L’emergenza bostrico non si ferma, una seconda Vaia: più alberi uccisi dall’insetto che dalla tempesta
L’assessore Veneto alla Montagna traccia un primo bilancio: la Regione ha investito negli anni complessivamente 2,6 milioni di euro. Colpiti 12.000 ettari di foreste tra Agordino, Comelico, Cadore e Asiago

Se la tempesta Vaia del 2018 ha abbattuto milioni di alberi in poche ore, il bostrico li ha uccisi negli anni successivi, lentamente ma con effetti che oggi vengono considerati di dimensioni analoghe.
L’emergenza che ha colpito le foreste del Veneto e dell’intero NordEst rappresenta ormai una vera e propria “seconda Vaia” : dal 2021 a oggi si stima infatti che il numero di alberi morti a causa dell’insetto sia pari o addirittura superiore a quello degli alberi abbattuti dalla storica tempesta. A fare il punto è l’assessore veneto alla Montagna, Dario Bond.
I numeri
Nel solo Veneto sono stati interessati tra gli 11 e i 12.000 ettari di bosco, mentre l’intera area del NordEst supera i 40-42.000 ettari colpiti, numeri sostanzialmente equivalenti a quelli provocati dagli schianti di Vaia.
Si tratta di stime, ma rendono con chiarezza la portata di un fenomeno che ha cambiato il volto di intere vallate alpine. Per fronteggiare quella che è stata una delle più gravi emergenze forestali mai registrate sulle Alpi meridionali, la Regione Veneto ha investito complessivamente circa 2,6 milioni di euro, tra fondi regionali e risorse del Ministero dell’Agricoltura, destinandoli ai bandi del Complemento regionale per lo sviluppo rurale, alla progettazione di tagli fitosanitari e interventi di miglioramento boschivo, alle attività di monitoraggio, alla lotta attiva mediante piante esca, alla formazione degli operatori, all’informazione dei cittadini e alla ricerca scientifica.
«Dopo Vaia abbiamo dovuto affrontare un nemico molto diverso ma altrettanto devastante», sottolinea l’assessore regionale alla Montagna Dario Bond. «Se la tempesta ha abbattuto gli alberi in una notte, il bostrico ha continuato il lavoro negli anni successivi, colpendo gli abeti rimasti in piedi ma indeboliti. Per estensione dei danni possiamo parlare di una vera seconda Vaia» .
L’epidemia rallenta ma non si ferma
Le notizie più incoraggianti arrivano dall’andamento degli ultimi due anni. Dopo l’esplosione dell’epidemia registrata tra il 2022 e il 2023, favorita da estati particolarmente siccitose e temperature elevate, il fenomeno sembra oggi aver imboccato una fase di progressivo rallentamento.

L’epidemia non può essere considerata conclusa, ma appare in contenimento. «Oggi possiamo dire che l’infestazione è in fase di rientro. Non è stata debellata e sarebbe sbagliato abbassare la guardia, ma rispetto ai picchi raggiunti nel 2022 e nel 2023 osserviamo una situazione decisamente più stabile. Il monitoraggio dovrà comunque proseguire perché il bostrico rimane presente sul territorio», aggiunge Bond.
A favorire questa inversione di tendenza sono state soprattutto le condizioni climatiche degli ultimi due anni. Le primavere e le estati del 2024 e del 2025, più fresche e piovose, hanno consentito agli abeti rossi di recuperare vigore, aumentando la loro capacità di difesa naturale contro l’attacco dell’insetto. I monitoraggi effettuati continuano comunque a registrare popolazioni di bostrico numericamente elevate, in alcuni casi anche tre o quattro volte superiori alla soglia di allerta. Tuttavia gli insetti riescono oggi ad attaccare un numero inferiore di alberi proprio perché le piante sono meno stressate rispetto agli anni della grande siccità.
Le aree più colpite
Il cuore dell’emergenza rimane la montagna bellunese e l’Altopiano di Asiago. Le situazioni più critiche si registrano nell’Alto Agordino, in particolare nei comuni di Rocca Pietore, Colle Santa Lucia, Livinallongo del Col di Lana e Alleghe, oltre che nel medio Agordino, con Canale d’Agordo e Falcade.
Gravi infestazioni hanno interessato anche il Comelico e la Val d’Ansiei, coinvolgendo San Pietro di Cadore, Santo Stefano di Cadore e Auronzo, oltre all’Altopiano di Asiago, con i comuni di Asiago, Foza e Roana. Interi versanti montani hanno cambiato colore nel giro di pochi anni, con migliaia di abeti rossi che dal verde sono passati al rosso e infine al grigio, segnando profondamente il paesaggio alpino.
Perché il bostrico è arrivato dopo Vaia
Il bostrico tipografo è un piccolo coleottero lungo appena 5 mm che, in condizioni normali, rappresenta un elemento dell’equilibrio naturale del bosco, attaccando prevalentemente alberi deboli o già compromessi.
La tempesta Vaia gli ha però offerto condizioni eccezionali. I milioni di metri cubi di legname abbattuti dal vento hanno costituito un’enorme riserva alimentare nella quale l’insetto ha potuto riprodursi rapidamente. Esaurita questa disponibilità, dal 2021 il bostrico ha iniziato ad attaccare gli alberi ancora in piedi, già indeboliti dagli eventi estremi e successivamente aggravati dalla siccità e dalle temperature record del 2022 e del 2023.
Il cambiamento climatico ha avuto un ruolo decisivo: estati torride, inverni miti e scarsità di precipitazioni hanno favorito l’insetto e contemporaneamente ridotto le difese naturali degli abeti rossi. Restano, però, ancora migliaia di alberi secchi che non sono stati abbattuti. Secondo le stime, resta in piedi circa il 20-25% delle piante colpite.
Non tutte verranno necessariamente tagliate: dipende infatti dall’accessibilità dei versanti, dalla presenza di vincoli idrogeologici o valanghivi e dalla sostenibilità economica delle operazioni di esbosco.
Dal punto di vista fitosanitario, però, questi alberi non rappresentano più un rischio di diffusione dell’insetto. Il bostrico necessita infatti di legno fresco per completare il proprio ciclo biologico e riprodursi. Le piante ormai secche da tempo non costituiscono più un focolaio d’infestazione e possono anzi diventare habitat favorevoli per gli insetti antagonisti naturali del bostrico, contribuendo nel tempo al riequilibrio dell’ecosistema.
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