La Biennale: «Sanzioni rispettate», il dossier è ora all’esame di Giuli

Verifiche sui costi dei lavori per l’allestimento del padiglione: potrebbero essere vietati da norme Ue

Cadoni
Il Padiglione Russia alla Biennale di Venezia
Il Padiglione Russia alla Biennale di Venezia

Due frasi, quarantasette parole in tutto, un annuncio asciutto, quasi lapidario: «La Biennale di Venezia comunica che in data odierna viene inviata al ministero della Cultura l’intera documentazione richiesta. Si coglie l’occasione per precisare che nessuna norma è stata violata e che le sanzioni verso la Federazione Russa sono state rispettate integralmente come da nostro dovere».

Con questa nota, diffusa pochi minuti prima delle 12 di ieri, 17 marzo, la Biennale ha fatto sapere di aver assolto il compito imposto dal ministero che venerdì 13 scorso ha chiesto di vedere «con la massima urgenza» tutte le carte relative alla gestione del padiglione russo dell’Esposizione internazionale d’arte che si aprirà il prossimo 9 maggio.

Ieri e non prima, dunque, Ca’ Giustinian ha completato il dossier e lo ha spedito al Collegio Romano dove probabilmente è già iniziata la verifica che consentirà di capire se il ritorno della Russia ai Giardini ha richiesto iniziative contrarie alle sanzioni europee in vigore.

Caso Russia alla Biennale, Buttafuoco rilancia: «Spazio all’arte del dissenso»
La redazione
Il padiglione Russia alla Biennale di Venezia

Il caso politico-diplomatico, condito dallo scontro personale fra il ministro Alessandro Giuli e il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco, entra così in una settimana che potrebbe essere se non proprio decisiva almeno indicativa della piega che prenderà la vicenda.

Chi ci sarà all’inaugurazione del padiglione centrale?

Domani, giovedì 19 marzo,  infatti i due sono attesi all’inaugurazione del padiglione centrale dei Giardini, ristrutturato con fondi ministeriali e del Pnrr.

E se sulla presenza di Buttafuoco non si può dubitare, quella del ministro è in bilico. Da Roma si apprende che la sua trasferta è organizzata da tempo, andata in aereo e ritorno in treno, ma Giuli non è più certo di voler posare al taglio del nastro con il suo ex amico.

Dopo aver disertato otto giorni fa la presentazione del Padiglione Italia a casa sua, palesandosi soltanto in video per ribadire la sua contrarietà alla presenza russa alla Biennale Arte, è probabile che il ministro voglia rendere ancora più visibile la distanza attuale rispetto all’istituzione veneziana. Oggi se ne saprà di più.

Il dossier sul padiglione russo

Tornando al dossier sul padiglione russo, sotto esame non ci sarebbe tanto la presenza degli artisti - che pure sarà limitata ai giorni della preapertura, quando le loro performance saranno videoregistrate per essere poi proiettate durante l’Esposizione - quanto invece i lavori necessari all’allestimento del padiglione.

Lo spazio è formalmente di proprietà della Federazione Russa, ma ogni intervento finalizzato all’apertura è sottoposto a una supervisione di tecnici di vari enti (anche statali, italiani), professionisti e consulenti e comporta inevitabilmente anche transazioni economiche. Servono, insomma, un tecnico per la sicurezza, uno per l’antincendio, un architetto.

Ma i loro interventi - secondo quanto stabilito da norme europee in vigore dal 2022 - sono vietati. Proprio in considerazione di queste restrizioni la Russia ha rinunciato alla partecipazione all’ultima Biennale Arte, quella del 2024 (dopo il ritiro volontario degli artisti nel 2022) e a quella di Architettura dell’anno scorso. Quest’anno invece - si intuisce dal comunicato della Biennale - i divieti sarebbero stati aggirati ricorrendo a un’installazione video che per tutta la durata dell’Esposizione proietterà la performance di 39 artisti su uno schermo. Il pubblico potrà guardarla senza entrare nel padiglione russo, dalle finestre aperte e anche dalla soglia dell’edificio, spalancata ma invalicabile.

Ora saranno i funzionari del ministero a verificare se tutto questo è regolare come sostiene la Biennale. Alla finestra c’è anche la commissione europea che ha minacciato di revocare finanziamenti per due milioni di euro concessi alla Biennale nel caso di violazioni degli accordi.

Lega con Buttafuoco

Sul fronte politico ieri è stata ancora la Lega a farsi sentire per ribadire l’appoggio alla scelta del presidente Buttafuoco. «Venezia è sempre stata luogo di dialogo», ha detto il presidente del Consiglio regionale Luca Zaia. La Biennale è erede di questa tradizione e non può smarrirla. Io penso che il presidente Buttafuoco abbia fatto bene a difendere l’autonomia e la missione della Biennale, non come provocazione, ma nella consapevolezza che la cultura non santifica nessuno e non assolve nessuno».

Anche il segretario Matteo Salvini è sulla stessa linea: «Ci sono già troppi conflitti in giro, chi fa arte, chi fa cultura, chi fa sport deve avvicinare, non sono per l’esclusione di nessuno, quindi invito la Biennale ad andare avanti». —

 

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