La Ue attacca ancora la Biennale di Venezia: «Servizi a Mosca in contrasto con le sanzioni»

Alla vigilia dell’inaugurazione guidata da Pietrangelo Buttafuoco, l’Europa – con la vicepresidente Henna Virkkunen – conferma l’invio di una seconda lettera al governo che contesta la presenza della Russia e ipotizza violazioni delle sanzioni.  Proteste e polemiche accendono il clima tra arte e geopolitica

Federico Murzio
Il 5 maggio, nel giorno di preapertura, artisti, giornalisti e addetti ai lavori hanno affollato i padiglioni della Biennale di Venezia
Il 5 maggio, nel giorno di preapertura, artisti, giornalisti e addetti ai lavori hanno affollato i padiglioni della Biennale di Venezia

La pace è lontana, molto oltre quei confini che l’arte, sulla carta, dovrebbe annullare. Si parla ancora di Biennale presieduta da Pietrangelo Buttafuoco, che con l’avvicinarsi dell’inaugurazione di sabato 9 maggio aumenta e mette a nudo i cortocircuiti politici. Tra italiani e italiani, e tra Italia e Ue. Motivo dell’alta tensione la presenza della Russia e di Israele, in questa fase più della prima che del secondo.

Nuova lettera dall’Europa

«Posso confermare che abbiamo inviato una seconda lettera alla Biennale sulla base di ulteriori prove. E ritengo importante concentrarci sul messaggio principale: sono stata molto chiara nel condannare con forza la decisione della Biennale di consentire alla Russia di partecipare alla mostra d'arte» le parole della vice presidente della Commissione europea Henna Virkkunen.

Non solo. «La Biennale aprirà sabato. Ironia della sorte, sabato è la Giornata dell’Europa. E la Giornata dell'Europa dovrebbe essere un giorno per celebrare la pace, non un'occasione per la Russia di mettersi in mostra alla Biennale» afferma Virkkunen.

Intanto, da quanto si apprende, la Commissione Ue ha inviato al governo italiano una nuova lettera, sempre sul caso del padiglione russo alla Biennale.

In sintesi: l’esecutivo Ue non sarebbe soddisfatto delle risposte fornite sull’affaire da Roma e sospetta che ci possano essere i contorni di una violazione delle sanzioni europee contro Mosca. Quindi, da quanto emergerebbe, «la Commissione ha appreso che la Biennale fornirà servizi alla Russia, in particolare potrebbe fornire servizi relativi all’organizzazione delle attività all’interno del padiglione».

Ecco allora che «secondo il Regolamento europeo, una simile fattispecie è prevista solo dietro una richiesta di deroga alle norme sulle sanzioni». Ieri intanto la Fondazione ha affermato che «tutte le norme sono state rispettate».

Le reazioni

Le frasi di Virkkunen hanno suscitato reazioni immediate. Prima di tutto quella del vice premier Matteo Salvini. «Sarò alla Biennale venerdì - dice - nessun padiglione è escluso. L’arte è arte. L’arte e lo sport dovrebbero essere immuni da polemiche boicottaggi, divieti». E aggiunge: «Spero che anche qui finiscano le polemiche e che il ministro della Cultura (Alessandro Giuli, che non sarà all’inaugurazione, ndr) trovi un accordo con la fondazione».

Tranchant le parole del presidente del Consiglio regionale Luca Zaia: «Giù le mani dalla Biennale di Venezia, che non è la vetrina di Mosca, né di altri. È uno dei più grandi presìdi mondiali di cultura, libertà di espressione e confronto tra popoli». Quindi «difendo il presidente Buttafuoco, che sta tutelando l'autonomia e la dignità di un'istituzione - afferma ancora Zaia -. Se ci sono verifiche tecniche, si facciano. Ma non si accetti l'idea che Bruxelles, anche attraverso queste lettere fin troppo formali, possa mettere sotto processo preventivo Venezia e la sua Biennale». Infine: «L'Europa dovrebbe riconoscere in Venezia la capitale della libertà culturale europea, non trattarla come un problema»

Il corteo pro Pal

Giornata convulsa, quella di ieri, 5 maggio, iniziata in mattinata con la protesta estemporanea a favore di Gaza ai Giardini della Biennale nel giorno di pre-apertura. Un centinaio di artisti hanno sfilato in corteo dall'ingresso fino al padiglione centrale. Poche ore dopo l’artista israeliano Belu Simion Fainaru sulla Biennale: «Credo chi riteneva che il boicottaggio e l’esclusione di artisti per il loro passaporto o della loro nazionalità fosse la strada giusta abbiano perso» ha detto. —

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