Letizia Moratti sulla scarcerazione di Siher: «Ha vinto lo Stato, esempio di democrazia»
L’eurodeputata di Forza Italia accusa il sindaco Sala di non aver messo la sicurezza tra le priorità di Milano: «La sinistra tutta sulla violenza di queste proteste non ha speso una parola»

Letizia Moratti – eurodeputata e presidente della Consulta nazionale di Forza Italia – in un suo intervento sul Foglio, con la scarcerazione di Youssef Siher, lei celebra la vittoria dello Stato di diritto. E parla alla sinistra.
Ma dal centrodestra la premier Meloni ha definito questa decisione vergognosa, e lo stesso ha fatto Antonio Tajani. Non è un cortocircuito?
«Assolutamente no. Perché ho tenuto distinti i piano politico-istituzionale e giudiziario. E infatti non condivido il dispositivo nel merito, collocandomi sulla stessa linea del centrodestra, della premier, di Tajani e di chi pensa che la gip, nella sua valutazione, abbia sottostimato una serie di elementi».
Ma è una contestazione nel merito che rischia di smantellare lo stesso impianto della celebrazione di questo esempio di democrazia, se poi siete voi stessi a criticarne la manifestazione nella decisione della gip.
«E invece quello che è accaduto è l’opposto: il fallimento di Youssef Siher e di quella sinistra che giustifica lui e queste manifestazioni. Di più: della sinistra tutta, che sulla violenza di queste proteste non ha speso una parola».
Le condanne ci sono state.
«Sistematicamente accompagnate dalla parol “ma”: questo non è condannare. E invece la scarcerazione di Siher è la dimostrazione che viviamo in uno Stato di diritto, capace di garantire le libertà e la presunzione di innocenza. Uno Stato di diritto che è più forte delle contestazioni allo Stato stesso. Perché Siher manifestava contro uno Stato che ritiene ingiusto, che non tutela i diritti delle persone. Mentre io ho visto uno Stato che è stato capace di dire no persino a se stesso. La differenza tra i due poli è tutta qui: la violenza cerca dei nemici, la democrazia riconosce i diritti».
E quali margini di manovra ha, allora, la manifestazione del dissenso, per non rischiare di rimanere schiacciata dall’inscalfibilità della nostra democrazia? Per entrare anche nel merito della questione, senza limitarsi alla distinzione manichea tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
«Essere severi con chi protesta in maniera violenta non significa certo essere contrari alle manifestazioni pacifiche, che, anzi, sono dimostrazione di democrazia. Serve fermezza con chi usa la violenza, mettendo a rischio le forze dell’ordine – ricordo gli oltre 160 agenti che hanno avuto bisogno di cure –, i commercianti che sono stati costretti a chiudere le loro attività e i cittadini. Rispetto alle manifestazioni pacifiche, il mio giudizio è completamente diverso. Ma queste manifestazioni, specialmente le prime, sono state tutt’altro che pacifiche».
Esiste una regia dietro queste proteste?
«Questo non ma la sento di dirlo. Vedo però che le manifestazioni sono in tutta Europa. È gente che chiede delle risposte, che noi come Forza Italia e Ppe stiamo cercando di dare».
E a Milano c’è un problema con la sicurezza?
«Certo che c’è, anche perché la sicurezza non è mai stata tra le priorità del sindaco. Io avevo portato i militari a Milano, per rendere la città più sicura. Il mio successore li ha tolti e Sala ha perseguito questa strada».
Quelle dei giorni scorsi, però, non erano semplici manifestazioni, ma esplosione di una bomba sociale. Forse che questa società nella sua manifestazione quotidiana non è così equa?
«Quando si parla di ragazzini di undici anni, si fatica a ravvisare giustificazioni a comportamenti così estremi. E ha fatto bene il governo a prevedere delle sanzioni anche per le loro famiglie. Perché il disagio sociale non può giustificare manifestazioni con quel livello di violenza, ma merita invece provvedimenti che tengano conto delle istanze dei giovani».
D’accordo. Per esempio?
«Per esempio il decreto Caivano che interviene combinando sicurezza, riqualificazione urbana e interventi educativi ed è stato esteso a realtà di tutto il Paese; ma anche gli interventi fatti di recente a Scampia e in altre realtà. Non a caso nella prossima manovra, pur nella difficoltà di un deficit da tenere sotto controllo e di un debito da non aumentare, gli interventi per i giovani saranno moltissimi, a partire dalla mini-Irpef per gli under 30 e dalla tassazione agevolata per i neoassunti».
Sarà così, ma la gente continua a scendere in piazza, e non solo i giovani. I lavoratori, le famiglie, gli anziani, in un Paese in cui il costo della vita è sempre più alto e in cui sempre più cittadini sono persino costretti a rinunciare alle cure. Perché, allora?
«Sono esigenze che meritano una risposta e per le quali io stessa, all’interno di FI e del Ppe, mi sto spendendo. Per esempio, promuovendo una serie di revisioni al Green Deal, piano che avrebbe potuto portare alla deindustrializzazione accompagnata da una soppressione di tanti posti di lavoro. Soltanto la settimana scorsa ho fatto una battaglia per salvare la ceramica italiana e i 40 mila lavoratori che rischiavano di ritrovarsi senza un’occupazione. Ecco, la sinistra tutto questo non lo fa».
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