Al Galileo Festival la scienza diventa un luogo pubblico

Il domani come negoziazione di idee e visioni, Padova come laboratorio aperto: un evento necessario

La redazione
Il Galileo Festival dall'8 al 10 maggio
Il Galileo Festival dall'8 al 10 maggio

La scienza esce dai laboratori, smette il camice e prende la parola. Dall’8 al 10 maggio il Galileo Festival a Padova torna e fa una promessa implicita: mettere in fila le domande giuste, prima ancora delle risposte.

Il tempo in cui viviamo ha una particolarità sottile. Spesso ci ripetiamo che si tratta della velocità, o della complessità. Ma la caratteristiche vera, sotterranea, è la simultaneità. Tutto accade insieme: l’intelligenza artificiale che scrive, lo spazio che diventa economia, la medicina che smette di essere uguale per tutti, l’energia che cambia forma mentre il clima cambia umore. E noi dentro questo schema difficile, a cercare un filo.

Il Festival prova a intrecciare queste direzioni e a dare loro un ordine. Scienziati, imprese, università, istituzioni e pubblico, cittadini: mondi che spesso si parlano per necessità, qui si incontrano per scelta. Ed è una differenza che si sente.

Ci saranno nomi importanti. Ma più che una passerella, sarà un mosaico, perché ognuno di loro porta un pezzo di futuro ancora in costruzione. E lo espone, lo mette sul tavolo, accetta che venga discusso. La scienza, quando funziona davvero, è questo: un atto pubblico.

Si parlerà di spazio, e non sarà più solo una questione di stelle. Sarà trasporto, dati, infrastrutture invisibili che tengono insieme il nostro quotidiano senza chiedere attenzione.

Si parlerà di intelligenza artificiale: fino a quale punto intendiamo delegarle il pensiero? Le life sciences racconteranno un’altra trasformazione, più silenziosa ma forse più radicale: la medicina sartoriale, non più “la cura”, ma “la tua cura”. Con tutto quello che comporta, dentro e fuori dagli ospedali.

E poi l’energia, l’ambiente, il mare. Parole che abbiamo consumato fino a renderle familiari o forse stantie. Ma che tornano a essere scomode quando qualcuno prova a tradurle in scelte. In costi. In responsabilità.

A dare consistenza a questo spazio di confronto saranno voci di grandissima autorevolezza, che attraversano discipline e linguaggi diversi: il filosofo e psicoanalista Umberto Galimberti, da anni interprete delle inquietudini contemporanee; Amalia Ercoli Finzi, madre fondatrice delle missioni europee nello spazio; Massimo Claudio Comparini, alla guida della Divisione Spazio di Leonardo, snodo strategico dell’industria nazionale; Francesco Profumo, già ministro e oggi figura di riferimento nel rapporto tra formazione e innovazione.

Accanto a loro Roberto Battiston, fisico sperimentale ed ex presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, e Nello Cristianini, tra i maggiori studiosi di intelligenza artificiale in Europa; Alessandra Gallone, presidente ISPRA, impegnata sul fronte ambientale, e Fabrizio Pregliasco, virologo e docente, volto pubblico della sanità scientifica. Contributi di visione arriveranno anche da Alfio Quarteroni, matematico di fama internazionale, vincitore della Medaglia Blaise Pascal (il Nobel dei matematici), e da Giulia Monteleone, direttrice ENEA sulle tecnologie energetiche.

A completare il quadro, una rete di esperti e innovatori: da Franco Fenoglio ad Andrea Accomazzo, da Giovanni Fuggetta a Norberto Salza e Paolo Teofilatto, fino a ricercatori come Tommaso Calarco, Simone Montangero, Arianna Traviglia e Paolo Fiorini.

Nelle life sciences, le ricerche di Rosario Rizzuto, Luca Scorrano, Laura Cancedda e Maurizio Corbetta. È una costellazione di competenze assolute.

Il futuro come una negoziazione continua. Il senso del Galileo Festival è nella costruzione di una discussione aperta, e anche visionaria, sulle prospettive dell’umanità.

Domenica al Teatro Verdi, i libri finalisti del Premio Galileo porteranno un altro tipo di esplorazione: quella delle parole. Perché la divulgazione scientifica, quando è fatta bene, rende condivisibile ciò che altrimenti resterebbe distante.

E poi ci sono gli studenti in arrivo da tutta Italia

. L’Academy li mette al centro, come attori della scena del Galileo. Padova come il luogo delle idee. Che si urtano, si contaminano, si mettono in discussione. Un’officina, sì. Ma senza progetto finale. Serve per allenarsi a riconoscere i tempi nuovi, quando stanno cambiare forma. Magari, capendolo un attimo prima. 

 

Riproduzione riservata © il Nord Est