Borgo Fiorito a Cavanella Po: ecco dove vivono i braccianti del Veneto produttivo
Nel borgo abbandonato nel Rodigino oltre cento lavoratori stranieri vivono senza acqua e in condizioni di grave marginalità: affitti alti, salari bassi e alloggi fatiscenti nel cuore del Veneto agricolo

Il Veneto che nessuno vuole vedere, fatto di fantasmi, che ogni mattina alle 6 partono per raccogliere la frutta e la verdura che finisce sulle nostre tavole. Tre di loro, tre ragazzi, una manciata di giorni, fa sono morti.
Erano stipati in un minivan che li portava nei campi di Chioggia, ogni giorno. La tragedia ha aperto uno squarcio su queste vite dimenticate. Vivevano a Borgo Fiorito, a Cavanella Po, a due passi da Adria. Pagavano, come tantissimi altri, 450 euro al mese per un alloggio che è dura definir tale: sistemazioni fatiscenti dove non scorre nemmeno l’acqua. Il compenso mensile per il lavoro di raccolta, 600 euro.
In quel posto neanche il sistema di gestione degli spazi sociali è chiaro . Solo un fatto è lampante: la drammatica quotidiana ritualità fatta di sfruttamento lavorativo, nel cuore pulsante del Veneto produttivo.
La sensazione che si prova arrivando ai ruderi che accolgono uomini, donne e bambini di origini africane e asiatiche è di essere all'interno di un campo profughi: non è un'esagerazione.
Tra i panni stesi al sole, le biciclette abbandonate e ammassate, le lavatrici buttate in mezzo ai prati e il lento scorrere del fiume Po, a pochi metri di distanza c’è il Veneto dei distretti produttivi, quello delle eccellenze agricole e delle campagne che alimentano mercati e supermercati del Nord Italia.
Qui si nasconde il suo lato più nascosto, quello che nessuno vuole vedere.
Una fotografia fatta di stanze umide, acqua che non scorre, materassi consumati e uomini che vivono ai margini, invisibili a tutti.
«Siamo tantissimi qui»
In quante persone vivete qui? Lo chiediamo al primo inquilino che troviamo. «Tantissime, non sappiamo con certezza: siamo tutti qui per la raccolta». Quale raccolta? «Quella nei campi». Una domanda inutile: radicchio, uva, ortaggi, frutta: non c'è differenza se al mese vieni pagato all'incirca 600 euro e vivi in 20 metri quadrati senza acqua potabile. Ogni campo, ogni coltivazione non è tanto diversa dalle altre.

Alle sei del mattino il silenzio di Borgo Fiorito viene spezzato dal rumore dei motori dei furgoni. Decine di braccianti escono dalle abitazioni e salgono a bordo per raggiungere i campi sparsi tra le province di Rovigo, Padova e Venezia.
Li aspettano ore di lavoro sotto il sole, piegati tra radicchi, ortaggi e serre. Poi, la sera, il ritorno a "casa", dispersa in mezzo al nulla, a pochissimi chilometri da Adria, nel rodigino.

Appartamenti fatiscenti affacciati su un cortile che al centro ospita alcuni ragazzi che controllano ogni movimento, sono loro ad accoglierci: «Non c'è nessuno qui, sono tutti a fare la raccolta». Una città stato fantasma, con le proprie regole nel cuore della laguna Veneta.
Marginalità e povertà
Entrare in questo borgo significa fare un salto indietro di decenni. I muri sono scrostati, le aree comuni invase dall’abbandono, le condizioni igieniche precarie. Eppure questa miseria ha un prezzo altissimo.
Gli immobili, acquistati anni fa all’asta per cifre irrisorie, sono stati trasformati in alloggi per lavoratori stranieri. Ogni appartamento, condiviso normalmente da due o tre persone, viene affittato per circa 450 euro al mese. Sedici alloggi che garantirebbero introiti superiori ai settemila euro mensili.

Ci racconta un ragazzo in perfetto italiano: «Studiavo al politecnico di Torino, ora sono qui dalla mia famiglia, non conosco molte persone, ma ti posso assicurare che siamo in tanti. Sono tutti impegnati nella raccolta nei campi».
Poi abbassa la testa e se ne va. Si sente osservato. Ci sentiamo osservati.
Nel borgo vivono oltre cento lavoratori stranieri; difficile a dirsi con certezza, molti di loro non si conoscono nemmeno, altri riposano in stanze letto fatiscenti. Un altro inquilino ci fa strada nel suo appartamentino. «Qui non c'è acqua, mi lavo con le bottiglie o riempiendo dei secchi».
Ma solo qui non c'è acqua? Risponde in inglese «No water everywhere», niente acqua da nessuna parte.

Ci fa vedere i letti incastrati tra lavandino e tavola da pranzo mentre nel frattempo da fuori si sentono bambini giocare nei cortili, qualcuno ride, qualcun altro piange. Sì, lì dentro ci vivono anche dei bambini.
Le comunità più presenti sono quelle marocchine, tunisine e siriane. Uomini quasi invisibili al resto del territorio, che trascorrono inesorabilmente, ogni giorno, le giornate nei campi e le sere chiusi dentro stanze ai margini della campagna polesana. Qui la marginalità non è un concetto astratto, ma una condizione quotidiana.
La vera tragedia
Tra queste stanze c’è anche chi porta addosso il peso delle tragedie recenti. In uno degli appartamenti incontriamo un amico dei tre giovani morti nel terribile incidente di Ca’ Lino, nella frazione di Sant’Anna di Chioggia.
Abdelghani, Saifi e Yassin avevano lasciato Borgo Fiorito poche ore prima dello schianto. Viaggiavano insieme ad altri sei braccianti stipati dentro un minivan diretto al lavoro. Una frenata improvvisa, il mezzo che finisce dentro un laghetto e poi il dramma. Tre morti e sei sopravvissuti.
Per capire davvero chi fossero quei ragazzi bisogna arrivare fin qui, tra queste palazzine dimenticate. Perché la tragedia smette di essere una semplice notizia di cronaca e assume il volto concreto dell’emarginazione.
Borgo Fiorito a Cavanella Po è il punto di partenza e di ritorno di vite sospese, consumate tra il lavoro nei campi e la sopravvivenza in alloggi degradati. Anche questo è Veneto. Questo posto, in Veneto, è una tragedia.
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