Monarchia o Repubblica? Ecco i risultati del referendum del 2 giugno 1946 a Nordest

Padova l’unica provincia tra Veneto e Friuli Venezia Giulia a pronunciarsi per il re. Udine e Pordenone roccaforti repubblicane

Francesco JoriFrancesco Jori
Due giugno 1946: il titolo del Corriere della Sera. Fu anche la prima volta delle donne ammesse al voto
Due giugno 1946: il titolo del Corriere della Sera. Fu anche la prima volta delle donne ammesse al voto

 

Fosse stato per i soli padovani, i Savoia sarebbero ancora sul trono. È stata Padova, nel referendum del 2 giugno 1946 su monarchia o repubblica, la sola provincia del Nordest a pronunciarsi per il re: con uno scarto non vistoso ma comunque netto (52 a 48); e questo nonostante il capoluogo si fosse espresso in senso contrario, con proporzioni esattamente inverse (52 repubblica, 48 monarchia).

Per il resto, la volontà di un cambio di regime istituzionale è stato schiacciante nell’intera area nordestina; con la sola eccezione di Vicenza, dove la partita è stata più equilibrata, visto che per il re si è dichiarato il 46 per cento dell’elettorato.

Inequivocabile il pro-repubblica di tutte le altre province, con il massimo del 67 per cento a Rovigo; e comunque con quote dovunque superiori al 60. Guardando alle singole località delle varie province, peraltro, emerge un orientamento filo-monarchico diffuso specie nei piccoli centri del Veronese e del Vicentino.

Per l’analisi del voto, è di rigore dunque partire dal Padovano, dove la volontà di tenersi i Savoia risulta di particolare evidenza nella fascia dell’Alta, portando un contributo determinante all’inatteso e isolato successo a scala provinciale della monarchia: qui la punta massima è Santa Giustina in Colle, all’epoca 5 mila anime, con una quota addirittura superiore all’87 per cento.

Rimanendo in zona, si arriva all’85 di Trebaseleghe; mentre un gradino sotto, a quota 84, si collocano Camposampiero e Massanzago. E anche scendendo sotto la soglia dell’80, vanno registrate le elevate adesioni al re di Loreggia (79 per cento) e di San Martino di Lupari (75). Per rimanere nella fascia dell’Alta, c’è comunque da segnalare un caso di spicco, in assoluta controtendenza, in quella Cittadella che è comunque il comune più popoloso dell’intera area: qui è la repubblica a prevalere, con il 52 per cento.

Quanto alla Bassa, spicca la situazione della piccola Arquà Petrarca, dove per la monarchia si pronuncia addirittura il 77 per cento. Nei centri maggiori, il re prevale soltanto a Piove di Sacco con il 53 per cento; per il resto è repubblica, dal picco del 72 a Montagnana al 54 di Este; a Monselice peraltro è quasi pareggio (51 a 49).

Nel Veneziano

A Venezia, la percentuale complessiva della provincia è la stessa del capoluogo, comunque nettissima (62 a 38). Quanto ai centri maggiori, la repubblica comunque prevale senza problemi, con il picco del 73 incassato a Mira (dove solo un elettore su quattro sceglie la monarchia); rilevante anche il 70 di Spinea; per il resto, si va dal 64 di San Donà al 61 di Chioggia.

A Treviso, i due centri che si schierano in misura maggiore per la repubblica sono Mogliano con il 71 per cento e Montebelluna con il 70; subito dopo vengono, con identico esito, Conegliano e Vittorio Veneto, con il 65 ciascuno.

Più bassa, ma comunque netta, è la risposta di Oderzo, dove la scelta per la repubblica si colloca appena sotto il 60. A Vicenza, la partita più equilibrata è a Bassano, dove la repubblica prevale per 52 a 48; Schio è la più repubblicana con il 79, ma spiccano anche Valdagno con il 72 e Arzignano con il 69. A Belluno, la città è nettamente repubblicana, con il 65 per cento; Feltre si ferma poco sotto il 60. A Rovigo, spicca il voto di Occhiobello, dove per il re vota meno di un elettore su cinque, mentre il 78 per cento è per la repubblica. Indicativi anche il 66 per cento di Adria e il 58 di Lendinara.

Udine

È Udine comunque la roccaforte repubblicana del Nordest, con il 63 per cento: grazie peraltro alla provincia, perché il capoluogo è più tiepido anche se comunque schierato (56 a 44); nettissimo invece l’orientamento di Pordenone, con uno schiacciante 71 a 29; da ricordare a questo riguardo che all’epoca Pordenone non è ancora provincia autonoma, e viene quindi classificata sotto Udine.

La punta più avanzata per la repubblica si riscontra a Cervignano, con un massiccio 76 per cento; si distinguono, subito dopo, il 72 per cento di Latisana e il 70 di Codroipo. Cividale si attesta al 64, Sacile al 67; la più tiepida, ma pur sempre repubblicana, è Azzano Decimo con il 53.

Da segnalare che in quel giugno del ’46 non andarono al voto Trieste e Gorizia: Trieste dal 1945 rientrava nella cosiddetta zona A, il territorio libero di Trieste, gestita dagli alleati; quanto a Gorizia, era in parte sotto amministrazione dell’allora Jugoslavia, e in parte sotto guida militare alleata.

 

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