Biennale di Venezia, Buttafuoco: «Libertà e audacia», l’arte non seleziona passaporti

Nel giorno della presentazione, il presidente Buttafuoco rivendica l’autonomia dell’istituzione citando Sergio Mattarella e Giorgia Meloni, mentre il blitz delle Pussy Riot con le Femen accende la tensione davanti al padiglione russo

Camilla Gargioni
Il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco
Il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco

«Libertà e audacia», ripete il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco alla presentazione ufficiale della 61esima Esposizione Internazionale d’arte di mercoledì 6 maggio.

Venti minuti di discorso

Un discorso lungo, oltre i venti minuti, dove non risparmia nessuno. Perché la Biennale è un’istituzione libera.

«Mattarella ha detto chiaramente alla presentazione dei David di Donatello qual è il mandato culturale, libertà e audacia: ebbene, eccoci», sottolinea Buttafuoco, «Se le autorità politiche fossero ridotte al rango di forerie dove intendendosi a sbuffi ingerenze arrivano a piegare la solidità delle istituzioni culturali, oggi avremmo un altro esito. Magari sarà domani, o dopodomani».

Il discorso continua, sempre più accorato. «Giorgia Meloni è stata chiara, la Fondazione della Biennale di Venezia è autonoma», aggiunge.

E fa appello alla civiltà del diritto e al non lasciarsi prendere dalle polemiche, guardando il dito invece della luna. «Noi non siamo ciechi, in quella luna ci sono democrazie e satrapie che istituiscono la pena di morte. Continue discriminazioni, violente, qui sta il nodo. Chiudere a qualcuno significa rendere più fragile l’apertura verso altri, se la Biennale cominciasse a selezionare passaporti smetterebbe di essere il luogo dove il mondo si incontra».

E chiude: «Ai Giardini oggi Ucraina e Russia, come alla mostra del cinema erano accostate alla bandiera dell’Iran e Israele, sono vicine. Perché a Venezia non imbracciamo le armi». Un discorso che risponde a mesi di polemiche, accuse incrociate, con una stilettata anche al governo: «Alle istituzioni chiediamo dialogo e non documenti che circolano sottobanco».

Il blitz delle Pussy Riot

Il tutto mentre in mattinata le Pussy Riot hanno fatto un blitz di fronte al padiglione della Federazione Russa, con fumogeni fucsia uniti a quelli giallo-blu della bandiera ucraina, unite alle Femen. «Il sangue della Russia è arte», gridavano. «Boicottiamo!», con il canonico passamontagna fucsia. Un sit-in di mezz’ora, in cui l’ingresso del padiglione è stato chiuso e presidiato dalle forze dell’ordine.

Le Pussy Riot si prendono il padiglione della Russia alla Biennale

Sokurov e Suad Amary non partecipano più alla Biennale del dissenso

E prima una nota della Biennale di Venezia annunciava un cambio di programma “improvviso”. Per indisponibilità dell’ultima ora, alle serate di oggi mercoledì 6 maggio e domani giovedì 7 maggio della Biennale della Parola/Il dissenso e la pace - durante la Preapertura della Biennale Arte 2026 - non parteciperanno il regista russo Alexander Sokurov e la scrittrice e architetta palestinese Suad Amiry.

Sarà una pertanto, venerdì 8 maggio nella Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian, sede della Biennale di Venezia, la serata corale dalle ore 19 alle 20 dedicata alla riflessione sul tema della pace con i direttori artistici dei settori della Biennale di Venezia: Alberto Barbera (Cinema); Caterina Barbieri (Music); Willem Dafoe (Teatro); Wayne McGregor (Danza); Wang Shu e Lu Wenuy (Biennale Architettura 2027).

 

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