Carceri in Veneto e Friuli Venezia Giulia, record di suicidi e sovraffollamento: il rapporto di Antigone

Emergenza senza precedenti nelle carceri italiane: oltre 64 mila detenuti, 82 suicidi nel 2025 e istituti sovraffollati. Criticità anche in Veneto e Friuli Venezia Giulia, con Padova, Treviso e Udine tra i casi simbolo: ecco perché

Elia Cavarzan
Carceri italiane al collasso: 64 mila detenuti, record di suicidi e sovraffollamento oltre il 139 per cento
Carceri italiane al collasso: 64 mila detenuti, record di suicidi e sovraffollamento oltre il 139 per cento

Le prigioni italiane non hanno mai ospitato così tante persone dal 1992. È il quadro impietoso che emerge dal XXII Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione, intitolato "Tutto chiuso", presentato nei giorni scorsi dall'associazione che dal 1991 monitora il sistema penitenziario italiano.

Al 30 aprile 2026 erano 64.436 le persone recluse, quasi duemila in più rispetto a un anno fa, in istituti che possono accogliere regolarmente poco più di 51mila persone. Il tasso di sovraffollamento reale ha raggiunto il 139,1%, con 73 carceri al di sopra del 150% di capienza e otto oltre il 200%.

Qui sotto il rapporto dell’associazione Antigone

Il titolo del rapporto non è una metafora. Dal 2022 a oggi il carcere si è letteralmente chiuso: al mondo esterno, con limitazioni sempre più stringenti agli ingressi della società civile, e al proprio interno, con oltre il 60% dei detenuti che trascorre quasi l'intera giornata in cella, fatta eccezione per le ore d'aria.

Una serie di circolari del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria ha progressivamente ridotto la libertà di movimento dei detenuti, vietato la socialità nei corridoi, persino impedito di collocare i frigoriferi fuori dalle celle.

Solo a maggio 2026, dopo numerose proteste, il DAP ha fatto un passo indietro limitato alla media sicurezza, restituendo ai Provveditori regionali il potere decisionale sulle attività della società civile.

Il dato più drammatico

Il dato più drammatico riguarda i suicidi. Nel 2025 almeno 82 persone si sono tolte la vita tra le sbarre, con un tasso di 13 casi ogni 10mila detenuti, tra i più alti degli ultimi trent'anni.

Dall'inizio del 2026 si sono registrati altri 24 suicidi, per un totale di 106 in poco meno di un anno e mezzo. Il 75% di questi è avvenuto in sezioni a custodia chiusa. Complessivamente i decessi in carcere nel 2025 sono stati 254, il dato peggiore dal 1992.

Un detenuto su cinque ha compiuto atti di autolesionismo, mentre quasi la metà della popolazione carceraria fa uso di sedativi o ipnotici.

Il piano carceri del governo, che avrebbe dovuto aggiungere oltre 10.900 posti nel triennio 2025-2027, è già stato ridimensionato: i posti in concreta fase di realizzazione sarebbero circa 4.300, a fronte di una diminuzione dei posti effettivamente disponibili di 537 unità solo nell'ultimo anno.

L’appello di Antigone

Solo il 40% dei detenuti è alla prima carcerazione, il che certifica secondo Antigone il fallimento dei percorsi di reinserimento.

Meno del 30% lavora, quasi sempre alle dipendenze dell'amministrazione penitenziaria, e solo il 7,9% frequenta un corso di formazione professionale. Mancano 42 direttori di istituto e i vice direttori sono completamente scomparsi: nelle 102 visite effettuate nel 2025 dall'Osservatorio, non ne è stato trovato nemmeno uno.

Di fronte a questo quadro, Antigone lancia un "piano Marshall" in quindici punti per uscire dalla crisi: dal ritiro delle circolari che hanno chiuso il carcere, all'accesso alla detenzione domiciliare per chi ha meno di dodici mesi da scontare, dallo sport all'aperto per tutti d'estate alla cancellazione della norma sul delitto di rivolta penitenziaria.

 

Padova a Treviso, un sistema sotto pressione

Il Veneto si distingue nel panorama nazionale per una caratteristica che accomuna tutte le regioni del Nord: oltre la metà dei detenuti nelle carceri venete, il 53,4%, è di origine straniera, una delle percentuali più elevate d'Italia insieme a Trentino Alto Adige, Liguria, Valle d'Aosta ed Emilia Romagna. Quattro istituti veneti rientrano tra quelli in cui gli stranieri superano il 50% della popolazione detenuta.

Ma sono le singole vicende a restituire la misura concreta della crisi. Il carcere di Padova torna più volte nel rapporto. La Casa di Reclusione è tra i pochissimi istituti italiani ad aver avviato dall'ottobre 2025 i colloqui intimi previsti dalla sentenza della Corte Costituzionale, un segnale positivo in un panorama ancora frammentato.

Ma Padova è anche il luogo in cui si è consumata una delle storie più emblematiche del piano Kairos, il progetto governativo di trasferimento dei detenuti in alta sicurezza verso istituti isolati, in prevalenza in Sardegna. Pietro Giuseppe Marinaro, 73 anni, aveva trascorso oltre trent'anni nella sezione di alta sicurezza del carcere di Padova.

Il 28 gennaio 2026, dopo aver appreso senza alcun preavviso della propria destinazione a un istituto lontano, ha perso ogni punto di riferimento e si è tolto la vita. Anche le attività della storica redazione di Ristretti Orizzonti, nata proprio tra le mura del carcere padovano e considerata un modello di giornalismo penitenziario a livello nazionale, sono state rese sempre più difficoltose dalle nuove disposizioni del DAP che subordinano ogni ingresso esterno all'autorizzazione dell'amministrazione centrale.

A Treviso, nell'Istituto Penale per Minorenni, si è consumata a metà agosto 2025 la storia più giovane e più dolorosa del rapporto: un ragazzo di soli 17 anni, Danilo Rihai, migrante tunisino non accompagnato, si è tolto la vita dopo poche ore dal suo ingresso nel centro di prima accoglienza.

È la vittima più giovane registrata nel 2025 in tutto il sistema penitenziario italiano. A Rovigo, invece, l'IPM è citato tra i cinque istituti in cui sono stati avviati procedimenti penali per il nuovo reato di rivolta penitenziaria introdotto dal decreto sicurezza: quattro giovani risultano indagati.

Friuli Venezia Giulia: a Udine sovraffollamento oltre il 200%

Il Friuli Venezia Giulia presenta due segnali di allarme distinti ma convergenti. Il primo riguarda il carcere di Udine, inserito nel rapporto tra gli otto istituti italiani con il tasso di affollamento più grave, superiore al 200%: la casa circondariale udinese si attesta esattamente al 210%, nella stessa fascia di San Vittore a Milano, Brescia e Latina.

Una condizione che rende strutturalmente impossibile garantire lo spazio minimo di tre metri quadrati per persona riconosciuto dalla giurisprudenza come soglia al di sotto della quale scatta il trattamento inumano e degradante.

Sovraffollamento al carcere di Udine: sono 190 i detenuti, si sfiora il doppio della capienza prevista
La redazione
Due dei cartelli esposti fuori dalla casa circondariale di Udine

Non a caso, dal 2018 al 2024 i tribunali di sorveglianza italiani hanno accolto oltre 30mila ricorsi per trattamenti inumani, con un'accelerazione costante anno dopo anno.

Il secondo elemento riguarda la composizione della popolazione detenuta. Anche in Friuli Venezia Giulia, come nel Veneto, due istituti rientrano tra i 46 in cui gli stranieri rappresentano almeno la metà dei presenti, riflettendo una dinamica comune alle regioni del Nord Est dove la presenza di cittadini stranieri sul territorio è storicamente più elevata rispetto alla media nazionale.

Il rapporto ricorda però che lo 0,4% degli stranieri regolarmente presenti in Italia si trova in carcere, una quota stabile rispetto all'anno precedente, e che la componente straniera nei penitenziari è in calo percentuale rispetto ai picchi del passato, quando aveva superato il 37%.

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