Autovelox, resa dei conti al Tar: «Dubbi sulla legittimità, i multati rischiano di pagare per niente»
Il tribunale amministrativo del Lazio discuterà il 2 marzo il ricorso contro il decreto del Mit sull’omologazione degli autovelox e sulle nuove regole introdotte dal ministero. L’avvocato Fabio Capraro: «Fino ad allora i Comuni dovrebbero sospenderne l’uso»

Scricchiola il decreto autovelox. La battaglia legale sulla legittimità dei dispositivi è alla resa dei conti. A marzo il Tar del Lazio potrebbe dichiarare l’illegittimità del decreto Salvini (o Salvavelox) sull’omologazione dei dispositivi, con ricadute a pioggia su centinaia di migliaia di automobilisti alle prese con i ricorsi. A Treviso le multe del velox sulla tangenziale già stralciate non si contano più.
«Gli amministratori dovrebbero essere cauti e sospendere temporaneamente l’uso dei dispositivi fino a primavera» spiega l’avvocato trevigiano Fabio Capraro, esperto di reati della circolazione stradale.
Il ricorso di Patané
Il 20 ottobre il presidente della quarta sezione del Tar del Lazio ha fissato per il 2 marzo 2027 l’udienza sul ricorso promosso da Alessandro Patané (imprenditore noto per il contenzioso sulla proprietà intellettuale del software del sistema tutor) e dalla Craft Srl (assistiti dagli avvocati Angelo Pisani, Concetta Saetta e Mascia Cicchitti) contro il decreto del ministero dei trasporti.
La scelta di ricorrere alla procedura accelerata rispetto ai tempi ordinari indica la rilevanza data alla materia dal giudice amministrativo. Lo stesso ha respinto le eccezioni di inammissibilità sollevate dall’avvocatura generale dello Stato per conto del Mit.
Sotto la lente ci sono molti aspetti del decreto sui rilevatori di velocità entrato in vigore a luglio per sciogliere il nodo sulla distinzione tra approvazione e omologazione. Fra questi la compatibilità delle deroghe introdotte dalla legge con il diritto dell’Unione Europea e con i principi della Cassazione che indicano una distinzione netta tra i concetti.
Appello agli amministratori
«Chi prende ora le multe rischia di pagarle per niente» commenta l’avvocato Capraro. «Per questo gli amministratori dovrebbero essere cauti e sospendere in via cautelare l’uso dei velox fino a marzo quando il Tar potrebbe dichiarare l’illegittimità del decreto Salvini. Il tribunale amministrativo ha ritenuto che si tratti di una questione di rilevanza pubblica tale da superare i tempi ordinari, adottando una procedura accelerata».
Preludio, secondo l’avvocato trevigiano, di una svolta imminente.
Il contenzioso
«Nel ricorso gli avvocati dei ricorrenti evidenziano, con riferimento al decreto Salvini, la violazione della metrologia legale, l’assenza dell’iter tripartito di legalizzazione, la mancata riferibilità al sistema internazionale e le omesse verifiche periodiche di funzionalità» spiega Capraro.
«Va detto che la normativa nazionale di metrologia legale impone per gli strumenti di misura destinati a scopi legali – quale la funzione di misura della velocità per l’accertamento delle violazioni al codice della strada – un iter amministrativo distinto in tre fasi, ciascuna conclusa da un decreto ministeriale pubblicato in Gazzetta ufficiale: la verifica prima metrologica, legale e l’omologazione del prototipo».
La Cassazione in numerose sentenze ha ribadito che omologazione e approvazione sono atti distinti e non si equivalgono, tuttavia entrambi sono necessari per la debita omologazione come previsto dal Codice della strada.
«Il decreto Mit impugnato sostituisce integralmente tale iter con una sanatoria amministrativa generalizzata, in violazione della legge. Ma non solo, nell’esposto si rileva che il Mit non avrebbe notificato alla Commissione europea alcuni decreti esecutivi che autorizzano dieci prototipi supplementari di autovelox», prosegue l’avvocato che ha pubblicato di recente il libro “L’autovelox e i suoi lati oscuri” (Piazza Editore) scritto con il perito Giorgio Marcon.
Il nodo omologazione
Per oltre vent’anni, gli autovelox installati dai Comuni hanno operato con una semplice approvazione ministeriale, anziché con una vera e propria omologazione. Per il ministero e gli enti locali, i due termini erano sostanzialmente sinonimi.
L’ordinanza della Cassazione (aprile 2024) ha stabilito che approvazione e omologazione sono due procedure del tutto diverse scatenando una pioggia di ricorsi, molti dei quali vinti dagli automobilisti multati a seguito di rilevazioni di velocità fatte da dispositivi risultati solo approvati e non omologati.
Di conseguenza centinaia di apparecchi in tutta Italia sono stati spenti mettendo in crisi le casse comunali.
La sanatoria
Per porre fine all’incertezza e impedire che i velox diventassero meri strumenti «per fare cassa», il Mit ha promosso la riforma entrata in vigore a luglio 2026. Le misure principali del decreto prevedono regole di posizionamento e una lista di 25 prototipi di apparecchiature (pari a migliaia di velox sul territorio) approvate con criteri tecnici recenti, stabilendo che tali dispositivi si potessero considerare automaticamente omologati. Una sorta di sanatoria dunque.
Oltre a questo, la legge ha introdotto l’obbligo per gli enti locali di censire ogni apparecchio su una piattaforma telematica ministeriale (con relative date di taratura annuale) per poterne legittimare l’uso. Il nodo però non è stato sciolto e la battaglia dei ricorsi prosegue attraverso giudici di pace e tribunali locali che sostengono che il decreto sia illegittimo per una questione di gerarchia delle fonti poiché scavalca il codice della strada.
I legali dei ricorrenti
«La piena solidità del nostro ricorso smonta il tentativo del ministero di far respingere la vicenda dietro pretesti procedurali» dichiarano gli avvocati dei ricorrenti sul caso. «Fissare la discussione di merito a brevissimo termine, a soli quattro mesi dalla notifica (a attobre ndr) testimonia che i giudici intendono andare a fondo sulla legalità di apparati che incidono quotidianamente sui diritti di milioni di automobilisti e sulla regolarità delle sanzioni stradali sull’intera rete viaria nazionale. La partita per la legalità e la trasparenza si deciderà il 2 marzo».
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