Pensioni, una spesa da 372,5 miliardi: il divario Nord-Sud riflette le differenze del lavoro
Come si distribuiscono le pensioni in Italia e quali differenze emergono tra i territori? Sul podio Milano, seguita da Trieste e Bolzano. Le cartine interattive per tutte le regioni

In Italia si contano 23,2 milioni di pensioni, per una spesa complessiva di 372,5 miliardi di euro l’anno, equivalente a circa 6.300 euro per residente. Tre euro su quattro sono destinati alle pensioni di vecchiaia. Dietro il dato nazionale, tuttavia, emergono differenze territoriali che riguardano sia il valore degli assegni sia la composizione delle prestazioni.
La pensione media annua sfiora i 18.500 euro in Trentino-Alto Adig e e scende sotto i 12.900 euro in Calabria: una distanza superiore a 5.600 euro. A livello provinciale, Milano guida la graduatoria con 19.522 euro, seguita da Trieste e Bolzano. All’estremo opposto si colloca Crotone, con 11.810 euro: oltre 7.700 euro in meno rispetto al capoluogo lombardo.
L’ approfondimento realizzato da Withub in collaborazione con la Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, attraverso i dati dell’Osservatorio Inps 2025, racconta il quadro della spesa pensionistica in Italia.
Le diseguaglianze
Gli importi raccontano anche la storia economica dei territori. Retribuzioni, durata delle carriere e continuità contributiva concorrono a determinare il reddito pensionistico. Le disuguaglianze maturate durante la vita lavorativa possono proseguire dopo il pensionamento, influenzando capacità di spesa e autonomia economica delle persone.
«Questi dati ricordano che la qualità della previdenza si costruisce innanzitutto nel lavoro», sottolinea Guido Rosignoli, vicepresidente della Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, «carriere discontinue e redditi contenuti rendono più difficile accumulare contributi adeguati e possono tradursi in pensioni meno consistenti».
«Per ridurre i divari occorre favorire occupazione regolare, crescita professionale e continuità dei versamenti, rafforzando la consapevolezza previdenziale fin dall’inizio dell’attività», prosegue, «per le Casse professionali, la sostenibilità di lungo periodo deve accompagnarsi all’attenzione per l’adeguatezza delle prestazioni e per le fragilità degli iscritti».
Un’ulteriore differenza emerge dalla spesa rapportata alla popolazione. La Liguria registra circa 7.560 euro per residente, mentre la Campania si ferma a 4.670 euro. Questo indicatore non coincide con l’importo medio degli assegni: risente anche della struttura demografica e della diffusione delle diverse prestazioni.
Dove va la spesa per le pensioni
È soprattutto la composizione a distinguere Nord e Sud. Nel Mezzogiorno le pensioni assistenziali sono 120 ogni mille abitanti, più del doppio delle 56 del Nord-Ovest. Il rapporto si inverte per quelle di vecchiaia: 159 ogni mille residenti al Sud contro 239 nel Nord-Ovest.
«Si delineano così due diversi profili di protezione sociale», aggiunge Rosignoli, «il primo con una maggiore presenza di pensioni legate ai percorsi contributivi, il secondo caratterizzato da un’incidenza più elevata dell’assistenza. Una distinzione che invita a leggere separatamente bisogni sociali e risultati delle carriere lavorative».
La sfida economica riguarda dunque tanto l’equilibrio della spesa quanto la capacità di assicurare redditi adeguati. Ridurre le distanze pensionistiche richiede politiche sul lavoro e sulla produttività, insieme a interventi mirati contro la vulnerabilità sociale. Perché le differenze negli assegni sono anche il risultato di opportunità economiche distribuite in modo diseguale nel corso degli anni.
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