Bossi, oggi l’addio tra la sua gente: pochi posti riservati per il partito
Da Nord Est attesi Stefani, Fedriga e Zaia, oltre a tanti militanti, che arriveranno autonomamente. La cerimonia alle 12 dell’abbazia di Pontida. Ci saranno Meloni e i vice, Salvini e Tajani

Giusto una manciata di posti riservati, oltre a quelli per la famiglia. «Per le più alte cariche istituzionali» si dice. Quelle che vorranno esserci; quantomeno oggi – a Pontida, per l’addio a Umberto Bossi – dopo il silenzio degli ultimi anni. Gli altri, tutti fuori: militanti, ma anche leghisti con incarichi di partito o ruoli nelle istituzioni. Tutti fuori dall’abbazia.
Ci sarà Giuseppe Leoni, con il quale il senatùr nel 1984 aveva condiviso il sogno della Lega Autonomista Lombarda, poi diventata semplicemente Lega Lombarda. «Ma io l'Umberto andavo a trovarlo quando era vivo. La famiglia in queste ore sarà stata bombardata da mille bocche che avrebbero dovuto rimanere chiuse».
Starà a lui provare a dare forma al testamento politico consegnatogli da Bossi stesso il 7 marzo scorso, durante il loro ultimo incontro: «Mi ha detto: mettiti al lavoro e riunisci il gregge, perché le divisioni non portano da nessuna parte. Mi raccomando, tutti sotto un’unica bandiera: la bandiera che oggi ci rappresenta in Parlamento. Dimentica i soprusi. Fallo per il bene della nostra Lega. Mi raccomando, io sarò con te».
Lì su, nella casa di Gemonio, la processione è stata breve. Giancarlo Giorgetti, erede politico. Marco Reguzzoni, il braccio destro deluso da questa Lega e passato a Forza Italia. E poi Attilio Fontana e, solo nella serata di venerdì, la passerella di Salvini.
Invece oggi, alle 12, nell’abbazia di San Giacomo ci saranno tutti.
Dal Nord Est arriveranno i presidenti del Veneto, Alberto Stefani, con il suo predecessore Luca Zaia, e del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga. C’è chi proverà ad assicurarsi uno dei quattrocento posti all’interno dell’abbazia, dove ne saranno riservati solo per i familiari e per limitatissime alte cariche istituzionali: la premier Giorgia Meloni e i suoi due vice, Antonio Tajani e Matteo Salvini; poi i presidenti delle Camere, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, e il ministro Giorgetti.
Gli altri potranno assistere alla funzione, celebrata dall'abate del monastero di San Giacomo, all’esterno, dove sarà allestito un maxischermo. Non è previsto alcun cerimoniale, nessun discorso, nessun intervento politico sul sagrato della chiesa. Soltanto il Va pensiero, che sarà intonato da un coro degli alpini all’uscita del feretro. Anche per questo non è stata vista con particolare favore la nota diffusa da Salvini, a ventiquattr’ore dalla morte di Bossi: «Per onorare la sua memoria e dare corpo al suo pensiero politico, tutto il popolo leghista sarà ancora più determinato nel votare sì al referendum sulla giustizia».
Un’uscita poco elegante, dicono in tanti, negando che la scelta irrituale della celebrazione del funerale di domenica sia stata un tentativo, pur blando, di legare il ricordo del senatùr al voto. Non è nell’interesse della famiglia, che ha organizzato la cerimonia insieme al ministro Giorgetti, e che nella testa ha soltanto un obiettivo: che sia una commemorazione di popolo. Il ritorno dell’Umberto a Pontida, tra la sua gente.
Dal Veneto e dal Friuli Venezia Giulia sono attesi in tanti. I pullman in partenza sono giusto due o tre – uno da Treviso, organizzato da Gian Paolo Gobbo – ma per il resto ci saranno solo auto. La distanza tra il pratone e l’abbazia è di cinquecento metri: sarà una processione continua, forse bagnata dalla pioggia. Dal Veneto arriveranno anche i leghisti delle istituzioni. Gli stessi rimasti spiazzati, venerdì, di fronte all’ordine di via Bellerio di rinunciare a tutti gli appuntamenti ufficiali, in segno di lutto. Ma c’è chi è venuto meno all’indicazione. Altro segnale di una Lega che ha cambiato pelle.
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