Buttafuoco: «A scadenza, scado. Biennale Arte? Più 20 per cento al botteghino»

Il presidente della Biennale dal palco della Festa del Foglio a Venezia: dalla questione Russia al rapporto con Giuli, dai numeri al botteghino al suo futuro alla guida dell’istituzione

Camilla Gargioni

«A scadenza, scado». Il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco sceglie quasi sempre la metafora, il giro di parole, un tocco di intellettualismo per rispondere (o aggirare) le domande. Ma sul palco della festa dell’Innovazione del Foglio alle Procuratie Vecchie delle Generali in piazza San Marco, incalzato dal giornalista Salvatore Merlo, solleva il velo di Maya. Si parla del suo mandato da presidente della Biennale, che ha come fine marzo 2028: una data “fuori fase” rispetto alla legislatura e la punzecchiatura è domandarsi se verrà riconfermato da un governo, magari, di centrosinistra (Buttafuoco è stato nominato nel 2024, ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano). «Se guardo alla mia biografia e alla mia esperienza professionale, posso rispondere che a scadenza, scado», dichiara Buttafuoco. Certo, da qui al 2028 di tempo ancora ce n’è, ma già da ora Buttafuoco mette i primi paletti e lancia un messaggio che apre al dibattito.

«20 per cento in più al botteghino»

Prima di lui, anche Roberto Cicutto ha svolto un solo mandato dal 2020 al 2024, succedendo a Paolo Baratta che invece è stato presidente dal 2008 al 2020 e prima ancora tra il 1998 e il 2001, dando un’impronta duratura all’istituzione al di là dei colori dei governi che guidavano il Paese. Ma Buttafuoco non si sofferma a lungo sulla questione del suo mandato: amplia il discorso ai mesi intricati (e polemici) che hanno accompagnato l’arrivo della 61. Esposizione d’Arte Internazionale, in primis rispetto allo scontro con il ministro della Cultura Alessandro Giuli. «La contesa l’ha vinta la Biennale», mette nero su bianco Buttafuoco, «con il 20 per cento in più al botteghino. La vittoria è solo dell’arte, la vittoria è solo della ricerca, degli artisti, del confronto e anche della dialettica. Non c’è stato niente di più bello che confrontarsi, al di là degli infingimenti, di qualsiasi formula civettuola o peggio che mai ipocrita».

Il rapporto con Giuli

E sul rapporto con Giuli precisa: «C’è una cosa che mi lega al ministro Alessandro Giuli ed è l’onestà, alla quale si accompagna l’altra espressione fondamentale in questa materia, intellettuale. E l’onestà intellettuale gliela riconosco appieno». Insomma, la pace tra i due ormai è cosa fatta: il rito di avvicinamento si è consumato proprio sul suolo veneziano, con una visita lampo del ministro Giuli al padiglione Italia lo scorso 21 maggio. «Amico Pietrangelo, maggiore amica la verità che rappresento. Ma la prima parte, non è mai venuta meno: non è stata una guerra personale», aveva detto Giuli.

La questione Ue

Lo scontro istituzionale però c’è stato: il ministro infatti aveva disertato la settimana inaugurale della Biennale Arte, fulcro della rottura il ritorno della Russia con il suo padiglione, e anche inviato gli ispettori ministeriali a ridosso dell’apertura di In Minor Keys. Sarà il clamore mediatico che si è costruito attorno, sarà la curiosità per una mostra frutto di un’eredità di progetto (la curatrice Koyo Kouoh è mancata il 10 maggio 2025), la Biennale Arte sta alzando ancora di più l’asticella dei visitatori, più 20 per cento al botteghino annuncia il presidente della Biennale. «È il rapporto privilegiato tra l’istituzione più rodata della scena internazionale e quello che accade intorno: che cosa è stato se non un riassetto della carta geografica?», dice Buttafuoco. Se in questi mesi Buttafuoco è rimasto monolitico nella difesa delle scelte della Biennale rivendicando l’indipendenza dell’istituzione, la mossa di riaprire il Padiglione russo (da ricordare che è rimasto fisicamente aperto solo nei giorni della preapertura per registrare alcune performance, oggi visibili attraverso schermi con l’edificio chiuso) ha generato un terremoto con l’Unione Europea. L’ultimo atto è l’invio di una seconda lettera, a cui la Biennale ha risposto pochi giorni fa: da questa dipende la sospensione di due milioni di fondi europei.

«Disinformazione, malizia, pregiudizi»

Il presidente della Biennale, sempre ieri, ha messo pepe anche sulla narrazione della vicenda: «La deriva è sempre più impazzita in una maionese che mette insieme la disinformazione, la malizia, il pregiudizi», le parole di Buttafuoco, «L’esercizio del giornalismo corrisponde all’antico insegnamento dei contadini, ovvero come lavare la testa all’asino, perfettamente inutile. Troverà il modo di sporcarsi». Intanto, la volontà di fermarsi a un solo mandato apre al campo delle ipotesi (pressioni politiche dopo il caso Russia?), anticipando una questione che avrebbe cominciato a far discutere la prossima estate. In una città come Venezia che ha appena cambiato sindaco, in una regione come il Veneto che ha da poco eletto il nuovo presidente, il fermento non manca. E Buttafuoco che cosa farà? «La letteratura se ne è andata via, adesso c’è la cosiddetta narrativa. Farò il capocomico», afferma con ironia dal palco. È il caso di dire, sipario.

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