Alla Biennale Arte tre serate sul dissenso. E Buttafuoco tratta la pace con il ministro

L’annuncio della Fondazione: tra gli ospiti anche il regista russo Sokurov. Scambio di email sull’asse Venezia-Roma. Zaia: «Abbiamo sempre ospitato tutti: non chiudiamo alla cultura per imposizione di qualche funzionario»

Cristiano Cadoni

C’è una voce pubblica che la Biennale di Venezia vuole far sentire nei giorni dell’Esposizione internazionale d’arte: è la parola della pace e del dissenso, una sorta di contrappeso rispetto alla presenza di Stati coinvolti in conflitti. E poi c’è una voce privata - soltanto scritta, dunque inevitabilmente fredda - che dietro le quinte del caso del padiglione russo sta cercando una difficile conciliazione: è quella del presidente della Fondazione, Pietrangelo Buttafuoco, che - secondo quanto riferiscono fonti romane - si starebbe confrontando via email con il ministro della Cultura Alessandro Giuli per ricomporre uno strappo che imbarazza il centrodestra.

L’iniziativa

Buttafuoco l’aveva annunciato sul Foglio pochi giorni dopo la rottura pubblica con Giuli. E ieri è arrivata la conferma timbrata Biennale: durante la preapertura dell’Esposizione - il 6, 7 e 8 maggio - ci saranno tre serate intitolate “Biennale della Parola / Il dissenso e la pace”. A Ca’ Giustinian, sede della Fondazione, ogni sera dalle 19 alle 20 - solo per un pubblico di invitati - saranno ospiti «alcune tra le più autorevoli voci del panorama culturale contemporaneo». I loro interventi sostituiranno il tradizionali cocktail in terrazza dedicati ai partecipanti alla preapertura. Il primo ospite, mercoledì 6, sarà Alexander Sokurov, regista e cineasta russo che era già stato a Venezia l’anno scorso, avendo portato il suo film “Il mago del Cremlino” alla Mostra del Cinema. Il 7 toccherà a Suad Amiry, scrittrice e architetta palestinese, la cui opera intreccia memoria, identità e quotidianità nei territori del conflitto.

L’8 prenderanno la parola i direttori artistici della Biennale: Alberto Barbera (cinema), Caterina Barbieri (musica), Willem Dafoe (teatro), Wayne McGregor (danza), Wang Shu e Lu Wenyu (architettura). Gli stessi direttori artistici - è stato annunciato ieri - l’1 e il 2 giugno cureranno un programma di lectures e performance per il battesimo della nuova sede dell’Archivio Storico della Biennale.

La corrispondenza

Ma se dal giorno di quell’annuncio sul Foglio Buttafuoco non ha più detto una parola sul caso-Russia, salvo qualche frase sibillina durante l’inaugurazione del padiglione Centrale, tra lui e il ministro Giuli sarebbe in corso una conversazione distaccata quanto consente (o impone) lo strumento della posta elettronica. Se sia una coda polemica o, più probabilmente un tentativo di conciliazione fra due ex amici, non è dato saperlo.

All’Esposizione mancano pochi giorni, Giuli non potrà evitare di esserci come ha fatto per la presentazione del Padiglione Italia (nel suo ministero) o per quello Centrale ai Giardini. Ed entrambi vorrebbero evitare l’imbarazzo di un’inaugurazione da separati.

Contro l’Europa

Sul padiglione contestato e contro le possibili sanzioni dell’Ue ai danni della Biennale è intervenuto ieri il presidente del consiglio regionale Luca Zaia, ospite di “Idee per il futuro” a Roma. «L’intesa europea sulle sanzioni prevede che siano esentate le istituzioni culturali e il mondo degli intellettuali», ha detto. «Qui a Venezia abbiamo sempre ospitato tutti, anche Paesi che in giro per il mondo stanno facendo qualche caos. Buttafuoco fa bene ad andare avanti. Non chiudiamo alla cultura perché in Europa un funzionario ha scritto che dobbiamo fare come vogliono loro».

Ma se la Lega resta saldamente accanto alla Biennale, FdI tiene il punto contro il padiglione russo: il responsabile nazionale Giovanni Donzelli da Mestre ieri ha ribadito la sua contrarietà alla presenza russa ai Giardini: «La penso esattamente come la presidente Meloni», ha detto. 

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