Zoppas: «All’export serve sicurezza. Il corridoio Imec capace di dare garanzie»

Il presidente dell’Agenzia per la promozione delle imprese all’estero: «Per l’Imec tempi lunghi, ma già il progetto aiuta il dialogo con l’India»

 

Diego D’amelio
Matteo Zoppas marftedì durante l’evento dedicato all’Imec. Foto Lasorte
Matteo Zoppas marftedì durante l’evento dedicato all’Imec. Foto Lasorte

«L’export e gli imprenditori che esportano hanno bisogno di sicurezza. In un contesto geopolitico in rapida evoluzione e con canali logistici instabili, è opportuno costruire infrastrutture e rotte alternative di lungo termine, solide e di garanzia. Il corridoio Imec rappresenta quindi una grande e concreta opportunità». Parola di Matteo Zoppas, presidente di Ice, Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, ospite ieri, martedì 17 marzo, all’evento organizzato a Trieste dal ministero degli Esteri.

Come sta incidendo il nuovo scenario di guerra in Iran sulla tenuta delle imprese?

«Con Suez prima e Hormuz adesso, abbiamo visto un impatto importante nella logistica, i cui costi hanno variabilità crescenti. Servono soluzioni alternative che garantiscano convenienza di tempi e di costi, perché così si stabilizza la variabilità che si sta creando».

Imec viene raccontato come corridoio infrastrutturale, ma pure come uno strumento che ridisegna equilibri tra India, Golfo ed Europa. Dal punto di vista dell’Ice, è più un progetto commerciale o uno strumento geopolitico?

«Parliamo di 172 miliardi di euro di traffico potenziale, di cui l’Italia può intercettare fino a 26 miliardi. Come uomo di impresa, dico che darà un grandissimo aiuto se garantirà risparmi e ci sono studi che indicano riduzioni fino al 40% sui tempi di trasporto e del 30% sui costi logistici, a vantaggio della competitività delle nostre imprese. Molti prodotti italiani possono fare un salto riducendo tempi e costi. Ma l’Imec è anche stabilità: sapere che ci sono alternative a Suez e dire a chi ha cattive intenzioni che bloccare Suez avrebbe meno impatto di prima».

Oggi quanto sta incidendo la crisi mediorientale sulla vita delle nostre imprese?

«L’Italia esporta 28,2 miliardi di merci in Medio Oriente e questa cifra non si azzererà, anche se ovviamente questa crisi non ci voleva. La logistica sta rallentando ma non è bloccata. Il vero punto è capire quanto durerà e se ci sarà un allargamento del conflitto. L’Ice può intanto intervenire aiutando le imprese a non perdere questo mercato e a compensare l’export, guardando ad altri mercati, per mantenere il volume complessivo. Ci sono beni come farmaceutici e tecnologici che saranno comunque venduti, ma vedremo nelle prossime settimane quale sarà il vero impatto. Dobbiamo spingere perché rimane l’obiettivo fissato dal governo di raggiungere 700 miliardi di fatturato di export rispetto ai 643 attuali».

Che mercato può essere quello indiano?

«Nel 2025 le esportazioni italiane verso l’India hanno superato i 5,7 miliardi di euro, con una crescita del 30% sul 2019. Iniziative come Imec, che si inserisce nell’ambito dell’accordo di libero scambio Ue-India del gennaio 2026, sono una leva potente, in grado di infondere positività e moltiplicare le opportunità per le nostre Pmi che ogni giorno si confrontano sui mercati internazionali. I tempi del corridoio Imec sono lunghi, ma anche solo parlarne può aiutare a oliare i meccanismi del dialogo con l’India».

Che ruolo può avere Trieste in tutto questo?

«Con il suo porto franco e il sistema infrastrutturale e logistico, su cui ha investito in questi ultimi anni, è il naturale gateway italiano su questo corridoio. Trieste ha grandi presupposti grazie alla sua vicinanza all’Europa centrale».

Di Europa centrale si è parlato all’evento del trentennale InCe. L’integrazione nell’Ue va a rilento. Quella del mercato va meglio?

«Non parlo di politica, ma dico che vogliamo confermare il piano dell’export impostato dal ministro Tajani, al cui interno ci sono ovviamente Europa centrale e Balcani. Per farlo bisogna aumentare la promozione: a Belgrado abbiamo aperto un evento sul vino come “Wine Vision By Open Balkan” e il mercato del vino nella regione è cresciuto del 47%. Abbiamo grande possibilità di lavorare sulle tre “F”: food, fashion e furniture. E possiamo esser partner di sviluppo tecnologico sia col privato che col pubblico, non solo mettendo insieme domanda e offerta, ma selezionando gli operatori che possono avere migliori possibilità di successo».—

 

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