recentemente ricordato come l’introduzione del ticket a 10 euro «sia stato condiviso da tutti i soggetti dell'ente di governo in quanto necessario a coprire anche le spese per alloggi del personale dedicato, vista la necessità di ricorrere massicciamente al subaffidamento del servizio per garantire il normale Tpl nel resto del territorio provinciale. I pendolari possono però utilizzare normalmente l'abbonamento già sottoscritto, senza alcuna maggiorazione. E sono stati previsti, per andare incontro alle esigenze dei residenti, abbonamenti 'olimpici' gratuiti e biglietti omaggio. La Provincia – ha poi concluso - ha stanziato 10mila euro per rimborsi biglietti a chi ne ha necessità».

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Il gruppo Giovani&Futuro ha parlato di un “fatto inaccettabile”, denunciando la mancanza di tutela per un minore per motivi puramente amministrativi. Anche il Pd provinciale, con Alessandro Del Bianco, ha sottolineato come la vicenda evidenzi “il fallimento politico della gestione dei trasporti pubblici in vista delle Olimpiadi”, denunciando la perdita di controllo pubblico su Dolomitibus e la necessità di chiarezza sull’impiego dei fondi pubblici legati ai Giochi.

La consigliera provinciale Sindi Manushi ha richiamato l’attenzione sul fatto che la linea speciale olimpica ha soppiantato il servizio normale, imponendo costi elevati. Ha inoltre evidenziato la necessità di valutare come rendere Dolomitibus maggiormente pubblico e responsabile verso i cittadini.

Tra proteste, fondi e soluzioni

La vicenda della linea 30 in provincia di Belluno ha dunque due facce: da un lato, la necessità di garantire un servizio potenziato per le Olimpiadi, dall’altro il rischio di penalizzare i residenti con tariffe elevate e regolamenti rigidi. Associazioni, commercianti, consumatori e amministratori locali chiedono una revisione delle tariffe per i residenti, mentre Dolomitibus e la Provincia avviano verifiche interne e studi su eventuali fondi di compensazione.

Per Sole Vatalaro, la mamma del ragazzino lasciato sotto la neve e costretto a camminare per sei chilometrim la vicenda non si conclude qui: «Non intendo mollare questa vicenda», avverte. La denuncia in Procura è il primo passo, ma la famiglia chiede scuse ufficiali e garanzie affinché un episodio simile non si ripeta, soprattutto per la tutela dei più piccoli.

 

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