Cyberattacchi, l'allarme dell'esperto Curioni: «A rischio anche bancomat e infrastrutture»
L'esperto di cybersecurity Alessandro Curioni analizza i rischi degli attacchi informatici a frigoriferi, aeroporti e infrastrutture: «L'obiettivo è creare paura e sfiducia nelle istituzioni». E sui contanti rilancia il consiglio della Bce: averne a disposizione per almeno 72 ore

«Siamo reduci da giornate di saccheggi, manifestazioni e violenza, a cui sono seguiti sabotaggi di frigoriferi, fino agli aerei. Non mi stupirei se tra dieci giorni magicamente si bloccassero un migliaio di bancomat. Guardi quello che sta succedendo in Francia. Mancano solo le bombe». Alessandro Curioni, divulgatore scientifico ed esperto di cyber security e protezione dei dati, fondatore e presidente di DI.GI. Academy, lo dice senza esitazioni.
Curioni, perché questi attacchi?
«Perché sono relativamente facili e possono causare il massimo danno sociale possibile».
Cosa intende per danno sociale?
«Una perdita di fiducia, uno stato d’ansia permanente, dubitare delle istituzioni e delle loro capacità di tutelarti. Tanti piccoli tasselli».
Mandare una mail minatoria costa poco.
«Esatto, costa poco e ha un effetto enorme».
Quali sono i punti deboli del nostro sistema informatico nazionale?
«I punti deboli purtroppo sono tanti. Da un lato sono legati ai cosiddetti sistemi di information technology: i nostri computer, i nostri smartphone e tutti i sistemi che hanno a che fare con questi utilizzi. Poi però abbiamo anche digitalizzato 30 miliardi di oggetti. Molti non sono stati fatti per essere messi on line perché hanno un ciclo di vita molto lungo, diventano vecchi. Bisognava andare lì schiacciare un pulsante o girare una manopola, invece noi abbiamo pensato che fosse più comodo metterli online».
Il risultato qual è?
«Abbiamo oggetti antichi non più aggiornabili. In più li stiamo trascurando perché non hanno password e sono raggiungibili anche da chi non è autorizzato a farlo».
Mi fa qualche esempio di questi 30 miliardi di oggetti?
«Frigoriferi, treni, centrali elettriche, caldaie, webcam, lavatrici, lavastoviglie, televisori. Scelga lei. Solo in Italia ci sono 185 milioni di oggetti connessi. Ne abbiamo tre a testa. Abbiamo digitalizzato tutto. Era tanto comodo e veloce, così è diventato anche tanto veloce danneggiarli soprattutto in una scala inimmaginabile».
In che senso?
«Una volta per sabotare un frigorifero dovevo entrare in un supermercato. Adesso sto comodo in poltrona e ne saboto mille».
Qual è il punto debole del sistema della sicurezza aerea?
«Si ricorda l’aggiornamento software che ha bloccato gli aeroporti? Ecco, è autoesplicativo. Lì è bastato un aggiornamento, viceversa potrebbe bastare una vulnerabilità scoperta su una scala un po’ più grande del normale e il risultato sarebbe analogo. Grazie a Dio per il momento gli aerei sono molto più difficili da sabotare a livello cyberg. Però le infrastrutture aeroportuali sono come un’azienda, hanno gli stessi problemi. Se riesco ad attaccare un grande operatore come Jaguar - Land Rover e a bloccare la produzione per due mesi (è successo all’inizio del 2025 ndr), posso anche provare ad attaccare un aeroporto. Il tema è l’economia dello sforzo».
Che cos’è?
«Per attaccare un aeroporto c’è bisogno di capacità e competenze. A mandare una mail siamo capaci tutti. E le assicuro che quando dico tutti, intendo proprio tutti. Per fare quello che è stato fatto basta saper utilizzare un pc. Chiunque sarebbe in grado».
Chi c’è dietro questi cyberattacchi?
«C’è un grande lavoro di opportunismo. Nel mondo digitale è difficile capire chi c’è dietro, se ci si riesce. In compenso auto attribuirselo è un attimo. Segua il mio ragionamento. Primo attacco ai frigoriferi: nessuna rivendicazione. Secondo attacco: rivendicazione. La mano è la stessa? Forse no. Forse qualcuno ha dato l’idea a qualcun altro. O forse qualcuno sta sfruttando l’idea per le sue finalità».
Può essere lo stesso per gli aerei.
«Esatto, vale per qualsiasi cosa. Tutto questo stressa il sistema, e stressando il sistema si producono degli effetti».
Ad esempio far perdere fiducia nelle istituzioni, ne parlavamo prima.
«Ma anche spostare l’opinione pubblica, far vivere le persone in uno stato di guerra permanete».
Quali contromisure possiamo prendere?
«Per tanti anni dovremo abituarci che gli incidenti informatici succedono e non rimangono dentro gli smarphone, producono effetti nel mondo reale. Mentre siamo resilienti rispetto a questo, dobbiamo iniziare a cambiare mentalità. Non dobbiamo lamentarci se ci chiedono due password, l’autentificazione a due fattori o il backup. Queste cose non solo i mali, anzi, fanno la differenza tra avere una vita normale e non averla più. Bisogna poi riprogettare fin dal principio gli oggetti: treni, auto, centrali elettriche, webcam, immaginando che siano raggiungibili da remoto. Va introdotta la sicurity by desing. Ci vorranno tanti anni».
Chiudiamo con la sua previsione sui prossimi attacchi ai bancomat: nei prossimi giorni conviene prelevare dei contanti per stare tranquilli?
«Un anno fa la Bce aveva suggerito a tutti i cittadini europei di tenere in casa contanti per almeno 70 euro a persona o comunque per "sopravvivere" per almeno 72 ore. Non vedo una buona ragione per non seguire il consiglio».
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