Pichetto Fratin al Forum Energia: «Dopo il Decreto Bollette al lavoro sulla Manovra»

Il ministro dell’Ambiente all’evento organizzato a Udine da Nord Est Multimedia: «Speriamo di aggiungere ancora qualcosa ai risparmi del 10 per cento resi possibili già ora, trattiamo con Bruxelles. Se pensiamo ai nostri giovani, non esistono soluzioni diverse dal nucleare»

Luca PianaLuca Piana
Il ministro all’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, in collegamento con il Forum Energia
Il ministro all’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, in collegamento con il Forum Energia

Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, mercoledì 21 ottobre ha chiuso il lavori del Forum sull’Energia organizzato da Nord Est Multimedia.

Ministro, la scorsa settimana il governo italiano ha trovato l’accordo politico con L’Europa sul decreto bollette. Ora sono in corso i tavoli tecnici, quando si aspetta che possa produrre finalmente i suoi effetti?

«I tavoli tecnici si sono attivati immediatamente, nei prossimi giorni definiranno concretamente i punti dell’accordo politico raggiunto nell’ambito dell’Unione europea. Saranno poi attivate le procedure che investono i diversi soggetti coinvolti. Il primo gennaio è la data che abbiamo indicato, è una misura rilevante ed è importante partire con il piede giusto».

Oggi abbiamo sentito da parte degli imprenditori la necessità di attenuare i costi dell’energia. Che tipo di risparmio si aspetta che le misure possano garantire?

«Consideri che il decreto è nato a febbraio, quando ancora non era scoppiata la guerra nel Golfo, quando i prezzi del gas erano completamente diversi da adesso. Poi purtroppo in pochi giorni prezzi sono triplicati. L’effetto che avremmo avuto all’epoca sarebbe stato molto rilevante, oggi probabilmente sarà un po’ inferiore, nell’ordine del 10 per cento. Lo considero però un primo passo, al quale spero di poter aggiungere ancora qualcosa. Stiamo lavorando con l’Unione europea sulla manovra e sullo scostamento di bilancio. Con l’energy release avevamo dato sostegno a circa 4.000 imprese energivore, ora ci stiamo concentrando sulle altre».

Un altro punto dolente è quello del meccanismo europeo Ets, molto criticato dalle imprese. Finora le trattative a Bruxelles per un cambiamento non sono andate a buon fine, c’è qualche spiraglio per rimetterci mano?

«L'apertura politica c'è ancora, con una posizione favorevole del Parlamento Europeo. Le discussioni sono in corso e, anche senza accordo, non sono state assunte posizione conclusive. Il problema dell’Ets è che è stato pensato dieci anni fa, quando il prezzo di un certificato Ets era di 10 euro alla tonnellata di emissioni, che ora è salito a 80 euro. Se all’epoca poteva servire come stimolo alla decarbonizzazione, oggi occorre fare il consuntivo di quanto si è decarbonizzato attraverso la modernizzazione del sistema produttivo e quanto invece è il frutto della chiusura delle industrie. Questo è uno dei temi importanti che dobbiamo certamente riuscire a portare avanti per la revisione dell’Ets 1. Per quel chie riguarda l’Ets 2 c’è una serie di proposte di rinviarlo nuovamente, dopo quello che avevamo ottenuto noi un anno fa spostando l’entrata in vigore dal 2027 al 2028, o comunque di combinarlo in maniera diversa».

Quindi si sta lavorando a una revisione?

«Sì. Ricordiamoci anche che l’inflazione ha ripreso a galoppare e non è pensabile di aggiungere anche questo peso».

Parlando di rinnovabili, il presidente di Elettricità Futura Salvatore Pinto in una intervista al nostro giornale, ha detto che ci sono 4000 progetti fermi. Che cosa state facendo per cercare di accelerare?

«Questa non è un'accelerazione che può fare il governo. Noi abbiamo lavorato su progetti a cui abbiamo dato un parere favorevole ma questa è una competenza regionale, una competenza concorrente, e così ci sono progetti fermi e anche Regioni ferme per scelta politica».

Qualcuno ha parlato addirittura di un commissario. Come ritiene questa ipotesi?

«Ripeto quello che avevo già detto: si può pensare di commissariare determinati singoli interventi di carattere strategico a livello nazionale. È molto più difficile immaginare di Commissariare una regione. Lei è a Udine, immagini che cosa vorrebbe dire commissariare il Friuli Venezia Giulia, non è immaginabile. Si tratta invece di rivalutare bene e singolarmente i 4.000 progetti e tra questi ce ne sono alcuni sui quali dobbiamo agire, perché è vero ed evidente l'interesse nazionale».

Tocca al Consiglio dei ministri che deve intervenire?

«In un commissariamento di questo genere ci vuole un consenso molto alto, non solo il Consiglio dei ministri ma anche le forze politiche».

Oggi qui si è parlato molto di geotermia come di una fonte su cui investire. Che cosa ne pensa?

«Non solo sono favorevole ma stiamo per uscire con una strategia sulla geotermia a livello nazionale. Va ancora approfondita con la struttura ministeriale ma nel nostro Paese in alcuni territori la moderna geotermia, quella che va fino a 4.000 metri di profondità, non consuma acqua ed è a ciclo chiuso, credo che possa dare un grande contributo».

In generale come siamo messi con gli obiettivi del Piano nazionale per l’energia e il clima?

«Le rispondo siamo messi bene. A oggi i dati ci dicono che abbiamo circa 40 Gigawatt dei degli 80 autorizzati, quindi siamo arrivati a metà strada. Abbiamo avuto grandi problemi dal punto di vista procedurale e burocratico, con il primo decreto che era stato impugnato e con regioni che non si stanno attrezzando con le rispettive leggi regionali che servono per dare la certezza di poter costruire gli impianti. Ora con le nuove norme e con le nuove tecnologie credo che ci sarà una forte accelerazione. Con le istanze di autorizzazione in lavorazione raggiungiamo già gli 80. Non tutto è in discesa ma al 31 dicembre 2025 eravamo sopra di circa 1,5 GW rispetto al target e anche a fine 2026 saremo sopra».

Quando poi i progetti sono realizzati spesso si aspettano mesi per la connessione alla rete. Si può accelerare?

«In questi giorni è partita l'operazione di disintasamento della rete dalla serie di prenotazioni di utilizzo che si erano accumulate per anni e che non venivano mai utilizzate, occupando la rete in maniera virtuale anche fino al 60 per cento della capacità. Abbiamo cambiato sistema in modo che se non sei pronto con l’impianto automaticamente perdi i diritti di prenotazione e credo che giro di un mese cominceremo a vedere gli effetti».

Ma la rete è in grado di reggere il raddoppio della domanda di energia previsto nei prossimi decenni?

«Terna ha un piano di investimenti da 20 miliardi di euro, anche se noi partiamo già da una rete buona rispetto a quella di altri Paesi, avendo fatto tesoro del blackout del 2003. Certamente va però irrobustita, oggi noi consumiamo circa 315 terawatt ma nel 2040 secondo le stime degli esperti saremo sopra almeno del 50 per cento. Dobbiamo crescere in maniera armonizzata lavorando con tutte le fonti, termoelettrico, idroelettrico, fotovoltaico, eolico geotermico e personalmente credo che non ce la faremo se non aggiungiamo un’altra fonte di energia pulita come il nuovo nucleare».

Sul nucleare si è esposto molto e le chiedo il perché di questa scelta, visto che politicamente si tratta di un tema molto divisivo.

«Al di là del fatto che nel 1987 ero il segretario dei giovani del Partito Repubblicano, l’unico partito nuclearista quasi per dogma, sono convinto che se guardiamo con realismo ai fatti sia l’unica unica soluzione possibile. Non ne abbiamo altre e se vogliamo lavorare per il futuro e creare le condizioni per uno sviluppo del nostro Paese e per le nuove generazioni dobbiamo andare in quella direzione. Governare non vuol dire solo gestire la quotidianità ma pensare al futuro. E se vuoi puntare sul nucleare, devi pensarci oggi per arrivarci magari fra 10 o 15 anni».

Il nucleare lo immagina con un'alternativa alle rinnovabili, che sono così discontinue, oppure come potranno convivere?

«Le rinnovabili devono assolutamente crescere, crescere, crescere. Sono importantissime già oggi, perché decarbonizzate, e lo saranno anche in futuro. Poi è vero, sono discontinue, ma se pensiamo che nel 2050 i consumi di energia potrebbero raddoppiar rispetto a oggi e il nucleare coprire l’11 e il 22 per cento della domanda, allora il resto dovrà essere rinnovabile, idroelettrico, geotermico, fotovoltaico, eolico».

Il presidente di Confindustria Alto Adriatico Michelangelo Agrusti ha proposto che la regione Friuli Venezia Giulia investa nel raddoppio della centrale Kresko in Slovenia. Che cosa ne pensa?

«Spero di riuscire a farla fare in Italia, anzi ne sono convinto. Stiamo creando un nuovo settore industriale, che parte da ottime base perché inoltre ad essere gli eredi di Enrico Fermi abbiamo una filiera produttiva dei componenti che è seconda solo alla Francia»

Una domanda sul caro carburanti, anche se è di competenza del ministro Matteo Salvini. Qual è l’orientamento emerso dal consiglio dei ministri di martedì?

«Il ministro Salvini ha incontrato i rappresentanti degli autotrasportatori e in Consiglio dei ministri ha ribadito l’impegno che aveva espresso. Spero che questo serva a calmare la situazione».

Per gli automobilisti è stato efficace l’accordo raggiunto dal governo con l’Eni, che scadrà a fine anno. Che cosa accadrà poi?

«Mi auguro che si normalizzi la situazione Golfo Persico ma dire oggi cosa accadrà dopo il 31 dicembre è molto difficile».

Nessuno è un indovino.

«No, nessuno lo è».

 

 

 

 

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