Matrimoni religiosi a Nord Est: 135 cause di annullamento in un anno
Il bilancio del Tribunale ecclesiastico del Triveneto. In Fvg nel 2025 le cause introdotte sono state 19: 6 a Trieste, 5 a Gorizia, 6 a Udine e 2 a Concordia-Pordenone. In Veneto: dalla Diocesi di Padova 25 cause di annullamento, 12 in quella di Treviso, 19 in quella di Vicenza e 31 in quella di Verona

“Pote di più colei che amo di più”. La frase, contenuta nei Dialoghi di San Gregorio Magno, è stata citato lo scorso anno dal Patriarca Francesco Moraglia all’inaugurazione dell’anno giudiziario del Tribunale ecclesiastico regionale Triveneto. Ma neppure l’amore divino basta a salvare un matrimonio religioso. Quest’anno l’anno giudiziario sarà inaugurato il 3 febbraio nella sede del Tribunale a Zelarino (Venezia).
L’anno scorso al Tribunale ecclesiastico regionale Triveneto (che ha competenza sulla 15 diocesi del Nordest) sono state avanzate 135 cause di annullamento matrimoniale (due cause in meno rispetto a quelle introdotte nel 2024).
Un dato comunque in calo rispetto al 2023 quanto furono introdotte 181 cause. L’anno prima, nel 2022, ci si era fermati a 141. Numeri variabili nel 2021 (161) e nel 2020 (152). Nel 2010, invece, le istanze presentate erano state 212.
Il record triveneto resta quello del 2018, con 236 processi avviati. Altri tempi. Perché il trend, in sostanza, è in netto calo, in coerenza con quello che riguarda i matrimoni celebrati in chiesa e, più in generale, la partecipazione alla vita cristiana e ai sacramenti cattolici.
L’anno che è passato si è chiuso con 339 cause pendenti. Le cause concluse sono state 186 (169 con sentenza affermativa, 14 con sentenza negativa e 3 archiviazioni). Altre due cause (tutte con sentenza affermativa) sono state terminate nel processo breve.
Per quanto riguarda i capi di nullità invocata, l’incapacità al consenso matrimoniale (212) continua a essere il motivo maggiormente trattato. Ovvero la mancanza di una scelta e una volontà libera e consapevole da parte dei due sposi. Seguono l’esclusione dell’indissolubilità del vincolo (177) e l’esclusione della prole (45).
Per questi capi di nullità il 75-80% dei casi si conclude con sentenza affermativa. In questi casi non si può parlare di divorzio.
L’annullamento del matrimonio religioso (o più correttamente, la dichiarazione di nullità) è un procedimento ecclesiastico che sancisce come il matrimonio non è mai stato valido fin dall’inizio, a differenza del divorzio civile che scioglie un vincolo valido. Non si tratta di un “divorzio religioso” (che non esiste), ma dell’accertamento che il sacramento non è mai sorto validamente.
Da sottolineare il fatto che in 61 cause, su 188, la parte convenuta è rimasta assente o irreperibile dal giudizio (33%). Una percentuale, il 33% circa, che si vorrebbe ulteriormente ridotta, «A volte - fanno sapere dal Tribunale ecclesiastico - ci risulta che la parte convenuta non si rende partecipe al processo perché le viene detto che non serve il suo contributo. Altre volte si tratta di un vero rifiuto dovuto alla difficoltà di riprendere in mano la propria storia affettiva».
Analizzando i dati delle Diocesi legate al Friuli Venezia Giulia, nel 2025 le cause introdotte sono state 19: 6 a Trieste, 5 a Gorizia, 6 a Udine e 2 a Concordia-Pordenone. Nel 2024, invece, le cause avanzate si sono fermate a 17: 8 a Trieste, 1 a Gorizia, 6 a Udine e 22 a Concordia-Pordenone. Nel 2025 le cause terminate per il Friuli Venezia Giulia sono state 30: 6 a Trieste, 5 a Gorizia, 16 a Udine e 3 a Concordia-Pordenone. Nel 2024, invece, soltanto 17: 8 a Trieste, 1 a Gorizia, 6 a Udine e 2 a Concordia-Pordenone, con un notevole decremento rispetto al 2023, fermo a quota 24 con 16 processi nella sola Diocesi di Udine.
Nel 2010 le cause di annullamento erano state 36, anno record: 6 a Trieste, 10 a Gorizia, 11 a Udine, 9 a Concordia-Pordenone.
Nel cattolicissimo Veneto, invece, i numeri restano notevolmente più alti: nel 2025 dalla Diocesi di Padova sono state introdotte 25 cause di annullamento, 12 in quella di Treviso, 19 in quella di Vicenza e 31 in quella di Verona.
Stesso discorso per le cause terminate: 19 a Padova, 23 a Treviso, 21 a Vicenza e addirittura 52 a Verona. Una corsa all’annullamento che è un po’ il segno dei tempi. Inoltre i costi degli annullamenti matrimoniali sono stati sostanzialmente regolamentati: contrariamente alle leggende metropolitane, non sono quindi esorbitanti.
«Siamo obbligati ad attenerci a tariffe che vanno da un minimo di 1.600 euro a un massimo di 3.000 euro – racconta Alessandra Marchi, avvocato ecclesiastico di Pordenone –. Soltanto quando la causa si rivela assai impegnativa, possiamo aumentare l’onorario».
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