Il lockdown energetico e il precedente dell’Austerity 1973: quando l’Italia spense le luci

Dalle domeniche a piedi alle chiusure anticipate di negozi e bar, fino al cambio d’orario dell’edizione serale del Tg1. Ecco le norme che furono stabilite per rispondere allo shock petrolifero 

La redazione
Una delle celebre "domeniche a piedi" del 1973
Una delle celebre "domeniche a piedi" del 1973

Domenica 2 dicembre 1973 fu una data che buona parte degli italiani sopra i 55 anni ricorda nitidamente. Quello fu il primo giorno in cui fu in vigore l’Austerity, il pacchetto di misure che il governo intraprese per far fronte allo shock petrolifero determinato dalla guerra dello Yom Kippur. Tra queste, le famose domeniche a piedi, ma anche chiusure anticipate degli esercizi commerciali e "coprifuoco luminoso”, con una diminuzione dell’illuminazione pubblica e le insegne spente.

Oggi si parla nuovamente dell’introduzione di norme per limitare i consumi energetici.  A partire dallo scoppio della guerra in Iran, infatti, il termine lockdown energetico è tornato ad affacciarsi prepotentemente sui media e nel dibattito pubblico.

L’aumento dei prezzi delle materie prime provocato dal blocco dello Stretto di Hormuz  mette a rischio il fabbisogno energetico dei paesi europei. I governi stanno quindi ragionando su alcune misure necessarie per contenere la crisi. Tra queste la più estrema sarebbe proprio l’introduzione del lockdown energetico, un insieme di regole che hanno l’obiettivo di risparmiare energia tutelando i servizi essenziali.

L’unica volta che in Italia è stato adottato un regime così stringente fu, come detto, proprio nel 1973.

Cos’è il lockdown energetico

Il lockdown energetico è la risposta più estrema che un governo possa adottare per contenere i consumi di energia. In poche parole, si tratta di un pacchetto di regole volte a risparmiare energia con l’obiettivo di continuare a garantire la piena efficienza dei servizi essenziali (ospedali, trasporti pubblici e comunicazioni).

Va sottolineato, in ogni caso, che si tratta di uno scenario che al momento è escluso sia dal governo italiano sia da quelli dell’Unione europea.

Cosa successe nel 1973

Come detto, l’unico precedente simile in Italia risale al 1973, quando prese il nome di Austerity. In quell’epoca, infatti, l’Europa dovette far fronte a quello che è passato alla storia come shock petrolifero, ovvero la crisi scaturita dalla guerra del Kippur. Il conflitto provocò la riduzione della produzione di petrolio e i governi arabi decisero l’embargo nei confronti degli stati filo-israeliani. 

Per far fronte all’emergenza, l’Italia (ultimo tra i Paesi europei) adottò le misure deliberate dal governo presieduto da Mariano Rumor durante il consiglio dei ministri del 22 novembre 1973. Le norme entrarono in vigore a partire dal successivo 2 dicembre, e rimasero in vigore fino alle primavera del 1974. Ecco le principali:

  • Le famose “domeniche a piedi”. Fu imposto il divieto di circolazione di tutti i mezzi privati a motore la domenica e nei giorni festivi. Chi non rispettava il divieto rischiava multe salate e il sequestro del veicolo. Semaforo verde solo i mezzi di emergenza, forze dell’ordine, medici, posta, distribuzione dei giornali e diplomatici. Restavano operativi taxi, treni e aerei
  • I distributori di carburante restavano chiusi dalle 12 di un giorno prefestivo fino alle 24 di quello successivo.
  • Riduzione dei limiti di velocità: 50 km/h in città, 100 km/h sulle strade extraurbane e 120 km/h in autostrada.
  • Negozi, uffici, bar e ristoranti dovevano chiudere prima del solito. Per i negozi vetrine giù alle 19, per gli uffici pubblici l’orario limite era delle 17.30. Bar e ristoranti potevano spingersi fino a mezzanotte, mentre i cinema e i teatri potevano restare aperti fino alle 22.45
  • Orario contingentato anche per la televisione. Tutte le trasmissione dovevano cessare entro le 22.45, mentre il Tg1, al tempo in palinsesto alle 20.30, fu anticipato alle 20. Orario che da quel momento non è più cambiato.
  • L’illuminazione pubblica doveva essere ridotta, mentre le insegne luminose dei locali pubblici dovevano rimanere spente. L’Enel fu autorizzata a ridurre del 6-7 per cento la tensione erogata tra le ore 21 e le 7.

Quali le possibili misure del lockdown energetico

In concreto, oggi,  le misure del lockdown energetico possono spaziare dall’incentivare le aziende pubbliche e private all’adozione di un regime di smartworking,  intervenire su orari e temperatura dell’aria condizionata e del riscaldamento, ridurre l’illuminazione pubblica e limitare la circolazione dei mezzi privati, con provvedimenti quali le targhe alterne e le domeniche senza auto.

Nel dettaglio le misure sono contenute nel Piano di Emergenza del sistema italiano del gas naturale, un documento redatto nel 2023 dal ministero dell’Ambiente, a seguito della prima crisi energetica determinata dalla guerra in Ucraina e dallo stop alle importazioni del petrolio russo. In questo documento si identificano tre stadi di crisi, livello di pre-allarme, livello di allarme e livello di emergenza.

Sul fronte comunitario, la Commissione europea sta lavorando a una bozza del piano 'Accelerate Eu', atteso il 22 aprile. Tra le misure consigliate da Bruxelles, l’introduzione di almeno un giorno di telelavoro obbligatorio a settimana, trasporti pubblici più economici, taglio del riscaldamento e voucher energetici per le famiglie vulnerabili.

Riproduzione riservata © il Nord Est