Economia in frenata nel Nordest, imprese pessimiste: «Sarà un 2026 in profondo rosso»
Indagine tra imprenditori e manager: peggiorano tutti gli indicatori, in Friuli Venezia Giulia i dati più negativi

Profondo rosso. Se la fine dello scorso anno, sotto il profilo della congiuntura economica, era contrassegnata da un piano inclinato, l’abbrivio del 2026 appare marcatamente negativo. E le prospettive per il prossimo trimestre – almeno al momento – non inducono a sentimenti migliori: non c’è ancora all’orizzonte un’inversione di rotta. Anzi, l’incertezza aumenta in modo esponenziale. Sono questi gli orientamenti di un ampio gruppo di testimoni privilegiati fra imprenditori e manager di piccole e medie imprese interpellati da Community Research&Analysis per i Quotidiani del gruppo NEM, con il sostegno di Finergis, con BEN – Bussola dell’Economia del Nordest.
D’altro canto, non potrebbe essere altrimenti. Il contesto generale, in questi primi mesi dell’anno si è fortemente aggravato, a causa dell’avvio della guerra condotta da Israele e Usa verso l’Iran, che a sua volta sta coinvolgendo l’intero Medio Oriente. E, di conseguenza, si riverbera sugli assetti geopolitici internazionali e sull’economia globale. Evento che s’innesta su altre conflittualità che, nonostante gli annunci, paiono ormai cristallizzati: il conflitto bellico russo-ucraino che non accenna a trovare una composizione; quello israelo-palestinese che a dispetto dei proclami è molto fragile; la guerra commerciale introdotta da Trump che coi dazi rende l’ambiente incerto.

La preoccupazione prevalente di imprenditori e manager è oggi concentrata soprattutto sul nostro Paese, più ancora che a livello regionale ed europeo. Come si può osservare in quest’ultima rilevazione, le valutazioni sull’andamento dell’economia riportano valori ulteriormente negativi rispetto al passato: da quelli positivi dell’epoca post-Covid, si registra un progressivo calo. Tant’è che la misura sintetica del saldo di opinione (differenza fra crescita e flessione), diminuisce progressivamente per assestarsi oggi a -40,1 per l’ambito regionale, nazionale (-50,9) ed europeo (-40,6). Solo l’ambito internazionale (-30,4) nonostante i conflitti bellici respira un’aria meno negativa.
Per imprenditori e manager del Nordest il sistema produttivo locale risente in misura relativamente minore le difficoltà generali, allineandosi al contesto europeo. L’esito si può comprendere se si fa riferimento alle strette relazioni che il sistema produttivo nordestino ha verso gli altri Paesi europei. I timori maggiori, invece, investono il sistema Paese italiano. Nello stesso tempo, il percorso si fa sempre più problematico. Di conseguenza, il saldo dell’indice Iper (Indice di Performance) che sintetizza l’insieme delle diverse indicazioni, si attesta a -49,7, in netta discesa dal -30,5 del settembre 2025.


È possibile individuare alcune differenziazioni nelle opinioni dei testimoni privilegiati. Le imprese friul-giuliane denunciano un indice decisamente peggiore (-71,5) rispetto a quelle venete (-54,0). I settori sono tutti attraversati da difficoltà: industria (-53,2) e commercio e servizi (-52,7) appaiono più in affanno rispetto alle costruzioni (-38,6). La dimensione costituisce una variabile determinante: le micro (-51,5, meno di 9 addetti) e le piccole (-56,3, 10-49 addetti) denunciano una sofferenza che tende a dissolversi fra le più strutturate (saldo pari a 0, oltre 50 addetti).
Per il prossimo trimestre del 2026, imprenditori e manager del Nordest non intravedono risalite dell’economia: la negatività non perde d’intensità. Anzi, rispetto alla fine dello scorso anno gli scenari tendono a peggiorare per tutti i territori considerati e con una dinamica simile al consuntivo del primo trimestre: preoccupa in misura maggiore il contesto nazionale, e in parte europeo, rispetto a quello regionale e globale. L’attesa verso l’Italia e l’Europa vedono permanere le difficoltà con un saldo di opinione che si attesta rispettivamente a -45,2 e – 46,0. Per il Nordest e a livello globale si prevedono performance negative, ma sostanzialmente nella medesima misura rispetto al trimestre precedente (rispettivamente -38,2 e -37,3). Le prospettive, quindi, appaiono ancora decisamente negative.
Come in precedenza, anche il saldo dell’Indice sul Futuro (IF) risulta negativo (-53,8), collocandolo fra i peggiori della serie storica e in netta caduta rispetto alla precedente rilevazione (-17,7). Le valutazioni sono più preoccupate fra i friul-giuliani (-64,3) rispetto ai veneti (-58,5), mentre tutti settori condividono le medesime criticità delle prospettive. Chi guida una microimpresa (-55,3, fino a 9 addetti) fa previsioni decisamente più negative, rispetto a chi ha un’impresa più strutturata (-22,2, oltre 50 addetti).
Che gli spiragli di una ripresa non siano dietro l’angolo, lo testimonia la previsione di imprenditori e manager interpellati. Più della metà (53,0%) ritiene si dovrà attendere tutto il prossimo anno e oltre per la conclusione delle difficoltà. Pochissimi percepiscono segnali di ripresa (6,5%) o di un’uscita a breve termine (8,4%). Soprattutto, com’è intuibile, l’incertezza aumenta ulteriormente e non è mai stata così elevata (30,7%). Ed è, paradossalmente, l’unica certezza di cui dispongono.
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