Un sistema di pozzi drenanti contro la frana in Molise: ecco il progetto per la messa in sicurezza
Una faglia simile a quella di Niscemi ha messo a rischio un paese, la ferrovia e l’autostrada A14. L’intervento elaborato della veneta Technital, guidata da Zeno D’Agostino: «L’Ai può aiutare nella prevenzione»

Nei giorni in cui si parla della enorme frana siciliana di Niscemi ecco che un’altra frana, simile e altrettanto grave, qusta volta in Molise, è prossima ad essere messa in sicurezza e stabilizzata, grazie all’azienda veronese Technital, specializzata in interventi di tutela del territorio.
«La frana è tra le più grandi d’Europa ed è molto simile a quella di Niscemi – afferma il direttore tecnico Simone Venturini – ma a breve verrà definitivamente bloccata grazie al sistema di pozzi drenanti che abbiamo progettato». L’intervento, del valore complessivo di 27 milioni di euro, è finalizzato alla messa in sicurezza definitiva dell’abitato di Petacciato, in provincia di Campobasso, e di due infrastrutture di importanza nazionale come l’Autostrada A14 e la linea ferroviaria Adriatica, corridoi fondamentali di collegamento tra il Sud, il Centro e il Nord Italia.

Technital, società di ingegneria che opera a livello internazionale nella progettazione e supervisione di grandi infrastrutture complesse, è conosciuta in Italia per due motivi: il lavoro su opere come il Mose di Venezia e la diga di Genova e per aver ingaggiato un anno fa Zeno D’Agostino come presidente. D’Agostino ha quindi lasciato la brillante conduzione del porto di Trieste, sia per motivi personali che per lanciarsi in questa nuova avventura. «Si tratta di un lavoro simile a quello di prima – confida D’Agostino – si ragiona sugli stessi settori, con progetti che riguardano anche porti e interporti. Quindi nessun rimpianto, anche se verso Trieste nutro ancora un sentimento forte». E, a proposito di sentimenti, hanno destato grande emozione le immagini drammatiche delle case di Niscemi sull’orlo del burrone causato dalla frana.
«In Sicilia erano necessari interventi strutturali da molti anni – afferma il presidente di Technital – a maggior ragione in un’epoca storica in cui i cambiamenti climatici sono la regola. Nei Paesi civili si fa prevenzione, con analisi territoriali importanti e pianificazione urbanistica, adesso anche con l’aiuto dell’intelligenza artificiale. In Sicilia, e non solo, è stato fatto poco, per cui vedremo altri danni».
In effetti le cronache dicono che a Niscemi nel passato si erano già registrate altre frane, cono scivolamento a valle del terreno, nel 1790 e nel 1997, ma nulla è stato fatto. Per risolvere la frana molisana di Petacciato, invece, Technital ha ideato una strategia di intervento basata su opere idrauliche di drenaggio profondo, in grado di intercettare e regolare i flussi idrici che alimentano il movimento franoso, progettando quindi la realizzazione di pozzi drenanti di grande diametro, concepiti per ridurre la pressione all’interno del corpo di frana e favorirne una progressiva stabilizzazione.
Un sistema di monitoraggio avanzato accompagnerà l’intervento nelle diverse fasi, consentendo il controllo continuo dell’evoluzione del versante e dell’efficacia delle opere realizzate. È attualmente in corso la gara di affidamento dei lavori. Poi Technital sarà responsabile anche della direzione degli stessi, garantendo continuità tra la fase progettuale e quella realizzativa e applicando un modello di intervento replicabile in altri contesti caratterizzati da analoghe criticità idrogeologiche.
Da notare, tra l’altro, che Technital ha anche maturato esperienze significative proprio in Sicilia. Tra queste, quella sulla Rupe di San Gerlando ad Agrigento, su cui sorge la Cattedrale, conclusa due anni fa. In quel caso, grazie a un articolato sistema di opere di consolidamento e drenaggio, il sito è stato messo in sicurezza nell’ambito di un intervento promosso dalla Regione Siciliana e dal Commissario di Governo, restituendo stabilità a un contesto di straordinario valore storico e culturale.
«Ma lavoriamo in tutto il mondo – conclude D’Agostino – dall’Est Europa all’Egitto, dall’Iraq al Medio Oriente, in luoghi che spesso sono anche teatro di guerra. Come sul porto di Al-Faw, quando abbiamo visto volare sopra le nostre teste i missili iraniani diretti verso Israele. Abbiamo da gestire 300 commesse con 500 professionisti tra ingegneri, tecnici e specialisti. I ricavi annui sono pari a oltre 35 milioni, dei quali la metà deriva da progettazione e direzione lavori nel resto del mondo».
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