Carburante alle stelle, trasporti in crisi. Codognotto: «Costi scaricati sui clienti. Taglio accise inutile»
Nel settore dei trasporti su gomma, aziende come Codognotto Trasporti fanno i conti con rincari record: «Gasolio da 1,60 a 2,20 euro». Tariffe aggiornate ogni settimana e costi trasferiti sui clienti per restare a galla

Il trasporto delle merci su gomma è uno dei settori più colpiti da rincari del carburante. Dal suo funzionamento dipende però l’approvvigionamento di buona parte dei comparti economici del paese. E così non resta che escogitare soluzioni utili a rimanere a galla, in attesa che passi la tempesta.
E che le incertezze sulla guerra in Iran e la chiusura dello stretto di Hormuz cessino. Anche facendo ricadere sul cliente finale i rincari del carburante, aggiornando settimanalmente e non più mensilmente delle tariffe così fluttuanti. Lo sa bene una realtà strutturata e affermata come Codognotto Trasporti, azienda trevigiana con un fatturato di oltre 400 milioni nel 2025 e presente in sedici paesi, che con i suoi duecento mezzi su gomma (a cui se ne aggiungono altri mille di aziende partner sparse in giro per l’Europa) consuma un milione di litri di carburante al mese per garantire il trasporto delle merci.

Di fronte a numeri così alti, inevitabili anche per l’affermata realtà aziendale trevigiana sono state le ripercussioni provocate dall’impennata del costo del carburante. «L’intervento del governo sulle accise non è servito a quasi nulla per i consumatori privati, figuriamoci a noi», spiega Matteo Codognotto, amministratore delegato dell’azienda di famiglia fondata negli anni ’40, «ma va detto che abbiamo notato in questi mesi una forte speculazione. Basti considerare che i nostri mezzi usano Hvo, cioè gasolio vegetale prodotto in Italia. Non quindi gasolio derivante dal petrolio lavorato negli Emirati o in Iran. Eppure se prima lo pagavamo 1,60 euro al litro, ora è arrivato anche a 2,20 euro».
All’aumento netto del costo al litro, si aggiunge anche la velocità di questa impennata. Sono questi due fattori, abbinati l’uno con l’altro, a rendere la situazione particolarmente preoccupante per le aziende del trasporto di merci. «Una fluttuazione di questo tipo e così repentina non l’avevamo mai sperimentata», aggiunge Codognotto, «questo ci ha preso alla sprovvista».
Inevitabilmente, a risentirne è stata la stessa organizzazione del lavoro e, soprattutto, il rapporto con il cliente finale. Solitamente, infatti, il costo del carburante pesa in media per il 30% della tariffa complessiva che viene fatta pagare ad un cliente per il trasporto di un carico. Un valore indicizzato e calcolato in base al costo del carburante fornito dal Ministero dello Sviluppo Economico. Se prima dello scoppio della guerra in Iran l’aggiustamento del costo del carburante avveniva una volta al mese, ora la Codognotto ha dovuto accorciare il monitoraggio e trasformarlo in settimanale.
«C’erano fluttuazioni troppo rapide e con percentuali troppo consistenti», spiega il rappresentate dell’azienda trevigiana, «e così l’abbiamo dovuto comunicare ai clienti». Se le multinazionali hanno assorbito i rincari senza eccessivi problemi, più difficile è stato far accettare la modifica delle tariffe agli artigiani: «Abbiamo dovuto spiegare per bene in quale situazione emergenziale ci stiamo trovando», aggiunge Codognotto. Per monitorare continuamente dei listini così volatili e modificare di conseguenza le tariffe, l’azienda (che conta 650 dipendenti in tutta Europa) ha dovuto spostare del personale in più negli uffici amministrativi. Accanto ai costi diretti, ci sono poi quelli indiretti che, giorno dopo giorno, iniziano a pesare sempre di più. Si tratta ad esempio della fornitura di oli lubrificanti e anche degli pneumatici, in definitiva di quei sottoprodotti derivati del petrolio.
Qualche altra strada, nei giorni scorsi, è stata battuta anche dalla Codognotto Trasporti in cerca di soluzioni alternative. Ad esempio quella di andare a fare rifornimento in Slovenia, dove i prezzi erano rimasti bloccati. Ora però anche oltre confine le scorte sono in esaurimento ed è scattato il razionamento. Senza contare che dopo qualche esperimento, il gioco non valeva comunque la candela per i mezzi dell’azienda trevigiana, costretti a compiere un centinaio di chilometri, quindi con un aggravio di consumi, pur di garantirsi un pieno a prezzi più contenuti. Insomma, per tenere bassi i costi è stato compiuto ogni possibile tentativo.
La situazione resta grave e monitorata giorno per giorno, in attesa che la crisi internazionale nel Golfo possa rientrare definitivamente. —
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